INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti italiani in tempo di coronavirus: Marco Sollini
Marco Sollini, pianista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale? Come tutti sono chiuso a casa e questo mi dà la possibilità di occuparmi di cose che solitamente non riesco a fare causa l’attività concertistica e di docente. In particolare, mi sto dedicando alla composizione di alcuni brani pianistici e questo mi ha anche ispirato "Musica nel silenzio". Si tratta di un Concorso Internazionale di composizione per pianoforte solo, destinato a coloro che vogliono mettere alla prova la loro creatività artistica in questo periodo di forzata “reclusione” (www.musicanelsilenzio.it).
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Non ho proposto esecuzioni via streaming anche perché reputo che ciò purtroppo contribuisca a dare un’immagine del musicista anti professionale. Già il musicista viene spesso visto come una specie di intrattenitore, colui che deve “allietare” gli altri. Per me la Musica è una cosa profonda e si integra col respiro della gente che sta ad ascoltare, del pubblico. E’ un dare-avere reciproco senza il quale, a mio avviso, viene meno il risultato di creatività e bellezza. Anche perché la comunicazione in streaming penalizza in modo terribile qualunque visione del “suono”, qualunque poesia… no preferisco aspettare quando potremo tornare a suonare davanti ad un pubblico!
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Spero che il modo di fruire la Musica nel futuro non sia rivoluzionato perché ogni esecuzione “dal vivo” è unica e irripetibile. Le registrazioni discografiche hanno un'altra prospettiva, ci fanno puntare ad un nostro “ideale” del momento ma almeno possono tenere a cuore la massima cura della poetica del suono. Se dovessero prendere il sopravvento le esecuzioni in streaming sarebbe la fine del senso dell’investimento di una vita, del proprio tempo, della dedizione costante di ogni musicista!
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Spero che qualcuno dei tanti politici voglia prendere a cuore anche le vicende lavorative e prospettiche dei musicisti, dei teatri, delle orchestre, dei tanti lavoratori che vedono seriamente compromesse le loro professionalità. Non dimentichiamo che l’Italia è un paese riconosciuto dal mondo intero come il paese dell’Arte, della grande musica, della bellezza. Sarebbe pazzesco se tutto ciò andasse perduto. I giovani musicisti andrebbero aiutati a inserirsi nel mondo del lavoro, andrebbero create nuove orchestre ed aiutate quelle esistenti. Andrebbero sostenuti i musicisti che onorano l’Italia nel mondo con una visione più onesta e davvero illuminata. Anche il FUS dovrebbe guardare con maggiore attenzione ciò che avviene nel nostro paese e sostenere non solo i colossi, i grandi teatri e grandi festival, ma pure le realtà medio-piccole che rappresentano un fiore all’occhiello per molte regioni della nostra bella Italia.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Pensando al pubblico dei concerti posso solo augurare a tutti noi di poterci presto ritrovare nelle sale da concerto, nei luoghi ideali anche insoliti e davvero speciali per fare musica… ma dal vivo e con la presenza reale di musicisti e del pubblico. Non può durare a lungo una situazione come questa in cui tutto sembra “congelato” in una surreale e drammatica situazione mondiale. Auguriamoci di tornare a vivere le emozioni più ravvicinate che solo la musica viva possono dare, con emozioni vere che volano tra artisti e pubblico e viceversa. Non dimentichiamoci che la musica è davvero un linguaggio universale e di certo non può essere relegata ad una funzione di semplice accompagnamento dello nostre giornate, la musica è profondità, riflessione, spiritualità, crescita personale… ed esige la massima attenzione a tutti i livelli, inclusa l’educazione ad un ascolto più attento!
www.marcosollini.it


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