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RASSEGNA STAMPA MUSICALE
Comunicato Stampa: Brahms, un Requiem per chi resta
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Brahms, un Requiem per chi resta
Emmanuel Tjeknavorian dirige “Ein deutsches Requiem”: Orchestra e Coro Sinfonico di Milano tornano al capolavoro di Brahms dopo oltre un decennio.
Il Requiem di Brahms non è una Messa per i defunti, ma un’opera rivolta ai vivi. La sua consolazione è umana, calda e profondamente personale. Ogni movimento respira compassione e una quieta forza interiore: una musica che non travolge né opprime, ma avvolge e accoglie.
Emmanuel Tjeknavorian
C’è una musica che non parla della morte, ma della vita che continua. Con Ein deutsches Requiem Johannes Brahms scrisse una delle opere più profonde e rivoluzionarie dell’Ottocento: non una liturgia per i defunti, ma una meditazione per chi resta. Una partitura che non cerca il dramma né la paura del giudizio, ma la consolazione, la tenerezza e la quieta forza della speranza. A guidare Orchestra e Coro Sinfonico di Milano in questo grande affresco corale-sinfonico è il Direttore Musicale Emmanuel Tjeknavorian, che riporta all’Auditorium di Milano un capolavoro assente dalla programmazione dell’Orchestra dal 2013. Un ritorno atteso nel periodo pasquale per una delle pagine più intense della musica sacra romantica, che unisce profondità spirituale e straordinaria potenza emotiva. «Il Requiem di Brahms non è una Messa per i defunti, ma un’opera rivolta ai vivi», sottolinea Tjeknavorian. «La sua consolazione è umana, calda e profondamente personale. Ogni movimento respira compassione e una quieta forza interiore: una musica che non travolge né opprime, ma avvolge e accoglie». Accanto all’Orchestra e al Coro Sinfonico di Milano, due giovani interpreti già affermati nel panorama internazionale. Il soprano Chelsea Marilyn Zurflüh, svizzera con radici nelle Seychelles, si è imposta all’attenzione del pubblico e della critica vincendo il Primo Premio al 78° Concours de Genève, uno dei più prestigiosi concorsi vocali al mondo. Dopo la formazione a Berna e l’esperienza all’International Opera Studio dell’Opernhaus Zürich, ha intrapreso una carriera che la vede protagonista sia in ambito operistico sia concertistico, esibendosi in importanti sale europee come la Tonhalle di Zurigo e il Concertgebouw di Amsterdam. Al suo fianco il basso-baritono austriaco Alexander Grassauer, interprete apprezzato per la solidità vocale e la versatilità del repertorio. Formatosi all’Università di Musica e Arti Performative di Vienna, è stato membro dell’ensemble dello Staatstheater am Gärtnerplatz di Monaco, dove ha interpretato ruoli di primo piano del repertorio operistico. Vincitore di numerosi concorsi internazionali, tra cui il Concorso Brahms e il Ferruccio Tagliavini, è oggi regolarmente invitato nelle principali sale europee per il grande repertorio sinfonico e sacro, da Bach a Beethoven. Composto tra il 1865 e il 1868, Ein deutsches Requiem nacque in un momento di grande dolore nella vita del compositore. Dopo la morte dell’amico e mentore Robert Schumann nel 1856, Brahms fu profondamente segnato dalla perdita dell’amata madre Christiane, scomparsa improvvisamente ad Amburgo nel febbraio del 1865. Il musicista accorse nella città natale senza riuscire a rivederla: si occupò del funerale e della famiglia con il consueto senso di responsabilità, per poi tornare a Vienna e rifugiarsi nel lavoro creativo. Il lutto fu certamente un impulso decisivo, ma l’idea di una grande cantata funebre affondava radici più lontane. Già alla fine degli anni Cinquanta Brahms aveva iniziato a riflettere su un’opera capace di affrontare il tema della morte con un linguaggio personale, al di fuori dei modelli liturgici tradizionali. Alcune parti del Requiem risalgono probabilmente a quel periodo; la seconda, in particolare, esisteva già in forma embrionale nel 1854 come movimento di una Sonata per due pianoforti. Il lavoro procedette lentamente, interrotto dai numerosi impegni concertistici che Brahms affrontava anche per sostenere economicamente il padre e la sorella. La composizione riprese nel 1866 a Karlsruhe, nella casa dell’amico Julius Allgeyer, e proseguì poi in Svizzera. Il risultato fu un’opera radicalmente nuova. Brahms non utilizza il testo latino della Messa dei defunti, ma costruisce personalmente il libretto scegliendo e accostando passi della Bibbia in lingua tedesca. Salmi, Isaia, Vangelo di Matteo e di Giovanni, lettere apostoliche e Apocalisse si intrecciano in un percorso spirituale che attraversa l’intera partitura. Il compositore seleziona i testi con grande libertà, mescolando Antico e Nuovo Testamento e privilegiando i versetti che parlano di consolazione, speranza e rinascita. Gli studi del musicologo Daniel Beller-McKenna, basati sulla Bibbia appartenuta al compositore, hanno dimostrato come Brahms si servisse anche dei rimandi ad altri passi biblici presenti nella sua edizione, ampliando ulteriormente la rete di riferimenti spirituali. Tra questi il Salmo 126: «Chi semina con lacrime mieterà con gioia. Chi va piangendo e recando nobili sementi, tornerà con gioia portando i suoi covoni». È proprio questa prospettiva a rendere il Requiem tedesco un’opera unica. Il centro non è il giudizio divino né la redenzione cristologica, ma il conforto umano. La musica non si rivolge alle anime dei defunti, ma a coloro che restano e devono affrontare il dolore della perdita. Il titolo stesso – Ein deutsches Requiem, “Un Requiem tedesco” – suggerisce così un cambio di prospettiva: non più una liturgia, ma una grande meditazione musicale sulla fragilità e sulla speranza. Con il Requiem tedesco il compositore raggiunge uno dei vertici della musica sacra dell’Ottocento, trasformando la tradizione in una vasta architettura corale e sinfonica. I sette movimenti disegnano un percorso emotivo che conduce dall’inquietudine alla consolazione, alternando momenti di grande solennità a pagine di intensa intimità. Orchestra, coro e solisti danno vita a un grande affresco sonoro in cui la spiritualità si traduce in un’esperienza profondamente umana. ***** Conferenza introduttiva Venerdì 1 aprile alle ore 18.30 si terrà una conferenza introduttiva nel Foyer della Balconata. Relatore Gregorio Moppi Biglietti Stagione sinfonica da 15 € a 40 € I biglietti sono in vendita presso la biglietteria dell’Auditorium di Milano, oppure online su Vivaticket. Orari biglietteria Auditorium di Milano: Martedì-Domenica, 12 – 19. Recapiti: T. 02 83389.401, e-mail: biglietteria@sinfonicadimilano.org |