INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande ai musicisti in tempo di coronavirus: Giulio Prandi
Giulio Prandi, direttore d'orchestra
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Il tempo a casa passa piuttosto in fretta. Nell’ultimo periodo ho lavorato principalmente alla post produzione del mio prossimo disco: il Requiem di Jommelli, con Coro e Orchestra Ghislieri, che uscirà per Arcana - Outhere Music quest’autunno: un altro capolavoro del Settecento italiano che sono molto felice di contribuire a riportare alla luce! Come direttore artistico, lavoro a distanza con lo staff del Centro di Musica Antica della Fondazione Ghislieri per riprogrammare l’attività, pensare al futuro e, non ultimo, tenere in sicurezza la struttura in questo periodo difficile. Infine, naturalmente, studio; erano tanti i libri e le partiture che volevo da tempo affrontare, e ne sto approfittando. Al di là del lavoro, poi, ho il piacere raro, in questo periodo, di stare con mia figlia. Trascorrere molto tempo a casa da questo punto di vista è un’occasione. Ci sono i compiti, e poi cuciniamo, facciamo torte e pane, giochiamo, vediamo films… in questi giorni si è appassionata al bellissimo sceneggiato su Verdi prodotto dalla Rai nei primi anni ottanta, che è anche un mio splendido ricordo d’infanzia! E’molto bello rivederlo con lei.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Essendo un direttore d’orchestra, da casa purtroppo non posso fare molto! So che alcuni miei concerti sono stati ritrasmessi da canali social di società concertistiche o reti radiotelevisive, e ne sono felice. Partecipo però alle iniziative digitali del Ghislieri, e sono stato invitato dal Teatro Fraschini di Pavia ad animare il suo gruppo Facebook “C’è splendore” per la parte musicale; un bel modo per mantenere un contatto vivo e interattivo con il nostro pubblico!
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
E’ difficile pensare che un’esperienza come questa non cambi nulla nel nostro modo di percepire le cose, e quindi anche la musica. E non è tutto negativo. Cominciano a sorgere, in vari ambiti, bellissime iniziative a lungo termine volte a migliorare, grazie all’esperienza fatta in questo difficile periodo, il mondo che ci aspetta dopo l’emergenza. Ma è necessario stare molto attenti a non promuovere cambiamenti in modo avventato, senza pensare alle conseguenze. La musica è dal vivo. Nulla può sostituire l’esperienza del condividere lo stesso luogo nello stesso momento, facendo vivere la musica insieme, artisti e pubblico. E’fondamentale valorizzare la grande importanza dei momenti di condivisione artistica, che sono anche e soprattutto momenti di condivisione e crescita umana, sociale, culturale. Certamente, però, la maggiore dimestichezza coi canali digitali potrà portare a creare format nuovi, intelligenti, coinvolgenti, capaci di affiancarsi alla musica dal vivo, che resta insostituibile. Tutto ciò dovrà sempre tenere conto di chi con la tecnologia ha meno dimestichezza; dobbiamo fare in modo che nessuno rimanga indietro.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Questo aspetto mi preoccupa molto. E’quanto mai importante essere lungimiranti in questo senso. Il nostro settore è in forte difficoltà, e ad essere fragili non sono solo le strutture, ma anche le persone, i lavoratori. Rischiamo di perdere, dopo averla formata, un’intera generazione di giovani artisti. Aver perso tutti questi mesi di lavoro e toccare con mano quanto sia ormai troppo fragile il nostro settore sta spingendo molti a riconsiderare il proprio futuro, a cercare un’occupazione diversa. E sarebbe una perdita incolmabile. Negli ultimi anni ho incontrato sul palcoscenico moltissimi artisti sotto i trent’anni di un valore assolutamente straordinario, sorprendente. Le loro voci non devono zittirsi. L’economia è al cuore di tutti i discorsi che sento in questo periodo; è comprensibile che sia così, e comunque sono troppo pochi quelli che sanno quanto cultura e turismo insieme portino realmente al paese in termini di PIL. Ma c’è di più. Che cos'è l’Italia? Per che cosa è riconosciuta in tutto il mondo? La cultura, il sapere, l’arte, la bellezza; questa è la nostra vera anima, questa la nostra eredità millenaria, la nostra identità e il futuro che non possiamo tradire. Tutti noi musicisti siamo pronti a ripartire, a rimboccarci le maniche e a dare il nostro contributo, unendoci a imprenditori, artigiani, industriali, agricoltori e a tutti i lavoratori di ogni categoria, per far rinascere il nostro paese. Ma dobbiamo essere messi in condizioni di poterlo fare. In questi giorni il silenzio, sulla musica, è assordante, totale. Ma io continuo a sperare che i Governi - non solo quello italiano - abbiano il coraggio di fare le scelte giuste.
5 – Vuole rivolgere un pensiero e un appello al pubblico dei concerti?
Ci mancate. Non siete solo spettatori, siete protagonisti. Fate la musica insieme a noi, mentre noi la facciamo per voi. Torneremo, e sarà bellissimo. Ma se siamo importanti per voi, ricordatevi che siamo persone; impegnati in un mestiere che non è solo un lavoro, ma in ultima analisi lavoratori, come voi. Ascoltateci, consigliateci, e, se ve la sentite, sosteneteci, così come noi - vi assicuro - pensiamo tutti i giorni ai colleghi di altri mestieri in fortissima difficoltà. Perché il periodo difficile che stiamo vivendo non deve essere vano; dobbiamo cogliere questa occasione per ripensare il Paese, e renderlo migliore. Tutti insieme.
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