INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti italiani in tempo di coronavirus: Simone Gramaglia
Simone Gramaglia, violista - fa parte del Quartetto di Cremona
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Ritrovarsi di colpo con tutto il giorno a disposizione è un fatto davvero speciale. Dispiace che la ragione sia drammatica ma, provando a trovare ciò che di buono si può trarre anche dalla peggiore delle situazioni, almeno possiamo dedicare del tempo a noi stessi. Per evitare di essere sopraffatto dal “troppo” tempo libero mi sono dato una disciplina militare. Ogni mattina passo due ore a giocare con mia figlia che compirà un anno il 3 maggio e poi tre ore di studio dello strumento. Il pomeriggio, dalle 3 alle 7 mi dedico a letture, scrittura e a pensare. Concludo con un’ora di attività fisica. Ho ripreso una serie di appassionanti letture sulla musica e sulla filosofia. Scrivo articoli sul mondo del quartetto, su Beethoven e penso molto alla figura del musicista “freelance” ed a come si collochi la sua figura nel nostro Paese, soprattutto in momenti difficili e tragici come quello che stiamo vivendo. Inoltre, posso dedicarmi allo studio della viola concentrandomi su aspetti tecnici e di repertorio con molta calma.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Assieme al mio collega ed amico Luigi Attademo ci siamo divertiti a registrare alcuni dei brani che suoniamo insieme e a proporli sui social ma, al momento, ancora nessuna esecuzione in streaming. Con i miei colleghi del Quartetto di Cremona abbiamo pensato di fare qualcosa ma dovremo aspettare di poterci ritrovare. Lo “streaming da camera” è un’attività molto delicata e non si può far bene se non si è nello stesso posto.
3 – Terminata l’emergenza Covid - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Credo che il modo di fruire la musica dovrà essere necessariamente diverso ma solo fino a quando sarà terminata l’emergenza. Non vedo ragioni per cui si debba pensare ad un cambiamento nella fruizione dei concerti. Io poi vengo dal mondo della musica da camera, del quartetto d’archi e la cosa più bella e magica è il poter ascoltare queste formazioni in contesti in cui pubblico ed esecutori sono vicini. Probabilmente alcune formule che si troveranno per permettere alla musica dal vivo di non soccombere nei prossimi mesi rimarranno ma, una volta trovata cura e vaccino, penso che tutto tornerà come prima.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia? Sarebbe facile essere pessimisti e dire che il futuro lavorativo prossimo sarà tragico ma non lo credo. Sarà certamente difficile ma la nostra è una carriera difficile a prescindere. Bisognerà lavorare sodo tutti ed essere pronti, elastici, propositivi e fantasiosi. Non sappiamo per quanto tempo dovremo convivere con questo virus e con quello che porta quindi è bene muoversi fin da adesso. In ogni caso l’uomo ha sempre superato i momenti difficili e la musica con lui.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Per prima cosa vorrei ringraziare il pubblico dei concerti. Da settimane ricevo telefonate, mail, sms di persone che mi hanno ascoltato in concerto e che vogliono sapere come vada e se possono aiutare. E’ una cosa che riempie il cuore. Il pubblico per noi è fondamentale perché ci sostiene, certo, e perché dimostra quanto amore ci sia per la “nostra” musica. Abbiamo bisogno ora più che mai del sostegno del pubblico per dimostrare quanto sia necessario ed importante sostenere il nostro settore in momenti come questo e per ricordare quanta utilità ci sia in quello che a volte, banalmente, viene definito come “inutile”.