INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti italiani in tempo di coronavirus: Paolo Olmi
Paolo Olmi, direttore d'orchestra
1 - Come passa il suo tempo?
Da quando ero giovane non avevo mai avuto tanto tempo da trascorrere a casa e ne ho approfittato per rimettere ordine in tutto il materiale che avevo raccolto in maniera casuale: spartiti, annotazioni, foto e ricordi di oltre 40 anni. Con tanto tempo a disposizione mi sono riletto tante partiture che a distanza di anni cambiano completamente fisionomia e interesse e ho avuto il coraggio di ascoltare mie vecchie registrazioni che oggi si trovano sul web... con qualche soddisfazione e qualche pentimento! Lo studio si è concentrato su testi già sperimentati come il Requiem di Verdi ma anche su brani dei quali ho sempre avuto paura come la Terza Sinfonia di Mahler: oggi c'é tutto il tempo per pensare, riflettere, leggere, guardare e ascoltare tanti concerti da tutto il mondo. Ad esempio mi sono rivisto alcune esecuzioni veramente "storiche" di Bernstein e Abbado, una grande emozione che nel tempo del covid diventa ancora più struggente.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Non ci sono ancora riuscito perchè all'inizio della pandemia mi trovavo in prova a Tokyo e subito dopo è cominciato il lockdown, ma i miei ragazzi della Young Musicians European Orchestra si sono già organizzati sul web per trasmettere alcuni programmi di musica da camera. Nei prossimi giorni poi la nostra orchestra, insieme alla Orchestra di Teheran, eseguirà in streaming una parte della nona sinfonia di Beethoven. Siamo stati i primi a esibirci in Iran dopo 50 anni e abbiamo conservato un rapporto di amicizia e solidarietà con i musicisti iraniani.
3 – Terminata l’emergenza Covid - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Nella migliore delle ipotesi i teatri apriranno solo tra qualche mese e le conseguenze sul pubblico non saranno positive:la gente avrà paura di frequentare i luoghi pubblici e il rientro nelle sale da concerti non sarà facile. Ma ci sarà anche il forte desiderio di musica dal vivo e capiremo quanto sia importante nella nostra vita la musica; forse prima del covid non ce ne rendevamo conto
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Purtroppo le difficoltà ci saranno, sarebbe ingiusto nasconderlo; però sta agli organismi musicali sostenere fortemente i nostri giovani da subito. La Ymeo e Emilia Romagna Concerti si stanno impegnando per recuperare appena possibile tutti gli impegni presi con i nostri giovani e cancellati a causa della epidemia e vedo che i giovani musicisti che conosco si stanno impegnando in questo periodo di lontananza dal palcoscenico per studiare, approfondire e apprendere.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Credo che questo periodo di solitudine forzata abbia fatto capire a tutti quanto sia importante la musica per le persone... cosa avremmo fatto in queste settimane se la musica, di tutti i generi, non ci avesse sostenuto, aiutato, fatto compagnia? La musica riprodotta però è solo un ricordo, un surrogato, una testimonianza incompleta; quindi se vogliamo che la musica continui a vivere con noi dobbiamo accompagnarla con la nostra presenza. Appena possibile, in ogni luogo in cui sarà possibile, in chiesa, in teatro, in un chiostro, in un cortile, all'aperto, partecipiamo ai Concerti.