INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Tommaso Rossi
Tommaso Rossi, flautista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Il periodo che stiamo attraversando certamente rimarrà per sempre nella mia memoria, ma non a causa del lockdown, quanto, purtroppo, per la dolorosa perdita di mio padre. Credo che in alcuni momenti il pensiero di poter suonare, o anche il solo fatto di farlo per pochi minuti, mi abbia aiutato molto. Molto mi hanno aiutato i miei allievi del Conservatorio di Benevento, con cui, via internet, non si è interrotto il rapporto didattico. Una nuova prospettiva di lavoro si è aperta con le lezioni a distanza. Con alcuni elementi positivi. La possibilità di gestire meglio i tempi della lezione; una cosa è venuta fuori: nel periodo di isolamento i ragazzi hanno studiato più di prima, e non solo perché avevano più tempo a disposizione, ma perché hanno scoperto che lo studio è un’esigenza della persona, un’esigenza dell’anima, direi. In questi giorni ho ripreso con il flauto traverso barocco le Sonate Metodiche di Telemann. Sono dei capolavori assoluti, in cui molte delle difficoltà dello strumento settecentesco trovano risposte tecniche e musicali. Poi, con i miei collaboratori dell’associazione Alessandro Scarlatti, stiamo immaginando soluzioni organizzative per una ripresa delle attività, che non sarà facile e sarà ricca di incognite.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Devo dire che lo streaming come è stato utilizzato in questo periodo non mi convince per niente. Purtroppo l’utilizzo di questo tipo di mezzi va a braccetto con una tecnologia affidabile. Abbiamo ascoltato esecuzioni frustrate da pessime riprese audio; non credo che la anche giusta voglia di “esserci” e di “fare”, giustifichi per forza di cose un abuso di un mezzo che ha bisogno di una solida base tecnologica per poter funzionare. Mi è sembrato più giusto semmai quello che hanno fatto coloro che hanno riproposto video o registrazioni già realizzate in passato. Comunque è chiaro ed evidente che non si potrà sottovalutare in futuro questo tipo di mezzi, anche soltanto in chiave divulgativa o promozionale. Penso che le istituzioni musicali dovranno investire sul digitale per raggiungere più pubblico nella fase di promozione e nella fase della disseminazione. Ma nulla può sostituire il concerto o lo spettacolo dal vivo.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Questa è una domanda che molti si fanno. Credo che però la vera domanda sia un’altra: cambieranno le nostre priorità dopo l’emergenza COVID - 19? Non voglio cioè fermarmi a se ascolteremo, magari per qualche mese, i concerti con la mascherina, distanziati dai nostri vicini, o dovremo misurarci la febbre prima di entrare in sala. Mi riferisco a un’altra questione. Abbiamo vissuto due mesi senza calcio. Abbiamo vissuto due mesi senza automobile e senza rumori. Molti hanno compreso che questo ha reso la nostra vita anche meno stressante e meno inquinata. Molti hanno letto più libri e ascoltato più musica. Forse, mi va di pensare che l’emergenza virus porterà più consapevolezza sul fatto che la musica dal vivo vada potenziata, che magari vadano costruiti auditorium più grandi e più sicuri, che il lavoro dei musicisti vada reso meno precario, che ci sia bisogno di più orchestre, specie al Sud. Perché questa cultura rende la società più sicura e più coesa.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
La premessa alla risposta a questa domanda sta nella risposta precedente. È chiaro che uno dei fattori positivi emersi durante la pandemia sia stato il riconoscimento del ruolo dei lavoratori dello spettacolo. Mai era accaduto che un Papa si esprimesse su questo argomento. Anche il Presidente della Repubblica ha detto parole chiare in tal senso. Lo Stato ha una grande responsabilità nel mettere in pratica un dettame costituzionale. Difendere il patrimonio culturale. Abbiamo bisogno di uomini preparati nella gestione di questo settore e che, in campo musicale, si crei una sinergia nuova e vera tra mondo dei Conservatori e mondo della produzione musicale. Per fare questo abbiamo bisogno di persone intraprendenti e di buona volontà che lavorino tanto per creare i presupposti affinchè ci siano concrete occasioni di lavoro per i nostri giovani. Non abbiamo bisogno né di grigi burocrati né di venditori di fumo. Ma di persone responsabili che interpretino i loro rispettivi ruoli (organizzatori, docenti, direttori di istituzioni) con responsabilità e senso dello Stato e soprattutto con onestà intellettuale.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Ora forse è prematuro fare appelli perché non sappiamo ancora quali saranno le modalità di fruizione della cosiddetta Fase 3. Sappiamo che ci sarà un periodo più o meno lungo nel quale al pubblico verrà chiesto di sopportare qualche disagio e qualche limitazione. Ma questa sarà ancora una volta la ulteriore prova (se ce ne fosse bisogno) che il pubblico è il terzo protagonista dell’esecuzione dal vivo, oltre al compositore e all’interprete. Senza pubblico non c’è musica. E quindi chiederemo anche al pubblico di fare la sua parte fino in fondo. L’importante è che dall’altra parte ci sia un messaggio chiaro e, soprattutto, onesto ed esteticamente valido.
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