INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande ai musicisti in tempo di coronavirus: Flavio Cucchi
Flavio Cucchi, chitarrista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Sono occupatissimo: studio pezzi nuovi da suonare, faccio trascrizioni per chitarra da varia letteratura barocca e altro, tengo (on line, naturalmente) il Corso di perfezionamento per la Scuola di Musica di Fiesole. Ho lo studio di registrazione in casa, e registro brani che poi vanno su Spotify, ITunes e altre piattaforme Internet, faccio anche qualche video per i social (su questo sono poco attrezzato)
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
No. Vivo in un posto bellissimo, in mezzo a una tenuta nelle colline del Chianti Rufina, ma che ha lo svantaggio di una connessione lenta e instabile. Inoltre, avrei qualche resistenza a fare un concerto senza sentire la presenza del pubblico. La differenza tra tenere un concerto e registrare un disco è la stessa che c’è tra recitare in teatro e girare un film. Nel primo caso "senti" il pubblico e comunichi direttamente con loro senza possibilità di replica, nel secondo realizzi con calma la tua idea di interpretazione e ci lavori finché non sei soddisfatto del risultato. Suonare in streaming è un ibrido che non mi convince, ma forse è solo perché non ho familiarità con questa esperienza.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Questo non dipende certo dai musicisti, ma da come si evolverà questa situazione. Ovviamente spero che si possa riprendere a suonare in pubblico perché è una esperienza insostituibile, sia per il musicista che per il pubblico.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
I giovani generalmente sono molto abili nell'usare i mezzi elettronici e spesso sono in grado di fare registrazioni e video di grande qualità. Quando hanno anche la capacità di destreggiarsi con i social possono crearsi una carriera di successo. YouTube, Instagram, Spotify ecc. sono diventati dei luoghi in cui possono accadere tante cose, e chi è in gamba può raggiungere milioni di ascoltatori senza muoversi da casa. Certamente se c'è un futuro per i giovani musicisti è in quella direzione che devono guardare. Inoltre, grazie a questa esperienza forzata credo che ci sarà uno sviluppo delle lezioni on line.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Un pensiero: se è vero che Internet dà la possibilità (prima impensabile) di godere a piacimento della musica di tutto il mondo o di ascoltare e vedere grandi artisti scomparsi, il concerto dal vivo regala un'esperienza più coinvolgente perché unica e irripetibile. Credo che la musica in rete e i concerti dal vivo non siano in conflitto, anzi, possono alimentarsi a vicenda.
www.flaviocucchi.com

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