INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Erika Macalli
Erika Macalli, flautista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Leggendo brani scritti anche per altri strumenti. Cercando di migliorare la prima vista e studiando pezzi meno eseguiti solitamente. Non dovendo preparare audizioni ho occasione di dedicarmi senza stress e scadenze allo studio.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Ho cercato di contribuire e sostenere Roma3 orchestra con una piccola registrazione video e audio.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Credo sarà lo stesso ma forse ancora più apprezzato. Personalmente ho sofferto davvero di non poter suonare in orchestra, e penso che al pubblico sia altrettanto mancata l'atmosfera e il coinvolgimento che solo uno spettacolo dal vivo può dare.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Sinceramente questa domanda mi ha tormentato fin dall'inizio. Mi reputo infinitamente fortunata ad essere una musicista ma ho timore, ancor più di prima, che nel nostro Paese sia davvero difficile considerarlo un mestiere stabile se non possibile. Spero vivamente che chi gestirà i fondi per risollevare la nostra economia non si dimentichi che buona parte di questa è anche frutto della bellezza, della musica, dell'arte che ci invidiano in ogni parte del mondo e che sembriamo i soli a dimenticare e sminuire.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Ho letto una frase bellissima durante il lockdown: "se pensate che la quarantena sia insopportabile, immaginatela senza libri, musica e film". Credo che tutto questo faccia parte di ognuno di noi e che ne abbiamo bisogno. Così come, dopo questo periodo difficile, tanto noi musicisti quanto il pubblico, avremo ancor più bisogno l'uno dell'altro per tornare alla normalità ma apprezzandola più di prima.

© Cidim