DISCOGRAFIA




Le Violon Noir - SPECIAL EDITION

CD, Numero di catalogo discografico 481 6311 DB2 DDD, Decca 2017

Descrizione: L’album dello Stradivari del mistero è ora disponibile in 2 CD al prezzo di 1 Edizione speciale dell’album “Le Violon Noir”, il progetto di ispirato al violino del mistero, lo splendido Stradivari 1721 appartenuto al violinista Jean-Marie Leclair, pugnalato a morte alla schiena, il cui cadavere fu ritrovato senza abbandonare l’abbraccio con il proprio violino, da allora soprannominato “Le Noir” per quella macchia nera lasciata dalla mano destra irrigidita del violinista, quello che oggi suona Guido Rimonda. Un “concept” di grande successo che ha suscitato l’interesse dei media con ampi articoli sulla stampa nazionale (Il Venerdì di Repubblica, La Stampa, Oggi), interviste radiofoniche (Radio 3, GR1), servizi nei TG nazionali oltre e addirittura un libro scritto dal giornalista Gabriele Formenti, “Il Violino Noir”. L’edizione speciale è arricchita da un secondo CD registrato appositamente per offrire una nuova serie di brani “demoniaci” e temi elegiaci ispirati al sentimento della morte. Da sottolineare la splendida “Sonata per 2 violini soli op. 3 n. 2” di Leclair eseguita da Guido Rimonda insieme alla figlia Giulia Maria che imbraccia un altro celebre Stradivari, il Matteo Goffriller 1736.

