INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Marialice Torriero
Marialice Torriero, flautista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Questo periodo della mia vita professionale è colorato di ogni cosa: insegno al Liceo Musicale di Vasto, suono nell'Orchestra Filarmonica Vittorio Calamani, poco prima della pandemia ho suonato come aggiunta nella Filarmonica Marchigiana, studio in due Accademia validissime e ho anche tanti allievi privati. Durante questo periodo di quarantena ho mantenuto invariate le mie giornate: la mattina ho sempre studiato, sia tecnica che repertorio, il pomeriggio invece ho tenuto le lezioni online con la didattica a distanza insieme ai miei ragazzi del Liceo. Il flauto ed il contatto con tutti i miei allievi, anche quelli delle scuole private, sono stati la mia àncora di salvezza in questo periodo veramente difficile per tutti. Lo studio dello strumento è stato comunque fruttuoso in questi mesi, sia in vista dei miei prossimi obiettivi e sia perché sono continuate in modalità online le lezioni con le Accademie nelle quali studio, grazie alla disponibilità dei Maestri Davide Formisano e Matteo Evangelisti. Nel tempo libero invece mi sono divertita ad allenarmi in salotto, la mia nuova palestra, ed a sperimentare in cucina tante ricette nuove (ma comunque mia nonna farà sempre i ravioli più buoni dei miei). Non è mancato neanche qualche concerto in streaming che ho seguito volentieri, ma anche con un pizzico di malinconia...
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Si, ho proposto un paio di esecuzioni in streaming sia da solista che con l'Orchestra in cui suono. Non ho rifiutato queste proposte, anzi le ho accolte con piacere: è vero che la musica suonata e vissuta dal vivo non ha paragoni e questo niente può cambiarlo, ma secondo me il messaggio “la musica non si ferma” doveva essere mandato in qualche modo e sono sicura che le persone che in realtà ne hanno tratto beneficio sono di più di quelle che crediamo.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Se ci pensiamo bene, già da un paio di anni a questa parte ci sono importanti compagini orchestrali che propongono i loro concerti in streaming, fra tutti la Concertgebouw Orkest ed i Berliner Philharmoniker, i quali hanno anche una app per dispositivi mobili. Io credo che l'importante sia continuare a poter avere l'opportunità di avere un pubblico in sala, con il quale poter condividere vibrazioni tangibili ed emozioni vere. Se poi una parte di pubblico che non ha l'opportunità di recarsi dal vivo al concerto lo può seguire in streaming in diretta, perché no? Secondo me in questo modo la musica riuscirebbe a raggiungere sicuramente un maggior numero di persone, anche quelle che magari prima di avere Facebook non avevano mai sentito una Sinfonia di Beethoven.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
In Italia o all'estero? Sappiamo benissimo come la Germania abbia gestito bene l'emergenza sanitaria dal punto di vista culturale, allo stesso modo tutti conosciamo la situazione musicale in Italia ancora prima del Covid19. Per fortuna ci sono tante associazioni che durante la pandemia si sono reinventate, addirittura ce n'è una che ha organizzato concerti in streaming in cui i musicisti sono stati remunerati come si trattasse di un concerto dal vivo. Con questo voglio dire che chi vuole veramente continuare a vivere di musica e di cultura in generale, il modo per lavorare e per reinventarsi lo troverà sempre. Sono molto positiva sotto questo punto di vista e sono sicura che si possa ripartire proprio dai giovani più volenterosi e propositivi. Winston Churchill a tal proposito affermava: “il pessimista vede la difficoltà in ogni opportunità, l'ottimista vede l'opportunità in ogni difficoltà”, ed io sono pienamente d'accordo con questa filosofia di vita.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
La musica è una malattia della quale dovremmo essere tutti infetti, perché è l'unica che al posto di ucciderti ti salva.

© Cidim