INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Marco Saraceno
Marco Saraceno, flautista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Durante questa emergenza ho avuto molto tempo per studiare tanta tecnica, approfondire repertori ancora non studiati a fondo, e per preparare qualche concorso nella nuova veste di competizioni online. Ho potuto analizzare maggiormente altri aspetti della musica sia dal punto di vista dell’evoluzione armonica, sia dell’evoluzione storica del nostro strumento, cose che con la vita frenetica del periodo pre-emergenza non si potevano fare.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Ovviamente ho cercato anche io di adattarmi alla nuova veste di musicista on line e con il mio pianista ci siamo cimentati nel duo a distanza pubblicando i nostri lavori su facebook nell’iniziativa pillole di classica. Inoltre nel mio paesino abbiamo organizzato un evento per la festa della musica il “Keep on movin” abbiamo riunito tutti i musicisti del nostro posto (unendo tutti i generi musicali dalla pop, alla classica, etno-popolare, rap, rock…) e ci siamo esibiti in tutti i luoghi di maggior bellezza del nostro posto, un’esperienza nuova quella di festeggiare la musica on line. Nonché la possibilità di partecipare alle registrazioni della Tempesta di Mare di Vivaldi per Falaut-CIDIM.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Terminata l’emergenza sicuramente si dovrà tornare a suonare per il pubblico, cosa indispensabile per tutti gli artisti, non possiamo vivere in assenza di questa emozione. Anche se il mondo delle esibizioni on line secondo me avrà il suo futuro non dimentichiamo la grande moltitudine di gente che ascolta solo musica on line senza recarsi mai in una sala concerto o meglio ancora in un teatro.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Il futuro lavorativo era già difficile prima della pandemia abbiamo pochi sbocchi professionali stabili nel nostro paese, adesso sarà ancora più problematico. La politica degli ultimi anni dà poca importanza all’arte, ma è l’unica cosa che dona respiro all’anima. Suonare fa bene a noi e a chi ci sta intorno.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Appena possibile torniamo a riempire teatri, sale da concerto, i musei e gallerie d’arte solo così verrà rimessa in moto la macchina delle produzioni artistiche.

© Cidim