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Guide pratiche
Nuovi lineamenti di retorica e composizione musicale
di Virginio Zoccatelli

Saggi 211-14, TEM - Taukay Edizioni Musicali, Remanzacco 2011

Descrizione:
Enzo Fantin, Alla ricerca di una rifondazione delle categorie della retorica
“Nomina sunt substantia rerum”, Scolastica

Virginio Zoccatelli da molto tempo si dedica contemporaneamente sia alla composizione musicale che alla trasmissione delle conoscenze sia pratiche che teoriche che permettono di svolgere un’attività musicale qualsiasi. In questa duplice veste egli non ha mai cessato di interrogarsi sul significato ultimo che rivestono cercando di sondarne un vero statuto gnoseologico. In un’epoca come la nostra, infatti, è doveroso per ogni artista chiedersi continuamente se ha un senso percorrere le vie che una tradizione millenaria ha avvalorato. È necessario, quindi, nell’epoca dei mass media, di internet, dell’informazione invasiva, onnipresente, della multiculturalità, domandarsi se l’adozione di sempre nuovi strumenti e la moltiplicazione dei mezzi tecnologici a disposizione non muti radicalmente il nostro approccio con la musica e le sue diverse manifestazioni nel mondo. L’autore di questo studio, che riprende interessi che risalgono al suo corso di laurea in D.A.M.S. di Bologna, si sofferma su una ricognizione di questi strumenti risalendo agli archetipi (un termine che gli è particolarmente caro e che sintetizza una volontà quasi archeologica) alle origini del “logos” europeo, cioè del nostro particolare, e oggi minoritario, modo di percepire la volontà sensibile e di comunicare. Non si torna alla vecchia semiologia: sa bene che il mondo del suono è un linguaggio che non articola nessuna lingua, che ha una natura asemantica, si esprime ad un livello quasi elementare. Tuttavia le vecchie categorie retoriche sopravvivono come un “terminus ad quem”. È troppo rischioso e difficile, anche per una cultura che vorrebbe spogliarsi di tutto il suo passato come l’attuale gettandosi a corpo morto nelle braccia soffocanti del mostro tecnologico, rinunciare ad un sistema comunicativo così ricco ed efficiente. Basterebbe studiare l’ultimo quartettismo beethoveniano per scoprirvi un trascendentale visionario per niente astruso e incomprensibile ma frutto di un immenso lavoro di neocontrappuntismo improntato ai codici retorici della drammaturgia strumentale. E Mahler, il musicista più attuale della modernità, non trasfonde nella sua cartellonistica sinfonica un apparato di mostruosa tentacolare dialettica del suono? Costruisce fiabe metropolitane con le conoscenze che gli vengono dalla sua esperienza direttoriale come comunicazione. Il presente lavoro fa questo con una postavanguardia o un neostrumentalismo che da Petrassi arriva a Donatoni fino a Zoccatelli. Certo non è facile persuaderci sulla perfetta percepibilità dei codici in simile contesto, ma è nelle intenzioni dell’autore, del suo vasto apparato ricognitivo, talora bizantino, condurci in una fenomenologia del comporre contemporaneo italiano come depositario di una lunga fedeltà ad un suono che conserva le tensioni dell’originaria forza comunicativa del messaggio d’arte, per il nostro tempo diveniente e metamorfico.
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