Il programma musicale impaginato per questo progetto discografico raccoglie una serie di brani legati ai temi del mistero, del dolore e della morte che ben si associano alla storia autenticamente romanzesca dello Stradivari Leclair. Questo violino fu infatti implicato, suo malgrado, nella morte violenta del suo primo proprietario, il celebre violinista Jean Marie Leclair (Lyons, 1697 – Parigi, 1764), fondatore della moderna scuola violinistica francese e del quale nel cd è possibile ascoltare una delle sue sonate per due violini (op. 3, n. 2). Leclair morì pugnalato alla schiena da mano ignota nella sua dimora parigina; prima di esalare l’ultimo respiro volle abbracciare per l’ultima volta il suo amato violino Stradivari che da allora fu soprannominato “le Noir” a causa della macchia nera che la mano destra irrigidita del violinista lasciò sulla tavola armonica dello strumento. La violenta e oscura morte di Jean Marie Leclair non è certo il solo episodio a legare in maniera più o meno leggendaria un violino al tema del mistero: un mistero che spesso è stato ammantato di un velo di demoniaco, specie se impiegato per dare una spiegazione (sì irrazionale, ma proprio per questo plausibile!) all’origine di quel virtuosismo trascendentale tipico del linguaggio musicale di alcuni violinisti vissuti tra il XVIII e il XIX secolo. Notissimo è il leggendario racconto che riassume la genesi soprannaturale della Sonata “Il trillo del diavolo” di Giuseppe Tartini (Pirano d’Istria, 1692 – Padova, 1770): in un sogno notturno il compositore si vide al cospetto del diavolo che, pronto a eseguire ogni suo ordine, imbracciò il suo violino e si produsse in un’affascinante sonata di inaudita complessità. Risvegliatosi per la forte emozione, Tartini avrebbe quindi cercato di fissare sulla carta quanto udito in sogno, componendo così la celebre Sonata che in questo cd è proposta nella versione per violino e orchestra preparata nel XX secolo da Riccardo Zandonai (Sacco di Rovereto, 1883 – Pesaro, 1944), a sua volta arricchita con l’aggiunta di alcune percussioni (piatto cinese, triangolo e timpani) che enfatizzano ulteriormente il clima sinistro che si respira nel brano. Se per Tartini l’ispirazione diabolica fu legata essenzialmente a questa sola pagina musicale, tutta l’opera di Nicolò Paganini (Genova, 1782 – Nizza, 1840) fu spesso vista come il frutto di un patto stipulato dal musicista con il demonio per raggiungere le più alte vette del virtuosismo strumentale. Autenticamente trascendentale è infatti il virtuosismo che impronta le quattro opere paganiniane raccolte in questo cd: dai passaggi cromatici a doppie corde per terze parallele che sonorizzano la risata (diabolica?) del Capriccio n. 13, al gioco di prestigio (forse preventivamente preparato con grande cura per mezzo della limatura di tre delle quattro corde dello strumento...) dell’impiego di una sola corda per l’esecuzione di un intero ciclo di variazioni di bravura sulla melodia della preghiera dal Mosè in Egitto di Rossini, sino all’esasperazione della tecnica del pizzicato della mano sinistra e di quella degli armonici naturali e artificiali nelle Streghe (ciclo di variazioni su un tema di Franz Xaver Süssmayr, tratto dal balletto Il noce di Benevento andato in scena alla Scala di Milano con le coreografie di Salvatore Viganò) e nella Gran Duchessa di Parma, ciclo di inedite variazioni su temi originali reimpiegati in futuro nel Concerto in mi minore e nella Sonata per la gran viola, lasciate incompiute dall’autore e qui completate per permetterne l’esecuzione. Non solo misteri demoniaci hanno però costellato la storia del violino: spesso l’estro di molti violinisti-compositori è stato stimolato da misteri più terreni e quotidiani quali il dolore e l’infinita tristezza per una perdita (fisica o ideale, momentanea o eterna) o il senso di smarrimento innescato da profondi sentimenti che investono e irretiscono l’anima. A quest’ambito di ispirazione appartengono non poche delle pagine scelte per questa registrazione: il capriccio La separation op. 109 n. 1 di Charles-Auguste de Bériot (Leuven, 1802 – Bruxelles, 1870), per il quale lo stesso autore richiede un’esecuzione dolorosa per tratteggiare al meglio l’ansia e l’agitazione di un’anima abbandonata; Légende di Henri Wieniawski (Lublin, 1835 – Mosca, 1880), autentico racconto in musica di un viaggio tra la realtà e l’infinito, caratterizzato da un evocativo e misterioso lirismo; i malinconici Valse triste di Franz von Vecsey (Budapest, 1893 – Roma, 1935) e Liebesleid di Fritz Kreisler (Vienna, 1875 – New York, 1962), brevi fogli d’album di gusto tardo romantico che testimoniano il rimpianto per un’epoca irrimediabilmente conclusa; il drammatico Solo du luthier tratto dall’opera Le luthier de Crémone di Jenö Hubay (Budapest, 1858 – 1937), in cui il virtuosismo strumentale mira a sonorizzare gli abissi dell’anima umana al cospetto di una travolgente passione; l’Obsession di Eugène Ysaÿe (Liège, 1858 – Bruxelles, 1931) che prendendo le mosse dalla divertita reiterazione dell’incipit della terza Partita per violino solo di Johann Sebastian Bach conduce l’ascoltatore sino alla citazione del tema gregoriano del Dies Irae, sequenza della messa funebre della tradizione cristiana. La riflessione sul tema della morte, declinata secondo molteplici aspetti, impronta altre quattro opere cardine di questo cd: la Pavane puor une infant déunte di Maurice Ravel (Ciboure, 1875 – Parigi, 1937), lenta danza dal sapore arcaico – qui riorchestrata per dare maggiore risalto al violino solista – che, a dispetto del titolo, non è legata a un preciso fatto luttuoso, ma ricrea la pacata tristezza delle fanciulle dell’epoca di Diego Velásquez; il Theme from Schindler’s List di John Williams (New York, 1932), brano centrale nella colonna sonora dell’omonimo film e simbolo musicale degli orrori della Shoah; il Concerto lugubre di Luigi Gianella (?, 1778 ca. – Parigi, 1817) composto per il funerale di Domenico Cimarosa (1801), pagina di struggente malinconia e dal calibrato virtuosismo sempre impiegato a fini espressivi; la Danza degli spiriti beati – brano originariamente affidato al flauto, qui sostituito dal violino – introdotta da Christoph Willibald Gluck (Erasbach, 1714 – Vienna, 1787) nel suo Orphee et Eurydice, dalla tersa e purissima linea melodica che traduce in musica il mistero della morte dei giusti che nei Campi Elisi troveranno una nuova e armoniosa vita eterna. Di tutt’altra natura è invece il mistero che aleggia attorno alle due opere di Giovanni Battista Viotti (Fontanetto Po, 1755 – Londra, 1824) che completano questo progetto discografico: entrambe sono infatti due tra le più importanti acquisizione recenti del catalogo del violinista-compositore piemontese. Brillanti passaggi di spericolata arditezza tecnica caratterizzano il Tema e variazioni per violino e orchestra che Viotti sviluppò attorno al celebre motivo della Marsigliese. Il manoscritto contenente questa inedita pagina viottiana porta la data del 1781, antecedente di ben undici anni l’ufficiale data di composizione dell’odierno inno nazionale transalpino. Ideale contraltare al virtuosismo di questa pagina è l’intima e raffinata vena melodica della Meditazione in preghiera composta nel luglio del 1792 durante la fuga di Viotti dalla Parigi del Terrore – dove lasciava anche l’amata pianista Hélène de Montgeroult – verso la città di Londra che più volte lo avrebbe accolto negli anni successivi, sino alla morte. Guido Rimonda

CD 1
PAGANINI LE STREGHE OP. 8 - CAPRICCIO N° 13 “LA RISATA DEL DIAVOLO”
RAVEL PAVANE POUR UNE INFANTE DÉFUNTE PER VIOLINO E ORCHESTRA
GIANELLA CONCERTO LUGUBRE
YSAŸE SONATA OP. 27 N° 2: OBSESSION PER VIOLINO SOLO
WILLIAMS SCHINDLER’S LIST: THEME
TARTINI SONATA PER VIOLINO “IL TRILLO DEL DIAVOLO”
GLUCK ORPHÉE ET EURYDICE: DANCE OF THE BLESSED SPIRITS

Progetto con il sostegno del CIDIM