INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande ai musicisti in tempo di coronavirus: Marco Rizzi
Marco Rizzi, violinista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Beh, ho avuto la fortuna/sfortuna di dover traslocare in questo periodo, dunque la sospensione dell'attività artistica in qualche modo mi è tornata e mi sta tornando utile. Naturalmente tutti sanno che il nostro lavoro ed il nostro studio comunque non si ferma mai, dunque approfitto di questo periodo per imparare repertorio nuovo e per rielaborare vari aspetti del mio far musica. Mi sembra di avere una sana tensione verso il prossimo futuro.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
No, ma sto aggiornando il mio canale youtube e riascoltando varie mie esecuzioni che pubblico man mano. Vorrei cogliere l'occasione per ricordare a tutti i responsabili ed interessati che lo streaming non può che essere solo un supporto dell'attività artistica dal vivo, perché la creazione dell'opera d'arte ha bisogno della presenza di un pubblico in carne ed ossa.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Intanto mi auguro che terminata l'emergenza COVID - 19 si mantenga la consapevolezza che si è risvegliata in questa occasione nel grande pubblico: la musica è parte imprescindibile della vita di tutti, anche di coloro che non frequentano assiduamente le sale da concerto. Credo che l'esecuzione dal vivo verrà vissuta ancora più come un momento privilegiato, ma credo anche che ci si dovrà liberare dalla legge dei grandi numeri per la quale solo i grandi eventi hanno diritto di esistenza. Vorrei che si potesse tornare a costituire un tessuto di attività più capillare che possa portare la musica in ogni posto ed in qualsiasi situazione sociale.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Io penso che il futuro ce lo dobbiamo costruire noi adesso, in questo momento di crisi. É una grande sfida che dobbiamo raccogliere, per trasformarla in opportunità. Sicuramente continueranno ad esserci concerti ed attività musicali dal vivo, penso come ho detto prima ad una capillarizzazione delle stagioni concertistiche. Questo trend dovrebbe essere però accompagnato da una legislazione adatta a valorizzare la figura del free-lance dal punto di vista contrattuale e previdenziale. Questa figura sta diventando, anche nella Germania capitale d'Europa della musica classica, sempre più presente ed importante: è necessario sostenerla e conferirle dignità pari a quella del lavoro dipendente. Solo in questo modo le nuove leve troveranno spazi adatti e condizioni accettabili di lavoro.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Il pubblico è il nostro compagno d'avventura, credo che questa crisi colpisca in modo uguale esecutori ed ascoltatori. Ora purtroppo siamo noi che rimaniamo seduti e silenziosi, a causa di forza maggiore: chiediamo in questo frangente invece anche al pubblico di alzarsi e di farsi sentire, per poter presto rivivere - in condizioni se possibile migliori che in passato - quella nostra miracolosa unione d'intenti che si percepisce quando il musicista dà tutto per il suo pubblico.
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