INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Rebecca Viora

Rebecca Viora, flautista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Ho avuto la fortuna di passare questi ultimi mesi con la mia famiglia, riscoprendo quanto sia importante trascorrere tempo di qualità insieme alle persone che si amano. Oltre ad aver suonato, ho cucinato tantissimo, ogni giorno alla scoperta di nuove ricette, ho iniziato a fare un po’ di esercizio fisico, ho trascorso le sere a scoprire nuovi giochi da fare, ho passato il mio tempo in giardino. Cose così! Musicalmente, mi mancavano tanto i concerti di musica da camera quindi, per divertirmi, penso di aver suonato ogni Sonata o Concerto che sul web avesse l'accompagnamento, le famose "basi" su YouTube. Dopodiché ho ricominciato a studiare più seriamente e a definire i prossimi programmi che vorrei affrontare. Ora che la situazione sembra essersi un po' sbloccata, sto approfittando del tempo libero per vedermi con i colleghi con cui ho progetti, per ampliare il repertorio e ricominciare a studiare insieme. In questi giorni ad esempio, sono molto contenta di poter suonare in duo con il mio collega chitarrista, Pietro Locatto, mentre nelle prossime settimane non vedo l'ora di ritrovarmi con il trio d'archi con cui collaboro, il Trio Quidlibet.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Non ho proposto esecuzioni in streaming. Non ne ho sentito il bisogno, nonostante durante il lockdown ci sia stata non poca pressione da parte del mondo social. Ho apprezzato quelle degli altri, ho visto alcune esibizioni bellissime, ma mi preoccupava allo stesso tempo mandare il messaggio che tutto si potesse fare davanti ad uno schermo, e soprattutto gratuitamente. Siamo fortunati ad avere accesso a tutto tramite internet, e ringrazio chi ha condiviso cose belle (si vedono tanti messaggi brutti sul web, meglio la musica, sicuramente), ma dobbiamo anche ricordare quanto sia importante non rimpiazzare l'emozione e la magia che offre un concerto "live". L'unico piccolo contributo, che è stato piu' che altro una sfida a livello personale, è stato registrare a distanza il secondo movimento di un quartetto d'archi trascritto per flauto, e un brano di Bernstein con l’orchestra di flauti di Torino “Running Flutes” . Pero' registrato, non in diretta streaming.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
In generale spero che l'attenzione per salvaguardare il prossimo e per le norme igieniche restino una priorità per tutti , ed in ogni settore, non solo il nostro. Ci sarà un distanziamento fisico, certo. In tante orchestre che hanno ricominciato la loro attività, ora ci sono misure di sicurezza quali plexiglass, oppure grandi distanziamenti tra fiati e il metro tra archi. Ad oggi, vedo davanti ai miei occhi che nei ristoranti e nei negozi ormai si sta tornati alla normalità, quindi credo che siamo pronti per tornare anche in una sala da concerto, no? Anche se con la mascherina, anche se seduti lontani. Prima o poi tornerà tutto come prima, rimaniamo positivi! Sta ad ognuno di noi comportarsi in modo attento per mgliorare la situazione.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Di cose se ne sono dette cosi' tante a riguardo, che non saprei cosa aggiungere. Sicuramente vista la difficoltà che tante orchestre stanno attraversando, nell’attesa che le cose migliorino, ci vorrà tanta inventiva e tanto coraggio per iniziare anche a creare i propri progetti da proporre o da "auto-gestire". Ma spero con tutto il cuore di poter lavorare al più presto per le rassegne e le orchestre con cui ho collaborato in questi anni, augurandomi che riescano a risollevarsi tutti da questa crisi al più presto. Colgo l’occasione per mandare tanti pensieri a tutti gli amici e colleghi.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
GRAZIE a tutti coloro che hanno avuto la sensibilità di chiederci come stiamo, sapendo che siamo musicisti free-lance, il vostro affetto ci arriva quando vi vediamo in sala durante un concerto, e ci arriva anche in questo momento di "silenzio" musicale. Senza di voi, non è davvero lo stesso fare musica, esibirsi. Abbiamo bisogno di voi, certo! Quanto prima, se non di più! Provare nuove emozioni, passare una bella serata, trattenere il fiato, piangere, sorridere: questo è ciò con cui un teatro o un artista vi ricompenserà. Ed è importante, è vita, è ricchezza. Io stessa non vedo l'ora di fare anche da "pubblico". Ho bisogno di nutrire la mia anima dopo questo periodo di siccità artistica-live!
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