INTERVISTE



VIAGGIO SENTIMENTALE Intervista ad Axel Trolese - Maggio 2021
Musicista colto e raffinato, Axel Trolese si è formato in Francia e in Italia con alcuni dei pianisti più apprezzati a livello internazionale, tra cui Louis Lortie, Benedetto Lupo, Maurizio Baglini e Denis Pascal. All’età di ventiquattro anni già si esprime sul proprio lavoro con profondità di pensiero, sicurezza e competenza musicologica. Dopo il suo primo disco del 2016, dedicato all’ultimo Debussy, è uscita quest’anno per Da Vinci Classics la prima parte di un nuovo progetto discografico dedicato ad Iberia di Albéniz: accanto ai primi due libri della suite del compositore spagnolo compaiono anche Fantasia Baetica di De Falla e una selezione da Cançons i Danses di Mompou.

Com’è nato questo suo interesse speciale per la musica di inizio Novecento, ricca di suggestioni e riferimenti extramusicali (o almeno extrapianistici)? La musica del Novecento mi ha sempre affascinato moltissimo per il suo colore sonoro inimitabile e per le caratteristiche nazionali o regionali che a volte la compongono. Autori come Debussy ed Albéniz - che ho entrambi inciso - non sono collocabili al di fuori della Francia e della Spagna perché la loro musica evoca i luoghi in cui hanno vissuto. È questa qualità geografica e quasi «turistica» del Novecento che mi rapisce da sempre.
Tra i brani che ha registrato ci sono alcune delle composizioni per pianoforte più difficili di tutti i tempi. Il suo percorso verso il virtuosismo tecnico è stato lineare o ha dovuto lottare contro le difficoltà? A mio avviso l’approccio ad un brano di scrittura virtuosistica può essere di due tipologie: una in cui si cerca di risolvere la difficoltà meccanica a priori per poi concentrarsi sulla musica ed un’altra, che preferisco, in cui è evidente che la scrittura complessa è parte di un disegno musicale da cui non si può prescindere. È solo pensando musicalmente che si «risolve» un passaggio tecnico non intuitivo. Ahimè, è sbattendo la testa contro il muro a causa del primo approccio che si scopre la bontà del secondo… d’altronde è vero che sbagliando si impara!
Nella sua esperienza con la scrittura pianistica di Albéniz, che impone una gestualità a volte acrobatica, qual è lo spazio che rimane all’interpretazione personale del musicista? Io direi che lo spazio è molto, proprio a causa della gestualità acrobatica di Albéniz! La sua è una scrittura talmente singolare e fuori dagli schemi che obbliga il pianista a trovare delle soluzioni personali per «farla funzionare». Inoltre, riuscire a suonare Albéniz senza aggiustare la sua scrittura a tratti delirante (chiedo venia, ma sfido chiunque a leggere a prima vista Lavapiés dal terzo libro di Iberia) rende più facile la realizzazione del suono caratteristico di questo autore.
Quando prepara un brano, ascolta molte versioni di altri pianisti per “trovare” la sua? Mi piace l’idea di riuscire a compiere le mie scelte musicali in completa autonomia, ma indubbiamente ci sono delle composizioni (soprattutto quelle più celebri) di cui conosco molte interpretazioni. Ad un certo momento della preparazione di un brano bisogna comunque cercare di fare tabula rasa delle convenzioni musicali che si sono tramandate, magari per decenni, sulle registrazioni (pensiamo magari ad un fraseggio o ad un rubato), per trovare una strada autonoma che, in quanto tale, è sempre più appagante.
Lei è un musicista molto giovane. Da quanto tempo si considera un pianista professionista? È stato un percorso progressivo o c’è qualche evento, scoperta o maestro che collocherebbe all’inizio della sua carriera? Mi considero un musicista professionista più o meno da quando stavo seguendo l’ultimo anno in Conservatorio, il famoso 10° anno del Vecchio Ordinamento. Il mio percorso non è stato progressivo e aveva subito quasi un arresto durante l’adolescenza, in quanto studiavo con un docente inadeguato e pianisticamente incompetente. La mia vita (non solo quella musicale) è cambiata grazie ad un fortuito incontro con Maurizio Baglini, il quale mi ha accolto subito nella sua classe, mi ha letteralmente «raddrizzato le mani» e mi ha infine portato al diploma, che ho sostenuto nel 2014 all’Istituto Monteverdi di Cremona.
Quali sono i suoi prossimi progetti? Sono molto concentrato sulla stagione artistica che finalmente sta ripartendo con l’avvento dell’estate. Ho molti concerti in programma, fra cui uno a cui tengo molto in cui il pianista Luigi Carroccia ed io suoneremo la Dante-Symphonie di Liszt a due pianoforti. Oltre a questo mi esibirò in svariati recital e sto già lavorando al mio prossimo disco, in cui concluderò la registrazione di Iberia con gli ultimi due libri di questo capolavoro. Tanta musica stupenda all’orizzonte, finalmente con la prospettiva di condividerla con il pubblico!

a cura della Redazione © Cidim