INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti italiani in tempo di coronavirus: Fiorenzo Pascalucci
Fiorenzo Pascalucci, pianista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Studio, leggo, guardo film, faccio esercizio fisico, insegno online ai miei studenti di Conservatorio e cerco di rimanere in contatto, anche se a distanza, con le persone alle quali voglio bene. Musicalmente, sto mantenendo vivi i progetti discografici che avrebbero dovuto aver luogo in questo periodo, così da essere ancor più pronto quando tutto tornerà alla normalità. Oltre a quelli, sto studiando alcune composizioni a lungo rimandate: mi piace l’idea che la quarantena rimanga legata inscindibilmente all’acquisizione di alcune opere, magari particolarmente significative. Poi, come tante persone oggigiorno, sto anche riscoprendo il gusto arcaico di attivare un lievito o di preparare il pane o una pizza per la mia famiglia.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming? Non ancora: la consapevolezza di tanta sofferenza e l’ammirazione verso chi, adesso, è in prima linea nella lotta contro il Covid - 19 hanno generato in me un certo pudore nell’esibirmi, quasi una sensazione di inutilità in quanto artista. Ho superato questo momento grazie alle tante persone che mi hanno contattato perché desideravano ascoltare la mia musica. Mi hanno ricordato che anche in momenti in cui manca l’essenziale - o forse proprio per questo - il bisogno di trascendenza è sempre vivo. E li accontenterò presto.
3 – Terminata l’emergenza Covid - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Credo che alcune modalità cambieranno, poiché la paura provata non sarà facile da dimenticare. Starà anche a noi artisti ideare e far accettare nuove modalità, magari di ascolto a distanza, grazie alle tecnologie digitali. La sacralità dell’hic et nunc del concerto è ciò che lo rende unico rispetto al mero ascolto di musica registrata ed è importante, di conseguenza, preservarne la dimensione irripetibile. La mia fiducia nel potere dell’Arte e della Bellezza e nella loro indispensabilità mi rende ottimista e sono sicuro che sapremo tracciare una nuova via e percorrerla insieme al nostro pubblico.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia? Le sfide sono sempre occasione di crescita. Sono sicuro che la musica avrà il potere di lenire alcune delle ferite lasciate da questa pandemia. In un certo senso, arriverà finalmente, dopo essere toccato ai medici, il nostro turno di curare le persone. Personalmente, non vedo l’ora di rendermi utile. Trovare il messaggio e le modalità ottimali per assolvere a questa delicata e importante funzione sarà un’occasione e una sfida per vecchi e nuovi interpreti.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Certo: “mi mancate!” dobbiamo lavorare tutti insieme per tornare il più presto possibile a festeggiare. Quello fra pubblico e artista è rapporto simbiotico e biunivoco, abbiamo bisogno l’uno dell’altro per continuare a vivere.
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