INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti italiani in tempo di coronavirus: Luigi Attademo
Luigi Attademo, chitarrista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Innanzitutto ho una famiglia, quindi parte della giornata è occupata da questo. Anche se i meccanismi sono cambiati a causa della quarantena, fortunatamente la dimensione umana e relazionale occupa buona parte della mia vita. Dal punto di vista professionale, essendo docente di Conservatorio, in primo luogo programmo le lezioni individuali e collettive che posso svolgere a distanza, continuo a lavorare sul repertorio che dovrei proporre o che avrei dovuto proporre nei prossimi mesi… e poi, l'incertezza di fronte la quale tutti noi ci troviamo mi spinge a pensare a progetti vincolati all'assenza del pubblico dal vivo, ipotizzando masterclass a distanza, tutorial o concerti veri propri.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Non l’ho fatto in modo seriale perché non sono un grande esperto dei social media, ma l’idea non mi dispiace: la mia attenzione in questo momento è direzionata al fatto di poter far arrivare ciò che suono a chi ascolta senza perdite, tramite una buona piattaforma: in altre parole, vorrei non solo arrivare, ma salvaguardare il più possibile la qualità di quello che si sente nel concerto dal vivo. Ho fatto comunque due cose che sono nate in stretta conseguenza con l’isolamento da Covid-19: dei piccoli video “simbolici” in duo con il mio collega e amico Simone Gramaglia, in cui cerchiamo di realizzare l’impossibile, cioè fare musica da camera a distanza… poi, un progetto che mi sta molto a cuore, legato al mio coinvolgimento con l'associazione Donatori di Musica che da anni porta la musica negli ospedali. In mancanza di un’attività dal vivo, l’illuminato presidente Dott. Maurizio Cantore, primario dell’Oncologia di Mantova, ha pensato di creare dei concerti ad hoc per dei singoli pazienti… così ho iniziato a suonare per questo contesto particolare, dove è importante creare un rapporto umano con chi ascolta, cosa che non succede quasi mai durante i concerti, in cui resta un distacco con gli spettatori… l’idea di rapportarsi con il tuo ascoltatore ha una potenza enorme perché ti fa sentire faccia a faccia con la persona che potenzialmente può essere catturato da quello che fai come anche annoiato…sei molto di più esposto, e in questo caso è giustissimo, visto he ci troviamo di fronte un pubblico particolare…
3 – Terminata l’emergenza Covid - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Non possiamo confondere l'esperienza eccezionale di questi tempi con la tradizione consolidata del concerto dal vivo. È vero che questa costrizione sta liberando energie e idee per ripensare al modo di fruire la musica, ma onestamente ci fa toccare con mano quanto sia importante avere una persona in carne ed ossa ad ascoltare e a restituirci le sue emozioni dal vivo. Con questo non voglio dire che la privazione di questo periodo non porterà a ripensare quello che abbiamo fatto e considerato come acquisito finora. Penso alle esecuzioni dal vivo: potenziando i mezzi di comunicazione (che per un musicista significa garantire che quello che suona sia trasmesso fedelmente a chi ascolta in tempo reale) potremmo veramente arrivare a creare una nuova forma di musica, il “concerto a domicilio” (penso alle persone che non possono muoversi da casa, ma anche a distanze geografiche che possono essere colmate in questo modo). L’esperienza dal vivo è insostituibile, ma penso che un’ottima trasmissione del concerto live attraverso canali nuovi potrebbe attivare anche un nuovo pubblico e una nuova consuetudine dell’ascoltare musica…
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Questo è un tasto molto dolente perché anche i musicisti, soprattutto quelli che lavorano esclusivamente nell'attività dei concerti dal vivo, si trovano in una condizione di estrema difficoltà: penso che sarebbe giusto anche per questa categoria garantire un sostegno, soprattutto alle nuove generazioni che sono di solito quelle che patiscono di più in tempi di crisi. Soprattutto nel caso in cui la sospensione dello spettacolo dal vivo dovesse continuare per tutto l’anno, sarebbe bello che gli organizzatori di eventi (soprattutto se come sembra i contributi pubblici continueranno a essere versati pur in assenza di attività) coinvolgessero i musicisti in attività alternative “a distanza”, in modo da sostenere comunque la loro attività, in attesa di tornare a realizzare concerti dal vivo. Se questo non avverrà, ci saranno delle persone costrette a cambiare mestiere…
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
E’ lo stesso pensiero che faccio da tempo quelle rare volte che vado a sentire i concerti in grandi istituzioni: vorrei che il pubblico fosse più aperto, fosse interessato alla musica e non ai riti legati alla frequentazione dei concerti, che fosse pronto alla novità, che fosse più curioso, e che fossero coinvolte le nuove generazioni, senza pregiudizi… ma molto dipende da noi musicisti (e da chi organizza i concerti), e chissà se questo periodo insegnerà almeno a pensare di metterci in dialogo con il pubblico che ancora non viene a sentire i concerti di musica classica e convincerli a condividere questo enorme patrimonio…
www.luigiattademo.it