INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti italiani in tempo di coronavirus: Emanuele Torquati
Emanuele Torquati, pianista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
La percezione del tempo si è dilatata e con essa anche gli spazi di libertà di cui ciascuno di noi dispone. Dopo otto settimane di clausura, posso affermare che ci sono state varie fasi in questo periodo, dal disorientamento iniziale alla reazione iperattiva, fino al raggiungimento di una più serena “routine” fatta di studio, letture, ascolti di CD che attendevano di essere aperti…Inoltre, parte del mio tempo è dedicato alla didattica online per i miei allievi di Conservatorio, che ritengo sia, compatibilmente con i limiti che lo strumento a disposizione comporta, uno degli aspetti migliori di questo periodo di “distanziamento sociale”. Il contatto con gli studenti non è solo funzionale al mantenimento del loro livello di preparazione, ma anche fonte di scambi umani ancora più consapevoli e arricchenti.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Non ho ancora avuto modo di farlo, ma alcune Stagioni musicali presso cui avrei dovuto essere in scena, si stanno attivamente muovendo in tal senso per realizzare i concerti in Teatri a porte chiuse. Credo che sarà la modalità da seguire per la ripresa dell’attività concertistica, fino al momento in cui la Scienza non troverà una terapia oppure un vaccino contro il COVID19. Non credo però che sia soddisfacente condividere un concerto vero e proprio realizzato all’interno delle proprie mure domestiche, sia per motivi di qualità della ripresa audio e video, che per lo svilimento dell’insostituibile “contatto” tra pubblico e interprete.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Onestamente, non sono in grado di dare una risposta univoca a questo interrogativo. Credo che sarà importante, nel momento in cui potremo farlo, tornare a seguire gli spettacoli dal vivo all’interno dei Teatri e dei Cinema. Allo stesso tempo, sono convinto che questo periodo possa essere funzionale al coinvolgimento di un pubblico più vasto, anche grazie allo streaming e a iniziative di sensibilizzazione ed educazione all’ascolto.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Credo che questa situazione ci riporti ad una condizione in cui sia difficile fare piani a lungo termine oppure pensare al futuro in modo concreto. Allo stesso tempo, proprio per questo, la nostra dimensione dev’essere quella del presente, del “qui ed ora”, del lavoro quotidiano fatto con serietà e applicazione. Un esercizio di resilienza insomma, che potrà dare i suoi frutti nel momento in cui supereremo questa emergenza.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Il mio pensiero rivolto al nostro pubblico è: non lasciamoci da soli! Molte volte, in passato, si è pensato all’artista come un’entità separata dal pubblico. Per la mia esperienza, non è mai stato così. Anzi, forse la cosa che mi manca di più in assoluto è proprio il contatto con la platea durante il concerto e nell’immediato “post”. Per questo sono convinto che sia fondamentale per tutti noi tornare, quando possibile, a condividere assieme la Musica e la Bellezza!
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