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Musica contemporanea
KINDERLIANA (2018) - for piano / per pianoforte
a cura di Maria Gabriella Mariani

ISMN 9790216209441
MUSICA CONTEMPORANEA / CONTEMPORARY MUSIC, 2018, Da Vinci Publishing 2019

pp. 68
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Descrizione:
KINDERLIANA (2018) - per pianoforte L’Opera pianistica KINDERLIANA è stata composta nel 2017 in concomitanza con una raccolta di racconti dal titolo I racconti di Dora e Lucia. Gli otto racconti hanno i medesimi titoli dei brani musicali, a cui vanno aggiunti l’INTERMEZZO MEMENTO, l’INTRODUZIONE e la CONCLUSIONE. La comprensione del brano musicale non può prescindere dalla conoscenza dei personaggi e delle loro storie. Finanche l’Introduzione e la Conclusione corrispondono all’incipit e al finale a sorpresa dell’opera narrativa. INTRODUZIONE La nonna racconta alle sue nipotine, Dora e Lucia, delle favole. Le favole sono inserite in un contesto narrativo sul modello del Decamerone: le bambine interagiscono con la nonna, fanno domande, ricevono talvolta anche qualche rimprovero e, a seconda del caso, la nonna sceglie per loro la giusta favola, che spesso diventa motivo di riflessione e di discussione tra loro. La composizione musicale, dalla struttura ciclica, presenta un’introduzione che vuole rendere l’atmosfera iniziale dei racconti. Lo stesso finale ad libitum suggerisce il passaggio dalla dimensione relativa alla nonna e alle bimbe a quella favolistica, che scaturisce dalle letture della nonna. 1. IL VALZER DELLA BALLERINA: è la storia di una ballerina che sta nel suo carillon e visto che nessuno apre il suo piccolo palco, ogni notte decide di uscire e di andare a ballare lontano, per chi la sa apprezzare. Ma un giorno qualcuno di notte se ne accorge e… Alla storia della ballerina fa eco la composizione omonima, bitematica, bipartita. Il primo tema in tempo di valzer descrive i volteggi della ballerina dal tutù rosso. Il secondo, minore, più mesto, ne ripercorre la storia. La parte finale a tempo di valzer, vigorosa, enfatizza il balzo che la ballerina fa quando magicamente di notte scompare. 2. IL SOLDATINO D'ARGILLA: il soldatino di una banda si perde e si ritrova in una foresta incantata; quando ritroverà la strada di casa scoprirà che nel frattempo al di fuori di quel luogo magico c’è stata davvero la guerra. Il brano musicale omonimo consta di un susseguirsi di intermezzi, che sottolineano il passaggio del protagonista da una dimensione ad un’altra. Spesso, il povero soldatino scivola, rotola tra le vallate, e, per rendere, i suoi capitomboli ho pensato al motivo in la minore, anch’esso ricorrente. Fa seguito poi un’idea in sol minore: il soldatino approda in un bosco, conosce una tartaruga che lo ospita nella sua casa. Poi perderà la sua tartaruga e deciderà di rincamminarsi verso casa, dove scopre che è passato tanto tempo, e questa percezione alquanto vaga si concretizza nel motivo in fa maggiore, misterioso, sognante. 3. MEMENTO: “Ci sono sogni più veri della realtà, mie care. Ci sono sogni che possono insegnare molto più della realtà.” Questo dice la nonna a Dora e Lucia quando le chiedono se la storia del soldatino sia vera oppure no. Non c’è un racconto per Memento, ma a caratterizzare il brano musicale sono le parole della nonna. Pezzo perentorio, incisivo, in forma sincopata, atmosfera scoppiettante. 4. LA ROSA MACCHIATA: Paolo scopre un segreto sepolto sotto terra e salva Delia. I due ragazzi ritroveranno la rosa bianca e la natura potrà rifiorire grazie alla forza della loro amicizia. Il brano, dalla struttura melodica, contiene un’idea che si ripete per quattro volte: dapprima in sol minore, poi in la minore, poi in la maggiore e infine in la minore modulante verso la tonalità di impianto. I vari piani tonali corrispondono ai vari sfondi spazio - temporali del racconto, in cui si narra la storia di due personaggi in due luoghi diversi, che poi si incontrano e vivono un momento significativo della loro vita. Quest’ultimo è reso dall’ultima enunciazione del tema in la minore, animata e drammatica. 5. LA BAMBOLA ANIMATA: Bri Bri è una bambola un po’ particolare, non va trascurata e lasciata in soffitta. Lo capirà bene la sua nuova amica che le promette che non sarà mai più abbandonata. Il brano omonimo si presenta in forma bipartita: la prima parte rispecchia la bambola, la seconda, più melodica, rappresenta l’incantesimo attraverso cui la bambola diventa animata. Ovviamente questo prodigio non poteva che essere reso in una tonalità emblematica: il mi bemolle maggiore. 