INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti italiani in tempo di coronavirus: Silvia Chiesa
Silvia Chiesa, violoncellista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Dal momento del "lock down” ho subito percepito un rallentamento di qualsiasi mia attività. Il tempo per pensare, riflettere, informarsi e occuparsi di cose che normalmente sfuggono alla nostra quotidianità mi ha sorpreso e in un certo senso ha stravolto il mio atteggiamento nei confronti della vita. La giornata, oltre allo studio, ha momenti dedicati alla lettura, alla visione di film, all’ascolto direi costante di RAI Radio3 che sta proponendo un servizio culturale davvero di grande livello, al giardinaggio (ho un terrazzino) e anche all’arte culinaria che mi dona momenti di particolare tranquillità. Sul piano musicale, interrotto così bruscamente, alle volte mi trovo disorientata nella scelta del repertorio da preparare, non avendo idea di quale sarà il prossimo appuntamento concreto. Ho però più tempo per dedicarmi a nuovi progetti, immaginare nuove collaborazioni e studiare cose che rimandavo da tempo e che non fanno necessariamente parte di ciò che i miei impegni pubblici avevano in calendario.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Molto poco. Non amo diffondere la musica colta attraverso il web, perché trovo risulti molto appiattita. Il suono, elemento così importante per riconoscere l’artista e le sue proprie idee interpretative, vengono penalizzate in modo totale e alla fine il dettaglio, la sfumatura il respiro musicale ne risentono troppo. Capisco che sia comunque importante “essere presenti” sul web perché in questo momento è l’unico mezzo che mostra al mondo l’esistenza del musicista. Ma devo ancora lottare con quelli che sono i miei parametri esecutivi prima di essere pienamente convinta della possibilità di proporre esecuzioni streaming. Altro problema che trovo troppo poco discusso è il fattore dell’esecuzione dal vivo che porta il musicista ad uno stato adrenalinico che influisce molto e positivamente sulla performance. Inoltre, il contatto col pubblico durante un concerto, dona un ritorno di emozioni che attraverso lo schermo davvero trovo impossibile. Tra l’altro, proprio di queste due cose sento molto la mancanza.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Anzitutto mi auguro che si senta una forte necessità da parte del pubblico di tornare ad un ascolto vero, puro, live. Credo che se continuiamo a porci sul web come fossimo in assoluta tranquillità di concerto, le persone saranno spaesate e non capiranno a fondo quello che significa un concerto dal vivo. Ripristinare il giusto ascolto sarà il primo obbiettivo, credo, di ogni musicista che voglia far musica colta. Andrà sicuramente ripensato il modo di far concerti: quante persone, distanziamenti , rigore nelle regole imposte. Ma a dire il vero io spero in un nuovo modo di far musica, forse un poco più intimo ma sicuramente autentico.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Sono molto spaventata. Mi pare di vedere che in qualsiasi servizio televisivo o informativo in generale, il musicista e le problematiche di un'interruzione totale della propria attività siano qualcosa di invisibile e argomento quasi mai affrontato. Avendo molti rapporti con l’estero, mi auguro di poter ritornare a fare piano piano quello che facevo prima e non vorrei pensare che in altri Paesi si possa riprendere l’attività prima che nel nostro. Spero che gli sponsor in generale non siano spaventati dalla crisi e possano sostenere ancor più i progetti di valore e che si pongano nei confronti della cultura in modo saggio. Sogno uno Stato che rivede i parametri di sostegno alla cultura e ne cambi i vari aspetti. Per quanto riguarda i giovani, sono convinta che per loro ci saranno grandi possibilità. Basterà essere molto attivi nel proporre progetti nuovi, con idee personali. Non devono tornare al già "sentito mille volte" e devono capire che saranno loro a portare il più grande cambiamento. Io sto stimolando i mie allievi a non fermarsi alla concezione del concerto inteso nella forma classica, ma provo a fargli capire che ognuno di loro potrebbe individuare luoghi, situazioni e collaborazioni assolutamente nuove, ed essere così meglio riconoscibili in un mondo dove tanti sono gli ottimi musicisti.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Si. Non perdete il desiderio di tornare ad ascoltare dal vivo e non abbiate paura di entrare in una sala da concerto. In fondo entriamo tutti nei supermercati e nei pochi negozi aperti in questo momento. Sarà la stessa cosa, con l’aggiunta però fantastica che ne uscirete arricchiti nell’animo.
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