INTERVISTE



Intervista a Gianmarco Caselli
Foto: di Foto Alcide
Gianmarco Caselli risponde a 4 domande sulla sua ultima installazione.
Questa è la seconda grande installazione nell'arco di un anno: a inizio 2011 hai infatti scritto la colonna sonora per la mostra sui migranti "Lungo la scia di un'elica". Che tipo di musica hai scritto per questo "Ground Zero 2001-2011"?

Per la mostra precedente avevo utilizzato il pianoforte e l'elettronica; in questo caso invece ho fatto ricorso esclusivamente alla seconda. La musica si sviluppa su livelli molto diversi fra loro. Inizialmente, su un video che ricostruisce il momento dell'attacco alle Torri Gemelle, ho assemblato suoni tratti proprio dai tg e dai materiali audio tratti dai video di dieci anni fa. Successivamente ci si sposta su sonorità più melodiche ma tutte eseguite con synth dei primi anni '90. Per la navata centrale della chiesa abbiamo infatti una breve linea musicale che ha lo scopo di immergere il visitatore nell'atmosfera cupa e di disperazione delle guerre. Il climax si raggiunge con il momento della Natività e della Crocifissione: una melodia "liberatoria" cantata da coro, archi e organo. Infine, uscendo, il pubblico è accompagnato da un ultimo pezzo molto raccolto, riflessivo, che ripropone dubbi e interrogativi.
Qualcuno si sarà chiesto come poteva scrivere musica per un argomento del genere un compositore che viene da brani come Eroina Fluida Parte Prima.
Se lo sono chiesto in molti. Non voglio mettermi limiti e, anzi, una commissione del genere mi ha entusiasmato fin dal primo momento; si tratta, per me, non di un porre freni alla creatività e alla sperimentazione: al contrario, è possibilità di esplorare nuove dimensioni sonore, altre forme espressive che abitualmente non cercherei. Ho voluto da subito scrivere per sola elettronica la colonna sonora per un'installazione ad alto contenuto religioso anche per questo, per cercare di fare qualcosa di originale in un contesto del genere. Sentir risuonare in una chiesa musica elettronica ha un effetto sorprendente. E non ho per questo rinunciato a caratteristiche tipiche del mio stile.
Come si svolge generalmente il tuo metodo di composizione?
Io lavoro molto per immagini. Prima di scrivere un pezzo ho in mente un'immagine, una scena: mi faccio accompagnare da questa visione, dalla sua energia, anche per molto tempo e cerco, senza suonare niente, di trovare nella mia testa la "sua" musica, la sua voce. Per la strumentazione tradizionale generalmente scrivo al pianoforte., ma sono molto stimolato dagli ambienti urbani: porto sempre con me il registratore e catturo suoni, voci, passi. In studio assemblo questi materiali cercando di dar loro una forma compiuta, decontestualizzandoli, violentandoli e spesso facendoli interagire con strumenti tradizionali. Un lavoro di questo tipo, oltre alle musiche per la mostra sui migranti, l'ho fatto per Traumgesicht, composizione per il cinquantennale dell'innalzamento del Muro di Berlino eseguito in prima assoluta dal Duo Cellobassmetal a settembre scorso: le linee del violoncello e del contrabbasso sono una sorta di colonna sonora dell'anima ai suoni dei tg, delle radio e di Berlino nei giorni della caduta del Muro.
Come cambia il metodo di composizione per installazioni come questa? Devi limitare la sperimentazione?
No. Fossi stato da solo avrei scritto cose diverse, probabilmente più estreme, magari anche provocatorie, ma allo stesso tempo mi sono arricchito di nuove potenzialità espressive. Essere in una situazione del genere è come essere in un gruppo: è fondamentale ascoltare gli atri, discutere e vedere cosa funziona e cosa no. Con Sesti poi è nata una bella amicizia e si è sviluppato un rapporto di confronto quotidiano da più di un anno e mezzo: lavoriamo come fossimo un duo. Per quel che mi riguarda, poi, combinare la musica con altre arti come video, teatro, fotografie è la possibilità di creare un'opera d'arte "totale" e far arrivare le stesse a un pubblico più vasto di persone con competenze diverse.

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