6. IL TRENINO CAPPUCCINO: è un treno magico. Quando Dania ritorna nella casa sul mare prenderà il trenino, e insieme arriveranno ai confini dello spazio e del tempo. Da questo momento in poi le favole diventano più drammatiche e anche la musica si fa più consistente. Un motivo di doppie terze ricorrente rappresenta il passare fugace del treno. A questo motivo ne segue un altro quasi corale, in cui le doppie terze rallentano: Dania ricorda il suo passato, quando da piccola guardava il trenino, ogni sabato sera. La parte finale di questa composizione esasperante e lacerante segue passo dopo passo il viaggio di Dania: la musica diventa surreale, le doppie terze accelerano in un susseguirsi di motivi ascendenti e vorticosi, mentre Dania guarda il mondo dall’alto del suo misterioso trenino cappuccino. 7. GIROTONDO: “Come sarebbe bello se potessimo comunicare con i ragazzi che si trovano dall’altra parte del fiume, mandando loro dei messaggi attraverso il fiume.” Questo è quel che dicono alcuni ragazzi, e così inventano un modo ingegnoso per non sentirsi soli. Come rendere in musica una staffetta che sappia di nenia, un girotondo, un cerchio magico che racchiude il mondo intero? Un canone, questo è quel che ci vuole; e dopo il canone un contrappunto, e infine una berceuse. 8. IL PAPPAGALLO CORSU: povero Corsu, non riesce proprio a parlare e la sua padrona lo insulta e lo caccia via di casa. Ma alla fine ritorna… e non è solo. Brano allegro, spiritoso in forma bitematica tripartita, con chiusa finale che ripropone il tema centrale melodico in forma assai grandiosa. Per rendere a pennello la comicità occorre fingere di rendere in modo assai drammatico un tema esilarante. E questo è quel che avviene nella composizione, che è a metà tra lo spiritoso, il misterioso e lo scoppiettante: il mondo del povero Corsu. Va detto, per dovere di cronaca, che originariamente il nome era Corsù e che successivamente è stato cambiato in Corsu, perché l’accento piano sulla penultima sillaba si addice all’incipit della melodia. Inoltre, c’è nel brano anche un momento centrale e assai ricorrente in cui il ritmo poteva essere tutt’uno con il nome Corsù. Ma, in definitiva, ho preferito lasciare che fosse l’incipit a rappresentare il protagonista, e la seconda figurazione ritmica l’ho rifilata alle esortazioni della sua padrona: “Orsù, Corsu! Orsù Corsu!” 9. ALIN: Alin dice di non avere una storia da raccontare, ma non è vero. Quando gli altri mostrano interesse per la sua storia Alin scappa via… Molti critici hanno sottolineato l’assetto eminentemente tonale delle mie composizioni e tutte le volte che me ne chiedevano la ragione io mi sentivo quasi nella condizione di chi avesse rubato il fuoco sacro a qualche divinità del passato e ora dovesse giustificare il maltolto agli occhi di quelli benpensanti che rispettano le regole del gioco e ritengono che oggi si debba scrivere solo se si prescinde dalla tonalità. Mode, vezzi, ipocrisie. La mia risposta è sempre del tipo: non perseguo la tonalità, scelgo ciò che sento necessario, quando non è necessaria la tonalità, state tranquilli, so anche fare le stonature sulla tastiera. Ebbene, nel caso di Alin dovrei dare un’altra risposta: questa volta, almeno per questa volta, la tonalità è stata una scelta fatta a monte. In altre parole volevo una musica bella, che mi facesse commuovere, che mi facesse provare tutta quella compassione e quell’amore per Alin che neanche il racconto poteva infondermi. Con Alin la musica e la narrazione si sono scambiate i ruoli: il racconto è assai breve, sintetico, asciutto. Lascia al lettore il compito di capire la scelta finale del protagonista e non concede spazio alle lacrime. E allora, forse per una sorta di compensazione, la musica si è fatta racconto, vuole spiegare quel che le parole non dicono. Ne è venuto un brano struggente, con tre temi che nel corso delle parti si intrecciano e si innestano in un tessuto al contempo melodico e contrappuntistico. CONCLUSIONE: l’intervallo di seconda minore, lo stesso con cui si apre la KINDERLIANA, caratterizza l’incipit e la fine di questa Conclusione, come se tutta l’opera si dispiegasse all’interno di una parentesi delimitata, prima e dopo, dallo stesso motivo che si ripete ad libitum. Segue una specie di valzer che rappresenta la riproposizione di tutti i personaggi su un ipotetico palcoscenico. La Kinderliana si chiude così come era cominciata. Ma non sarà la nonna a scrivere i suoi racconti. Non a caso il titolo dell’opera letteraria è I racconti di Dora e Lucia, le nipotine che una volta cresciute penseranno di dare voce alle fairy tales della nonna, ognuna a suo modo: di fatto Dora suona il pianoforte e Lucia scrive racconti… (Maria Gabriella Mariani) PRIMA ESECUZIONE MONDIALE: Germania, Monaco, Gasteig, Aprile 2019 CD: Il brano fa parte del progetto discografico inciso nel CD “Fairy Tales”, Da Vinci Classics, Osaka, 2019

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