INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti italiani in tempo di coronavirus: Calogero Palermo
Calogero Palermo, clarinettista
1 - Come passa il suo tempo?
Rimanendo chiuso a casa e seguendo le prescrizioni italiane pur trovandomi all’estero dove non vige una limitazione così ferrea. Questo confino di settimane effettivamente mi ha fatto prendere coscienza di quante cose riuscissi a fare prima del Covid durante le mie stressanti giornate… Avendo a disposizione questo tempo così dilatato (sentendomi già fortunato a stare a casa senza manifestare problemi di salute) oltre a continuare a studiare il clarinetto, finalmente ho trovato il tempo per dedicarmi a quell’altro che procrastinavo sempre: leggere libri, ascoltare musica, guardare film, cucinare, fare ginnastica e non da ultimo telefonare. Non assaporavo da tempo una chiacchierata spensierata al telefono con amici e parenti, le nostre vite ormai sono stracolme di messaggi, chat, e-mail… ma sempre di fretta. É pazzesco, riflettiamo!
2 - Di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Mi piace molto studiare, sperimentare e questo è il momento più adatto. Cinque anni fa ho iniziato, su richiesta dei miei studenti, a scrivere una raccolta di esercizi giornalieri per il clarinetto che proprio per mancanza di tempo è andato molto a rilento. Adesso sto facendo ordine nei miei appunti, sviluppando altre idee e probabilmente, visto che sono a buon punto, sarà l’anno giusto per completarlo e pubblicarlo. Non potendomi dedicare alle lezioni con i miei studenti come di consueto, ho pensato di approfittare del momento per leggere semplicemente o studiare ogni giorno un brano del repertorio “nascosto” o meno eseguito per il nostro strumento. Quindi ogni giorno invio per e-mail un pdf di un Concerto o Sonata a tutti gli studenti sperando che la curiosità possa prendere il sopravvento sulla monotonia di queste difficili giornate.
3 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Personalmente no, ma l’orchestra di Amsterdam, la Royal Concertgebouw Orchestra, dove suono stabilmente da cinque stagioni, manda tutti i giorni sul Web le nostre esibizioni, pertanto mi sa che si vede già fin toppo la mia faccia (scherzo ovviamente)
4 - Quale è la composizione che ha cambiato la sua vita?
Non so se l’ha cambiata, di certo ho sempre avuto un forte legame con un brano fondamentalmente poco eseguito: il Terzo Concerto di Louis Spohr. L’ho ascoltato così tanto quando ero studente, fino al punto di convincere, più che altro per sfinimento, il mio insegnante a farmelo eseguire all’esame finale del mio percorso di studi al Conservatorio di Palermo. Mi ha portato anche fortuna nel 1997 al concorso per Primo clarinetto nell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma in programma come brano d’obbligo alla prova eliminatoria. Nondimeno, un giorno mi ha contattato il Direttore Artistico del Teatro Bellini di Catania dicendomi: “Vorrei invitarti nella stagione 2013 ma non vorrei in programma uno dei soliti brani di repertorio come Mozart, Weber, Debussy, etc… Cosa puoi suonare di diverso?” Indovinate cosa proposi? Lui approvò senza esitare. Per me è stato come realizzare un sogno, quasi come una personale colonna sonora che suggella ogni volta i miei traguardi.
5 - Un suo pensiero al pubblico dei concerti?
Penso che il pubblico per un musicista sia come il respiro per vivere, non si può fare musica prescindendo da esso. Quando mi esibisco mi nutro della presenza di “questo ascoltatore” silenzioso, non c’è nulla che possa eguagliare quelle particolari vibrazioni che risuonano in una sala colma di esecutori e di ascoltatori. In effetti, in questi giorni, anch’io che non amo molto il Web, guardo alcuni concerti in streeming e anche ammettendo che tale strumento non regge il confronto con il live rimane pur sempre un valido palliativo. Voglio dire al pubblico, quando ci sarà permesso, non abbiate paura di ritornare nelle sale da concerto. State con noi!
www.calogeropalermo.com/

© Cidim