INTERVISTE



#privilegiodeltempo: 5 domande agli operatori musicali per il dopo coronavirus: Ettore Borri
Ettore Borri - presidente e direttore artistico Amici della Musica Vittorio Cocito - Novara
1) Quali elementi dell’attività dello “Spettacolo dal vivo” vorreste che fossero maggiormente valorizzati nel prossimo decreto?
Ritengo indispensabile valorizzare i concerti di Musica classica, per favorire la conoscenza dell’arte musicale quale elemento d’eccellenza proprio della cultura italiana. Fondamentale è dare dignità culturale alla Musica classica, affidandola a professionisti qualificati. Garantire concerti di qualità distribuiti in una fitta rete connessa ai borghi della penisola italiana, potrà assicurare, insieme a un’ampia diffusione culturale, anche un allargamento di spazi lavorativi per i musicisti.
2) Quali pensate possano essere le azioni da intraprendere per potenziare la divulgazione della cultura musicale soprattutto rispetto al mondo dell’istruzione, dagli asili nido all’Università?
In che modo si capisce la musica? Dapprima ascoltandola. Allo stesso modo che la pittura si capisce guardandola. Penso che la cosa più semplice da realizzare in tutte le scuole, per un’alfabetizzazione musicale, sia quella di rendere obbligatorio l’ascolto del repertorio di musica classica per mezz’ora al giorno. Ogni giorno l’ascolto di uno a due brani garantirebbe un valido elemento educativo. Gli studenti vanno anche incentivati a recarsi nelle sale da concerto. Perché non proporre Bonus Musica Classica, similarmente al Bonus monopattino? In tal modo a tutti gli studenti sarebbe garantita la buona abitudine di frequentare le sale da concerto. Diverso è il rapporto tra i conservatori e i teatri o le istituzioni concertistiche. Se l’esperienza lavorativa di un concerto in teatro o dell’allestimento di un’opera è un valido valore aggiunto alla formazione dello studente, altra cosa è avere un’orchestra di studenti che garantisce le repliche di un’opera o la realizzazione di vari concerti. In quest’ultimo caso, lo “sfruttamento” degli studenti causa una conseguente privazione di posti di lavoro per musicisti professionisti.
3) Qual è la vostra opinione circa le iniziative che un’Istituzione musicale può indirizzare alla formazione del pubblico, in particolare agli adulti?
Le istituzioni musicali possono e devono adottare iniziative di formazione del pubblico per favorire la comprensione e l’interesse verso la musica. Molteplici sono gli esempi già sperimentati, legati alle comunità di riferimento delle varie istituzioni concertistiche.
4) Quali azioni di valorizzazione del sistema produttivo musicale italiano pensate possano essere messe in campo?
Auspicherei una reale costituzione di rete organizzativa tra Teatri e piccole istituzioni. I primi vanno incoraggiati a ritrovare la loro principale funzione: quella di realizzare importanti eventi che possano e debbano essere fruiti dal maggior numero di persone. Le piccole società, privilegiando repertori sinfonici e cameristici, riescono a diffondere concerti in modo più agile e capillare all’interno del territorio. Le piccole organizzazioni non devono essere viste come rivali, ma come felice occasione di collaborazione: l’autonomia di queste linfe vitali spontanee sostengono di fatto i teatri. La diffusione nel territorio, infatti, che tali organizzazioni rappresentano, sono mezzi di propulsione per poter avviare il pubblico a percepire e conoscere i teatri quali luoghi di interesse culturale.
5) Quale potrebbe essere il futuro del rapporto tra le Istituzioni concertistiche e la RAI e lo streaming audio-visivo?
Le Istituzioni concertistiche, al di là delle loro dimensioni, proprio per gli indirizzi culturali che le contraddistinguono possono stringere un rapporto fecondo con la RAI e con lo streaming audio-visivo, atto a valorizzare le proprie produzioni e ad aumentare la propria notorietà, assicurando al tempo stesso, a RAI la massima varietà di proposte artistiche e musicali. Queste opportunità possono declinarsi sia in contesti regionali, sia in contesti nazionali.

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