INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande ai musicisti in tempo di coronavirus: Beatrice Rana
Beatrice Rana, pianista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Credo che fosse da almeno 15 anni che non dormivo per un periodo così lungo nello stesso letto! É un periodo strano in cui tutti noi, chi più e chi meno, ci ritroviamo ad essere spettatori di vite che non ci appartengono. Sono veramente grata alla Musica per essere una compagna impareggiabile in queste giornate di lontananza dalla vita reale. Ne sto approfittando per studiare con calma del repertorio che desideravo da tempo affrontare, e allo stesso tempo sono fortunata a trascorrere la quarantena in famiglia... stiamo recuperando un po’ di tempo insieme.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Solo in un’occasione da casa mia, in compagnia di mia sorella Ludovica. Ci piaceva riproporre l’idea ottocentesca di Hausmusik e condividere virtualmente uno scorcio di quotidianità. Altrimenti ho preferito riproporre dei momenti di concerti passati.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Quest’emergenza ha sicuramente posto l’accento sull’importanza della tecnologia come strumento divulgativo e credo che sia importante investire nella creazione di una memoria digitale artistica. Tuttavia i microfoni e le telecamere, sebbene strumenti sempre più precisi e affidabili, sono assolutamente insensibili alle emozioni di una performance e mai, in nessun caso, saranno sostituti del pubblico in carne e ossa (anzi, in cuore e orecchie).
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Questa pandemia ha arrestato a livello globale un sistema ben collaudato che andava avanti a velocità vorticose. Non sappiamo ancora quanto durerà questo silenzio, ma sarà dura ripartire. Non solamente per le ragioni facilmente immaginabili legate alla crisi, ma anche perché bisognerà ricostruire la fiducia del pubblico nell’andare ad ascoltare un concerto o vedere un’opera. Per quanto riguarda i giovani, da tempo notavo un proliferare di concorsi, spesso inutili. Mi auguro che questo momento possa essere di riflessione per le loro scelte future, mirate più a realtà di condivisione professionale con pubblico che alla preparazione sistematica di concorsi.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Un artista senza il suo pubblico non è nessuno. Sono sicura che questa “pausa coronata” finirà in un fragoroso applauso e tutti riprenderemo a emozionarci insieme con e per la musica. Non vedo l’ora!
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© Cidim