INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti italiani in tempo di coronavirus: Guido Rimonda
Guido Rimonda, violinista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Cerco di vedere questo periodo come un’opportunità. In questi giorni sto studiando molto, cercando di migliorare la tecnica e ampliare il mio repertorio. Lavoro su nuovi progetti e mi sto preparando all’incisione dell’integrale delle sonate di Bach che avrei dovuto registrare ad aprile con Ramin Bahrami. Svolgo delle lezioni su Skype per i miei allievi del Conservatorio e ho più tempo per suonare insieme a mia figlia Giulia. Sto riordinando alcuni studi sulle origini del violino, preparando le edizioni dei concerti di Viotti per la Curci e ho ultimato le scelte per i prossimi CD che avevamo registrato prima della chiusura: i concerti di Haydn (con Baglini e Chiesa) e il CD 10 di Viotti, con i concerti 16 (che vede l’orchestrazione di Mozart KV470a) e 14. Infine, sto ultimando le scelte del CD “Le violon noir al cinema”, che sarà una compilation di musiche da film per violino e orchestra, un progetto a cui tengo molto.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Non ancora, ma non escludo che possa succedere. Sto mettendo a punto un progetto interessante e mi piacerebbe proporlo in streaming per esplorare questa nuova forma di comunicazione
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Credo che le esibizioni online riceveranno sicuramente un impulso, ma è anche vero che questa forma di fruizione presenta limiti difficilmente superabili. In definitiva, penso e spero che, dopo un periodo di adattamento, il pubblico torni ai concerti "tradizionali" con un entusiasmo ancora maggiore di prima.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Viste le future limitazioni negli spostamenti, soprattutto quelli internazionali, si può prevedere un incremento delle opportunità per i musicisti italiani, quanto meno sul territorio nazionale. Questo fenomeno, che varrà soprattutto per i giovani, rappresenta a mio avviso un'opportunità importante che tanti spero vorranno cogliere.
5 - Un suo pensiero al pubblico dei concerti?
Sono un musicista che è nato ed è cresciuto grazie al contatto con il pubblico. Dunque il fatto di non potermi esibire in concerto e di non poter mantenere una relazione diretta con gli spettatori mi manca moltissimo. Mi sento privato della parte più importante della mia espressività. Naturalmente, spero molto che si possa riprendere al più presto l’attività dal vivo. La cosa più bella, per me, sarà vedere le persone tornare a frequentare i teatri senza paura, per poter godere insieme di quel grande miracolo che è la musica. Non riesco a immaginare un segno di speranza più bello.
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