INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti italiani in tempo di coronavirus: Giuseppe Carpano
Giuseppe Carpano, pianista e compositore
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Il mio tempo è sempre un tempo diviso con lo strumento; il pianoforte, si sa, non permette grandi gite fuori porta, quindi da certi punti di vista sono stato avvantaggiato, non ho avvertito grandi differenze rispetto a prima della quarantena. Ho la fortuna di abitare in campagna e il mio sguardo non ha visto molte interruzioni, in questo tempo “sospeso” la primavera è andata avanti, a volte stridente. Ma è stato comunque un tempo di riflessione, per distinguere ciò che è utile da ciò che non lo è, per limare le sonorità di un passaggio musicale, per cogliere quell’ispirazione che si era distratta per troppo rumore. E studio, studio, dedicandomi ai vari repertori e alla composizione; in questo momento, per esempio, sto lavorando ad una nuova rielaborazione armonica e ritmica di alcuni pezzi di Nino Rota.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
In streaming no, ma ho realizzato dei video sulle mie composizioni, che sono stati pubblicati sul canale youtube della Farnesina (Ministero degli Affari Esteri) e su Classica HD, il canale 136 Sky dedicato interamente alla musica classica.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
È una domanda a cui penso un giorno sì e l’altro pure... Quando l’emergenza sarà veramente finita, proveremo un bisogno vitale di tornare a rifare esattamente tutto quello che facevamo prima per dimenticare quanto è successo. Allo stesso tempo avremo la necessità di non dimenticare che cosa ci ha insegnato. La musica in questo periodo si è fatta promotrice di grandi valori, ha avuto la capacità di mettere in comunicazione tutti, dai concerti improvvisati sui balconi, agli streaming sui social media. Non so come verrà ripensato il modo di fruire la musica dal vivo, ma sono certo che risponderà a un bisogno di partecipazione più radicato, più profondo di quanto non fosse prima.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Mi aspetto che ritorni la voglia di riaccostarsi ancora di più ad ogni forma di arte, grazie anche al maggior coinvolgimento che si è toccato con mano in questi giorni, alla maggiore consapevolezza del nostro patrimonio musicale e non solo. Di conseguenza prospetto un impegno maggiore a sostenere iniziative che coltivino la cultura, più opportunità per far conoscere nuovi autori riscoprendo sonorità e stili musicali finora sconosciuti. Vorrei che ci fosse più orgoglio per i nostri compositori e interpreti, ma anche più coraggio nel battere nuove strade. La vedrei come l’applicazione della nuova dimensione mentale che stiamo sperimentando in questi giorni: la sensazione tragica del “mai visto prima” vissuta nella pandemia trasformata in una prospettiva di crescita e rinnovamento “mai visti prima”, in modi, tempi, spazi che prima non c’erano.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Sfruttate al meglio ogni minuto del tempo passato in casa ad ascoltare musica di qualità. Sarà una pratica, un allenamento dell’orecchio e dell’anima, una promessa di appagamento per quando ci troveremo insieme, chi a suonare, chi ad ascoltare. E l’espressione “concerto dal vivo” avrà per tutti un sapore più intenso.
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