INTERVISTE



#privilegiodeltempo: 5 domande agli operatori musicali per il dopo coronavirus: Erminia Nigro
Erminia Nigro, responsabile produzione artistica Accademia Ducale centro studi musicali
1) Quali elementi dell’attività dello “Spettacolo dal vivo” vorreste che fossero maggiormente valorizzati nel prossimo decreto?
Un elemento di primaria importanza penso sia la valorizzazione di tutte le realtà presenti sul territorio nazionale, ancor di più per quelle regioni in cui lo spettacolo dal vivo è poco presente. Gli operatori dello spettacolo nella nostra regione, la Basilicata, riscontrano grandi difficoltà nell’avvicinare il pubblico ai concerti a causa della situazione morfologica della regione che presenta due centri importanti ed una serie di piccoli paesi tra loro distanti e, nonostante essa abbia avuto un grande slancio con Matera capitale europea della cultura 2019, restano ancora molte criticità. La qualità artistica delle produzioni messe in campo è di grande importanza ma spesso non si ha la possibilità di raggiungere il giusto pubblico o di avere la visibilità di cui si avrebbe bisogno. Auspichiamo che il prossimo decreto si concentri, giustamente, soprattutto sulla qualità artistica e su tutti i parametri della qualità indicizzata e della dimensione quantitativa, ma che consideri il finanziamento di progetti presentati da enti nati in contesti che hanno meno visibilità non come uno spreco di fondi (magari dettato dal basso numero degli spettatori) ma come un’opportunità per ampliare l’offerta musicale dell’intero Paese, e dare la possibilità a realtà musicali nate in regioni come la nostra di potersi fare spazio sul territorio nazionale e creare reti con gli altri Enti. Una delle novità del DM 2017 che abbiamo trovato di grande rilevanza è nei parametri del calcolo della QI, ossia la valorizzazione delle opere contemporanee. Questo è un punto su cui pensiamo lo spettacolo dal vivo debba concentrarsi e quindi il nuovo decreto dovrebbe ampliare ancor di più questo ambito. Nella valutazione dei progetti annuali, ma ancor di più nell’arco del triennio, importante sarebbe una nota di merito agli operatori, prendiamo ad esempio i complessi strumentali, che nella totalità o quasi delle proprie produzioni impieghi lo stesso personale, ancor di più se under 35, invece di proporre concerti con formazioni sempre diverse e con gente nuova o esterna. (Naturalmente escluso i concerti con degli ospiti). Questo dimostrerebbe che l’Ente ha dato un lavoro continuativo a queste persone ed ha creato un gruppo stabile che ha sposato anche la causa.
2) Quali pensate possano essere le azioni da intraprendere per potenziare la divulgazione della cultura musicale soprattutto rispetto al mondo dell’istruzione, dagli asili nido all’università?
Per potenziare la divulgazione della musica a partire dai primi mesi di vita sarebbe importante creare delle reti tra gli operatori dello spettacolo, o esperti ad esempio di musica in culla e altri percorsi simili con gli operatori degli asili nido, in modo da creare delle attività condivise tra le parti. Una nota a livello nazionale su questo argomento potrebbe favorire questi accordi. A partire dalla Scuola dell’infanzia, l’educazione musicale inserita come materia curriculare con insegnanti specializzati, che poi prosegue anche nella scuola primaria, potrebbe dare grande slancio ad un’educazione musicale attiva. Nella Scuola secondaria di I e II grado ci sono già docenti esperti che insegnano la disciplina, ma gli operatori dello spettacolo, come già accade, potrebbero svolgere delle lezioni-concerto o dei laboratori. Come non ricordare Leonard Bernstein durante le sue celebri lezioni di musica con la Filarmonica di New York tenute alla Carnegie Hall dal 1958 al 1972 e trasmesse dalle più importanti emittenti televisive del mondo con il nome di "Concerti per i giovani". Questo programma a puntate fu molto seguito grazie alla chiarezza e alla facilità di linguaggio con cui Bernstein ha illustrato ai più giovani i concetti e le forme musicali rendendoli accessibili e divertenti. Da questa brillante esperienza il maestro ha tratto spunto per il suo libro Giocare con la musica che persegue, in forma scritta, le stesse finalità. Dalla nostra esperienza, le lezioni-concerto e i laboratori d’ascolto personalizzati sono un buon metodo per divulgare la musica ed avvicinare il pubblico in base alla fascia d’età. Molto importante è anche utilizzare la multidisciplinarietà. Abbiamo riscontrato che diversi ambiti messi insieme attirano più facilmente l’attenzione dei ragazzi e stimolano la loro curiosità portandoli così allo studio più approfondito della materia o semplicemente ad interessarsi all’argomento. Un aspetto che, invece, vedo ancora poco indagato è lo studio della parte manageriale della musica, della promozione stessa dei singoli musicisti, della direzione artistica, delle leggi sullo spettacolo dal vivo ecc. Penso che questo aspetto dovrebbe essere affrontato sia nei licei musicali ma ancor di più nei conservatori. Potrebbe essere un modo per avvicinare una fascia d’età post scuola dell’obbligo, o musicisti già formati, offrendo loro la possibilità di approfondire materie di studio utili per potersi promuover, per imparare come accedere ai fondi o come svolgere una nuova professione. Ci sono pochissime istituzioni che organizzano lo studio di un percorso di questo genere, ma penso sia alla base della formazione di un buon musicista e di un ottimo operatore dello spettacolo dal vivo.
