INTERVISTE



23 ottobre 2013: Eugenio Della Chiara presenta "RossiniMania"
In "RossiniMania", CD recentemente uscito per Discantica, Eugenio della Chiara ha inciso in prima registrazione assoluta sei nuovi brani scritti in omaggio a Rossini, da lui eseguiti in prima esecuzione al Rossini Opera Festival di Pesaro.
Come è nato il progetto di questi nuovi brani per chitarra scritti in omaggio a Rossini?
L'idea è nata nell'agosto 2012 durante una conversazione con Alberto Zedda. Si stava parlando della possibilità di inserire un mio concerto nella XXXIV edizione del Rossini Opera Festival, con una sola condizione postami dal Maestro: non proporre un programma "museale", incentrato esclusivamente su composizioni di autori coevi del grande operista cui è dedicata la storica manifestazione pesarese. A questa sollecitazione ho risposto che avrei potuto presentare dei nuovi brani scritti in omaggio a Rossini da alcuni compositori contemporanei; Zedda si è da subito mostrato entusiasta dell'idea: occorreva ora trovare degli autori che apprezzassero il progetto e che volessero implicarvisi insieme a me. In questo frangente sono ricorso al Maestro Piero Bonaguri - da decenni attivo nella promozione di nuova musica per chitarra - il quale mi ha suggerito di contattare alcuni compositori da aggiungere a quelli con i quali ero già da tempo desideroso di collaborare. Nel giro di una settimana ho ottenuto gli assensi di Davide Anzaghi, Marco Reghezza, Roberto Tagliamacco, Pippo Molino, Alessandro Spazzoli e Paolo Ugoletti: il progetto cominciava a prendere una fisionomia.
Quale può essere il senso di rendere omaggio a Rossini con uno strumento come la chitarra, a cui l'operista non ha mai dedicato pagine solistiche?
Che Rossini non concepisse la chitarra come strumento solista è un fatto acclarato. Tuttavia  egli la inserì nell'organico di due suoi lavori, Il barbiere di Siviglia e la Matilde di Shabran, opera semiseria scritta per i palcoscenici romani: questo testimonia come il maestro pesarese conoscesse comunque la chitarra nella sua veste d'accompagnamento. Al di là di questi dati storici, credo che il mio strumento sia particolarmente adatto a mettersi in rapporto con i grandi compositori del passato: Segovia parlava della chitarra come di un "protagonista fuori scena", che racconta i fatti dopo che si sono svolti donandogli la carica espressiva propria della memoria. In questo senso il lavoro dei compositori con cui mi sono trovato a collaborare è stato eccellente: ognuno ha rielaborato i frammenti rossiniani che più lo colpivano a partire dalla propria poetica e dal proprio percorso artistico, non rinunciando affatto ad esporsi in prima persona e lungi dal nascondersi dietro all'idea dell'omaggio. Certo, la musica di Rossini è in qualche modo presente in ognuno dei brani che mi sono stati dedicati per questo progetto, ma è presente come un involucro - più o meno corposo - che racchiude un pensiero musicale fortemente autonomo.
A cosa è dovuta la scelta di accompagnare, a queste nuove composizioni, la Grande Sonata per chitarra sola di Paganini?
Sappiamo da vari documenti che Rossini e Paganini erano molto amici: c'era sicuramente un'affinità fra i due a livello personale, affinità che forse si riversò anche sul versante musicale. Paganini ha composto il brano in questione a vent'anni, lontano dalle luci dalla ribalta; la chitarra era per lui lo strumento deputato ad allietare i momenti più intimi e personali dell'esistenza, non il mezzo lavorativo con cui guadagnarsi da vivere: anche un recente ed illuminante articolo del Maestro Angelo Gilardino legge in questo senso la produzione chitarristica paganiniana. La Grande Sonata è tutta percorsa da uno slancio belcantistico che si può percepire nei suoi momenti più lirici come in quelli più virtuosistici: per questo ho voluto abbinarla a delle composizioni che hanno sul loro sfondo colui che trasfigurò l'opera italiana con l'invenzione del belcanto.
Qual è l'intenzione che sta alla base di questo progetto che vede accostarsi musiche contemporanee e brani appartenenti alla tradizione?
Il rapporto fra le nuove composizioni e la tradizione musicale europea colta è uno dei temi che più ho a cuore nella mia ricerca artistica. Il pubblico spesso è estraneo alla produzione musicale contemporanea: credo che questo sia dovuto alla diffusa opinione per cui i drammi dell'ultimo secolo e del nostro tempo non potrebbero che portare alla nascita di espressioni artistiche che nulla abbiano a che vedere con quella tradizione a cui l'appassionato di musica (ma inconsapevolmente anche l'analfabeta del pentagramma) si riferisce. Da parte mia cerco sempre di mostrare agli ascoltatori che ho occasione di incontrare come sia possibile, in musica, un dialogo tra il nostro tempo ed i secoli che ci hanno preceduto: esistono alcuni brani che già lo testimoniano, spero che le nuove composizioni che sto vedendo nascere in collaborazione con alcuni compositori possano inserirsi in tale linea. Per ora sono molto incoraggiato a proseguire in questa direzione dalla stima che un editore attento come Discantica mi ha mostrato, oltre che dalle conferme che mi giungono dall'incontro con il pubblico, che resta sempre il test più importante per un musicista.

Ringraziamo Eugenio Della Chiara per aver illustrato il suo nuovo lavoro nel portale CIDIMGiusy Colello, Anna Rita Pappalardo, Caterina Santi