INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Letizia Rita Amico
Letizia Rita Amico, flautista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Cerco di trascorrere tutte le mie giornate in maniera produttiva. Per quanto riguarda l’aspetto musicale studio tutti i giorni dedicando il mio tempo in maniera equa tra tecnica, repertorio e passi d’orchestra. In particolare, durante il lungo periodo di lockdown, ho approfondito la tecnica secondo i numerosi consigli ricevuti dai miei grandi maestri durante questi anni, ho rispolverato parecchi libri creando un mix personale adatto alle mie esigenze. Credo che sia fondamentale evitare di fossilizzarsi sugli stessi esercizi tecnici, bisogna cercare sempre qualcosa di nuovo e stimolante per superare costantemente i propri limiti. Per quanto riguarda il resto, invece, ho studiato e sto continuando a studiare dei nuovi brani per accrescere il mio repertorio e allo stesso tempo cerco di potenziare costantemente i tradizionali programmi da audizione. Quest’anno ho avuto anche la preziosa opportunità di lavorare come collaboratore pre-accademico presso l’ISSM “V. Bellini”, quindi ho trascorso parecchio tempo a svolgere le lezioni online dei ragazzi che seguo. Visto l’aumento del tempo a disposizione ho ascoltato moltissima musica in più rispetto al solito, soprattutto musica da camera, opera e grandi sinfonie sviluppando una certa predilezione per Gustav Mahler approfondendo anche il contesto storico e culturale in cui egli è vissuto. Trovo molto importante avere un quadro a tutto tondo per comprendere a fondo il senso della musica composta da un qualsivoglia autore. A parte la musica, però, ho cercato e cerco di concentrarmi in altri tipi di attività per cui nutro grande interesse come la lettura, la cucina o (finalmente) l’attività fisica all’aria aperta.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Non ho proposto delle esecuzioni in streaming, ma ho trascorso diverse settimane registrando video per concorsi e iniziative di varia natura. Tra l’altro, l’ho trovato un metodo molto utile per fronteggiare il problema della cancellazione di tutti e i concorsi e le audizioni che avevo in programma. Sebbene sia impossibile sostituire le sensazioni di un’esecuzione dal vivo, per quanto mi riguarda, si è rivelato fruttuoso suonare di fronte una telecamera immaginando di farlo di fronte a una commissione. Considerato il contesto in cui ci siamo sfortunatamente trovati, è stato l’unico modo di mantenermi in forma anche dal punto di vista della gestione dello stress da audizione.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Tutte le maggiori potenze mondiali stanno impiegando enormi risorse alla ricerca di un vaccino che debelli il virus definitivamente. Ma prima che venga trovato e distribuito passerà dell’altro tempo e immagino che ripristinare le consuetudini a cui siamo sempre stati abituati per quello che riguarda la fruizione di musica dal vivo, risulterà parecchio difficile. Per questa ragione, ancora per diversi mesi dovremo rispettare tutti gli accorgimenti necessari a salvaguardare la salute pubblica, compreso il distanziamento fisico, con la conseguente riduzione dei posti dei teatri. Tutte le Fondazioni italiane sono al lavoro da settimane per ripartire in maniera sicura il più presto possibile. Per quello che riguarda le stagioni estive, trovo ingegnoso sfruttare i numerosi giardini, anfiteatri, teatri all’aperto che la nostra meravigliosa Italia ci offre, così da non dovere rinunciare alla buona musica dal vivo godendo allo stesso tempo della bellezza di tanti luoghi talvolta poco utilizzati. Credo che questa soluzione ci permetta di respirare un po’ di normalità, ricordandoci quanto è bello trascorrere il nostro tempo ascoltando un concerto. Per quanto riguarda, invece, la ripartenza autunnale sono positiva e mi auguro che ci sia la possibilità di riprendere a pieno ritmo. Spero che il pubblico faccia la propria parte sostenendo tutte le realtà musicali territoriali, prendendo parte ai concerti nonostante le restrizioni. Sono sicura che, non appena questa brutta parentesi si chiuderà, si tornerà ad ascoltare musica dal vivo come prima, anzi, con maggiore gioia e desiderio
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
I problemi lavorativi per i giovani musicisti italiani erano presenti anche prima della pandemia. Purtroppo, rispetto a molti altri Paesi europei, l’Italia conta ben poche orchestre stabili (alcune delle quali si trovano a far fronte ad enormi problemi di gestione o economici). Il divario tra il numero dei giovani musicisti e le orchestre è veramente grande, e questa pandemia ha peggiorato ulteriormente la situazione. Purtroppo, attualmente, si tratta di una situazione piuttosto negativa e dovrebbe esserci un maggiore sostegno da parte della classe politica nei confronti della nostra categoria. Varie città italiane posseggono dei meravigliosi teatri inutilizzati: sarebbe bello riaprirli e creare nuove realtà in cui inserirci. Chi è ai vertici e ha le possibilità giuste per stravolgere la situazione attuale non si rende conto che iniziative di questo genere sarebbero incredibilmente redditizie per l’intero Paese, oltre al fatto che ci arricchirebbero su molti altri fronti. Mi piacerebbe vivere in un Paese che sostiene e incoraggia i giovani in ambito artistico, anziché costringerli ad andare altrove pur di trovare maggiore gratificazione. Da parte nostra c’è l’entusiasmo e la versatilità, sarebbe bello creare nuovi festival o iniziative di vario genere dando spazio non solo alle orchestre, ma anche ai solisti e alla musica da camera. Fortunatamente c’è ancora qualcuno, come ad esempio il Maestro Salvatore Lombardi con l’Associazione Flautisti Italiani, che fa sforzi enormi per sostenere i giovani talenti e continua a offrirci preziose opportunità.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Il pubblico è protagonista dei concerti tanto quanto i musicisti. Senza pubblico manca l’emozione, è difficile immaginare di suonare per qualcuno che non è presente fisicamente. Per me, una delle cose più belle di un concerto è incrociare lo sguardo di qualche persona del pubblico e vedere nei suoi occhi la commozione, l’entusiasmo o lo stupore. Questo mi permette di rendermi veramente conto del coinvolgimento emotivo di qualcun altro all’esecuzione: è come se per un momento si diventasse tutti una cosa sola. E qual è, se non questo, il fine ultimo della musica? L’appello che rivolgo a tutte quelle persone che abitualmente vanno a sentire dei concerti è di continuare a farlo senza paura: la vostra presenza ci rende felici e ci gratifica. Ma voglio rivolgermi anche a chi normalmente non frequenta teatri e non va a sentire l’opera o i concerti: provate a fare un tentativo! Sono certa che, a prescindere dai gusti musicali, rimarrete piacevolmente colpiti e proverete grandi emozioni. C’è bisogno di partecipazione per far comprendere a tutti che la musica è una ricchezza, che i musicisti vanno tutelati e protetti e che incrementare la possibilità di fare musica di qualità rappresenterebbe un beneficio comune.

© Cidim