3) Qual è la vostra opinione circa le iniziative che un’Istituzione musicale può indirizzare alla formazione del pubblico, in particolare agli adulti?
La narrazione ha un forte potenziale pedagogico e didattico, sia come strumento riflessivo per la costruzione di significati interpretativi della realtà sia come strumento per penetrare in profondità nelle cause e nelle ragioni di eventi particolari che vengono presentati. Questa metodologia è una risorsa sia per l'educazione infantile, sia per la formazione del pubblico e promuove uno sviluppo generativo tra l'esperienza, l'osservazione della stessa e le intuizioni che ne derivano. Il tutto combinato all'uso delle nuove tecnologie aiuterà oltre che nell'educazione scolastica anche nell'educazione di un pubblico più adulto. Si è riscontrato che il pubblico si sente più coinvolto, ed è più interessato, nel momento in cui gli viene fornita una spiegazione. Tenere delle guide all'ascolto alcuni giorni prima dei singoli concerti, e durante ogni esibizione, con l'ausilio di un narratore può portare il pubblico all'interno dei vari brani che verranno eseguiti. In questo periodo del lockdown l’Accademia Ducale ha attivato la Web TV, passaggio successivo alla web radio creata già da diverso tempo proprio per divulgare concerti ma anche guide all’ascolto ecc. Durante le puntate della Web TV sono stati trattati argomenti di carattere musicale di diversi periodi storici, ci sono state puntate monografiche su compositori poco conosciuti, sul rapporto della musica con le altre arti e presentazioni di dischi. Abbiamo notato che sempre più persone hanno iniziato a seguirci, all’inizio soprattutto musicisti, ma man mano si è creato un vero pubblico variegato che si è appassionato agli argomenti trattati. L’utilizzo dei canali web pensiamo possa essere un modo per avvicinare il pubblico ed avere una platea più ampia sia a livello nazionale che internazionale. Come per l’avvicinamento nell’ambito scolastico e giovanile, per un pubblico di adulti l’utilizzo di nuove tecnologie può essere un espediente molto accattivante. Sensori che catturano diversi parametri degli spettatori durante un concerto e trasformano l’informazione in un’immagine, l’utilizzo della realtà aumentata, le installazioni, la commistione di arti, il tutto legato ad una guida all’ascolto, potrà rendere il pubblico partecipe e ancor più consapevole di ciò di cui sta fruendo.
4) Quali azioni di valorizzazione del sistema produttivo musicale italiano pensate possano essere messe in campo?
1) Come accennavo nella risposta alla domanda numero due, ancora poco spazio è dato allo studio della parte manageriale della musica, alla promozione autonoma da parte dei singoli musicisti, allo studio della parte strettamente economica del nostro lavoro. Nei conservatori penso dovrebbero esserci dei corsi legati a questi ambiti in modo da preparare i musicisti non solo dal punto di vista esecutivo ma anche sulla parte gestionale del nostro lavoro.
2) Istituire dei fondi per sostenere giovani musicisti all’inizio della propria carriera e permettere, così, ad ogni operatore dello spettacolo di dedicare almeno una o due produzioni all’anno per ospitarli e promuoverli.
3) Promuovere lo studio di compositori italiani poco conosciuti o sconosciuti, sia del passato che contemporanei, e realizzare lavori monografici su di essi potrebbe portare alla luce capolavori musicali che altrimenti rimarrebbero solo sulla carta. Importante soprattutto se mai eseguiti.
5) Quale potrebbe essere il futuro del rapporto tra le Istituzioni concertistiche e la Rai e lo streaming audio-visivo?
La Rai accompagna ed ha accompagnato generazioni di persone in ogni fascia d’età con programmi di ogni tipo. Ancor di più in questo periodo di pandemia tutti abbiamo potuto vedere quanto la televisione ed i programmi in streaming siano serviti a veicolare contenuti in modo da stimolare l’apprendimento e la curiosità del pubblico. La Rai penso potrebbe stringere degli accordi con le Istituzioni concertistiche sia per l’avvio di programmi televisivi dedicati (come ad esempio le lezioni di Bernstein di cui parlavo prima, o le lezioni con Muti ecc. magari anche divisi per tipo di pubblico), ma anche la trasmissione in streaming di concerti, o magari ampliare il raggio di azione delle trasmissioni, osando anche nel trasmettere sulle reti principali musica nuova, musica del nostro tempo, o concorsi per giovani strumentisti, come ad esempio succede in Belgio con il concorso Regina Elisabetta. Questo promuoverebbe l’avvicinamento del pubblico ma anche la valorizzazione delle Istituzioni concertistiche Italiane. Le singole istituzioni inoltre, per ampliare la propria platea, potrebbero dotarsi della strumentazione necessaria a trasmettere autonomamente i propri concerti in streaming, qualora ne avessero la possibilità.

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