INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti italiani in tempo di coronavirus: Nicola Sani
Foto: di Roberto Testi
Nicola Sani, compositore
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Questa domanda mi fa pensare a un celebre saggio di Stockhausen dei tempi di Darmstadt..."Wie die Zeit vergeht"...che in Italiano suona “come il tempo passa”, o piuttosto “scorre”... Il mio tempo passa, o piuttosto scorre, mentre lavoro, penso, ascolto, osservo, scrivo, comunico con gli altri. La differenza è che in questo periodo guardo il passare del tempo dalle finestre della mia casa, anziché dai finestrini dei treni o degli aerei, o dai diversi luoghi dove potrei trovarmi ogni giorno. La composizione procede intensamente e sono fortemente impegnato per garantire, assieme a miei colleghi, la possibilità che quest'estate si possano realizzare, malgrado la difficilissima situazione, i corsi estivi dell'Accademia Chigiana di Siena e che si riescano a produrre anche dei concerti dal vivo, compatibilmente con le normative sanitarie che verranno emanate nelle prossime settimane. Purtroppo abbiamo dovuto rinunciare al nostro Festival estivo, così come era stato programmato, ma stiamo facendo il possibile per riuscire a realizzare in ogni caso un progetto alternativo, tenendo conto delle problematiche che stiamo attraversando. La possibilità di lavorare online a distanza è una grande risorsa, perché consente comunque, pur nelle sue limitazioni, di poter essere efficaci sul piano organizzativo e della programmazione. E programmare per i prossimi mesi implica un altissimo livello di adattabilità e di fantasia.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Esecuzioni di mie composizioni vengono trasmesse in streaming regolarmente, anche in questi giorni, ma questo dipende da scelte di programmazione di altri e non dalla mia volontà. Mi interesserebbe molto proporre un lavoro che nasce per lo streaming, cioè che utilizza questo sistema di broadcasting espanso come piattaforma espressiva. Credo che questa sia oggi la dimensione più interessante e innovativa del lavoro compositivo intermediale, laddove la creatività che normalmente si basa sui fixed media possa accedere a nuovi processi interattivi che escono dalla tradizionale dimensione spazio-temporale dell'evento concertistico. Oggi lo streaming è utilizzato per una percentuale minima delle sue potenzialità e tutto sommato per la sua proprietà più elementare, cioè quella di riprodurre eventi del passato. Ne viene fatto un uso "divulgativo", non espressivo. Questo è un fatto assolutamente positivo, ce ne rendiamo conto in particolare in questo periodo e vorrei sottolineare lo sforzo e l'impegno da parte di ciascun fornitore di informazioni appartenente a questo broadcasting planetario nel rendere disponibili gratuitamente contenuti importanti per quanto riguarda la musica colta, sia che si tratti di grandi produttori pubblici e privati, sia di creatori indipendenti. Con l'Accademia Chigiana stiamo utilizzando intensamente le trasmissioni audiovisive di musica in streaming, sul piano divulgativo è uno strumento nel quale ho sempre creduto, un settore nel quale ho sempre ritenuto necessario investire, a partire da quando ero sovrintendente e direttore al Comunale di Bologna; siamo stati allora tra i primi in Italia a proporre la trasmissione di opere e concerti in streaming. Ma, ripeto, si tratta ancora di un uso elementare di questo strumento di broadcasting, del quale questo periodo di intenso bombardamento, in cui la dimensione della trasmissione mediatica della musica ha forzatamente sostituito quella dell'esecuzione dal vivo, ha messo in evidenza molti limiti. Limiti che sono anche quelli del "carrier" dell'informazione, cioè la banda di trasmissione, in gran parte inadeguata, soprattutto in molte aree del nostro Paese, per consentire la trasmissione di suoni e immagini in alta definizione, nonché dei sistemi di ricezione di cui disponiamo nelle nostre realtà casalinghe. Quindi la mia esortazione è di non limitarci a considerare lo streaming in ambito musicale come strumento di riproduzione, ma sperimentare per farne un autentico nuovo strumento di produzione e creazione intermediale.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Bisogna intendersi su cosa significa "il termine dell'emergenza COVID - 19". Quando sarà disponibile il vaccino che consentirà di tornare a una condizione pre-diffusione del Coronavirus, penso che si riprenderà a fruire della musica dal vivo nelle modalità e negli spazi che conoscevamo. Fino a quel momento bisognerà necessariamente trovare soluzioni alternative, che potrebbero anche dare indicazioni per forme di fruizione innovative da mantenere in futuro. Dopodiché, le trasformazioni delle modalità di fruizione saranno funzione dei nuovi processi sociali e culturali che si svilupperanno in un mondo che ha scoperto la pandemia tramite un processo mediatico. Quindi, grazie anche alle nuove dimensioni tecnologiche, alle modalità di fruizione della musica dal vivo conosciute se ne aggiungeranno senz'altro delle nuove.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Quello dell'ingresso nel mondo del lavoro per i giovani interpreti musicali è un tema complesso, a cui ho sempre dedicato molta attenzione. Oggi, una delle attività principali che sviluppiamo alla Chigiana è proprio il sostegno all'avvio alla carriera dei giovani talenti musicali che frequentano l'Accademia. Credo fermamente che non si debbano abbandonare i giovani a loro stessi, una volta ultimato il curriculum di studi, ma vadano accompagnati e seguiti nell'ingresso di un mondo assai complesso, come quello dello spettacolo dal vivo, inventando iniziative da cui possano scaturire dinamiche nuove. Il settore è molto vasto e può prevedere sbocchi diversificati, che si sono ampliati considerevolmente negli ultimi anni, penso ad esempio alla nascita di nuove orchestre e formazioni giovanili, anche nel nostro Paese, che riescono a trovare spazi inimmaginabili solo fino a poco tempo fa. Queste nuove realtà vanno sostenute da un comparto che non può più essere soltanto quello pubblico. Il futuro lavorativo dei giovani interpreti per quanto riguarda il nostro settore, al di là della pandemia che come tutti ci auguriamo avrà fine nel giro di un certo numero di mesi, è a mio avviso legato allo sviluppo di nuove dinamiche che sappiano guardare oltre alla condizione attuale.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Il pensiero/appello a che rivolgo al pubblico dei concerti è di cominciare a essere meno "pubblico" e più responsabilmente consapevole che il futuro della musica dipende in gran parte dall'impegno di ciascun appassionato al mantenimento nella nostra vita e nella nostra società del grande patrimonio musicale. E oltre al mantenimento di questo patrimonio, il fatto che esso possa continuare a svilupparsi e a evolversi testimoniando il presente e la storia del nostro tempo con la continuità della creazione musicale. Se si vuole che questo succeda, ben presto si deve arrivare a comprendere che non si può continuare a essere soltanto spettatori.
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