INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Enrico Sartori
Enrico Sartori, flautista e direttore d’orchestra. Docente di flauto e direzione presso la Northeast Normal University (China), e direttore principale della Orchestra Giovanile della provincia Jilin (China).
1. Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Al momento mi trovo in Cina e dal primo di marzo ho terminato il periodo di quarantena. Attualmente si può uscire solo se muniti di mascherina e all’ingresso di molti locali è previsto il controllo della temperatura. Purtroppo sia l’Università in cui lavoro, che i teatri e le associazioni musicali sono ancora chiuse fino a data da destinarsi. In questi giorni tutta la mia attività lavorativa si svolge online. Seguo tutti i miei allievi di flauto con una lezione a settimana ed uso un programma specifico fornitomi dall’Università per i corsi teorici. La mattina la dedico allo studio del flauto: inizio con la tecnica (in particolare Gammes et arpeges di Moyse) e con gli studi (in questi giorni l’op.75 di Kohler). Successivamente passo al repertorio vero e proprio in preparazione del mio prossimo concerto sui quartetti di Mozart, previsto per questa estate, e di una prossima registrazione di autori cinesi. Il primo pomeriggio è dedicato alle commissioni fuori casa o ad una passeggiata e nel tardo pomeriggio insegno online. Il resto del tempo lo passo a studiare nuove partiture o a leggere. In questi mesi ho anche ripreso lo studio del pianoforte e della chitarra. La sera in genere guardo un film oppure esco fuori con mia moglie per andare a cena con degli amici.
2. Ha proposto le sue esecuzioni in streaming?
In questo periodo non ho proposto le mie esecuzioni in streaming. Per quanto riguarda la musica classica il live streming non è molto popolare in Cina anche perché la qualità del suono non è molto buona. Io preferisco suonare in pubblico, per l’adrenalina e le emozioni che si provano. Trovo poco gratificante fare un’esecuzione dal vivo nel mio salotto senza il calore del pubblico.
3. Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Questo periodo di isolamento ci ha colpito molto soprattutto dal punto di vista psicologico. C’è ancora paura a frequentare luoghi affollati, e credo che fino a quando non verrà trovato un vaccino per il COVID-19 la situazione non potrà tornare alla normalità. In virtù delle nuove disposizioni che impongono un tetto massimo di 200 spettatori credo che nel breve periodo si darà più spazio alla musica da camera. Fare un’opera lirica con cosi poco pubblico diventa proibitivo per i costi. Oggi ho letto con piacere sul Corriere della Sera, dell’iniziativa dell’opera di Roma di organizzare una stagione di opera all’aperto per il mese di luglio. Trovo che sia una buona iniziativa e anche una sfida in quanto la regia andrà ripensata (ad esempio i cantanti non si possono toccare e avvicinare più di tanto), i musicisti utilizzeranno la mascherina e bisognerà chiedere dei permessi speciali per gli strumentisti a fiato che per ovvie ragioni non possono suonare con la mascherina. Queste difficoltà potrebbero stimolare nuove produzioni ed un modo diverso di fruire la musica dal vivo. Ad ogni modo credo che siamo tutti concordi, musicisti e pubblico, nell’affermare che l’esperienza della musica dal vivo sia qualcosa di magico e insostituibile e spero che torneremo al più presto alla normalità.
4. Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Anche prima del COVID-19 il futuro lavorativo dei musicisti non era roseo. Molti colleghi ed amici hanno trovato lavoro all’estero, sopratutto in Germania e Francia. Ci sono molti musicisti eccezionali in Italia che lavorano precariamente sia in fondazioni liriche-sinfoniche che come insegnanti a tempo determinato. Anche se negli ultimi anni si stanno aprendo delle nuove opportunità per i musicisti, sia con l’utilizzo dei social media che in altri campi come la musicoterapia, purtroppo trovare un lavoro stabile in Italia è molto difficile. Per garantire un futuro migliore a tutti i giovani musicisti spero che le istituzioni e il governo operino in due direzioni. Una a lungo termine, inserendo un’educazione musicale di qualità e obbligatoria fin dalle scuole primarie per far si che le persone apprezzino la musica in futuro. Ancora oggi la musica è considerata un hobby o un semplice intrattenimento, invece di essere considerata come parte fondamentale della nostra cultura. Nel breve istituire un ‘reddito per gli artisti’ sul modello Francese. Per tutti gli artisti che lavorano almeno 45 giorni all’anno (con produzioni di qualità e retribuite) dare un contributo di 40 euro al giorno per tutti i giorni in cui si rimane senza lavoro. Inoltre, durante i peridi di inattività i musicisti potrebbero essere utilizzati per attività sociali come portare la musica nella case di riposo, ospedali o in zone disagiate.
5. Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Il direttore Simon Rattle diceva: la musica non è un lusso ma una necessità per il genere umano. Anche dopo grandi tragedie come la seconda guerra mondiale, si è sempre tornati a fare musica dal vivo e con più energia di prima. Ovviamente ci vorrà del tempo iniziando con piccoli eventi e per con un pubblico ristretto. L’idea di usare internet va bene, ma non come sostituto del concerto dal vivo bensì come parte integrante dell’esperienza. Ad esempio nei giorni precedenti l’esecuzione, si possono fare interviste agli artisti e guide all’ascolto. Coraggio, ci ritroveremo presto per ascoltare e fare musica insieme.
www.enricosartori.com

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