INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Alice Sabbadin
Alice Sabbadin, flautista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
La mia giornata è bipartita in due tipologie di attività: da un lato la ricerca della perfezione del gesto musicale, che comporta studio, disciplina ed attenzione al dettaglio nel mio quotidiano esercizio con il flauto, dall’altro lato tutte quelle attività che permettono alla mente e al fisico di recuperare energie. Ho una storica passione per la corsa e riesco ad allenarmi con costanza nel rispetto delle limitazioni. In questi mesi, sto preparando i concorsi per alcune orchestre in Germania, Austria e anche nel nord Europa, che ricominceranno da fine agosto. La motivazione per lo studio non manca mai, grazie soprattutto alla carica di positività che mi ha lasciato il mio ultimo insegnante, Michael Martin Kofler, a seguito del master all’Universität Mozarteum di Salisburgo. Come per tutti i colleghi, sono stati annullati tutti gli eventi in cui ero coinvolta, tra cui una tournée in Corea e Giappone. Ho approfittato quindi del maggior tempo libero a disposizione per poter studiare lo strumento con le tempistiche che desidero.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Negli anni passati sono state proposte in streaming le performance live di concerti a cui ho partecipato in veste di orchestrale. Non ho però raccolto in maniera pro-grammatica questi materiali, che sono quindi disordinati in rete. In merito alle mie esperienze digitali, non mi sono mai occupata direttamente dell’organizzazione di una performance per lo streaming. Fino ad ora ho infatti cercato di utilizzare le mie “auto”-registrazioni più per potermi riascoltare che nell’ottica di una futura diffusione. Mi è invece capitato di essere coinvolta in progetti altrui. In questi mesi sto registrando alcuni passi del repertorio flautistico, sui quali il compositore Piergiorgio Ratti sta costruendo un accompagnamento personalizzato con strumenti virtuali. È già stato pubblicato il primo brano: la “Voliere” tratta dal Carnevale degli Animali di Camille Saint-Saëns, da ascoltare su Youtube.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Se i cambiamenti del modo di fruire lo spettacolo dal vivo, comporteranno una ridefinizione del concetto stesso di “dal vivo”, e dovessimo quindi includere lo “streaming” o le tecnologie di “realtà virtuale” nei possibili modi alternativi di fruizione, al-lora credo non ci sia alcun dubbio sul fatto che ci saranno delle trasformazioni. Sa-ranno le possibilità tecnologiche a far nascere nuovi modi di fruizione. Se invece si riflette sul modo di “fare” spettacolo dal vivo, sulle tipologie di performance, sui luoghi che dovranno accogliere il pubblico, sul potenziale di attrattività per le persone, sul valore culturale dei concerti, allora la riflessione si fa più complicata. Mi pongo spesso domande legate a questi aspetti, dato che il mio lavoro non è figlio della contemporanea cultura digitale, ma è molto legato alle tradizioni dei teatri. Non ho dubbi sul fatto che il “live” non potrà essere sostituito nel breve periodo, indipendentemente dal tipo di spettacolo proposto. Penso che, quanto più si vada verso una realtà tecnologica, nelle arti visive come nella musica, tanto più si senta la necessità di apprezzare un’esibizione in un teatro, con tutte le sensazioni e le emozioni che l’“esserci” può suscitare. Credo la fase Covid sia una oscillazione all’interno di una fase di trasformazione più graduale, di conseguenza, la tendenza all’uscita della crisi, sarà il ritorno alle abitudini prepandemia. Più in generale, mi chiedo se, nel nostro occidente ipertecnologico, sarà ancora significativo proporre l’opera lirica o le grandi sinfonie come si è fatto per più di un secolo. Essendo veneziana ho avuto modo di osservare cosa stia succedendo nel mondo delle arti visive. Mentre, fino a qualche anno fa, quasi tutte le installazioni erano basate su proposte tecnologiche e virtuali, nelle ultime biennali c'è stato un significativo recupero dell'arte in senso più tradizionale, con proposte assolutamente nuove ed entusiasmanti, ma con l'esaltazione dell'operato manuale dell’artista. Un colpo di coda, una sfida del pennello e del marmo contro le magie del virtuale?
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Per quanto concerne il mio strumento, osservo che, sempre più, il numero di giova-ni strumentisti candidati alle audizioni in orchestra è elevatissimo per un numero sempre più limitato di posti. Questa situazione si è chiaramente aggravata durante il periodo Covid. Di conseguenza si appesantisce la competitività all’interno del sistema e aumenta la probabilità di essere disoccupato per chi vuole rimanere nel settore dello spettacolo dal vivo. C’è una diffusa situazione di precarietà. Credo quindi che le strade possibili per far si che questa situazione possa tornare all’equilibrio siano due. Innanzitutto, se il mercato, cioè il grado di interesse dei fruitori degli spettacoli, lo permettesse, sarebbe utile aumentare il numero di opportuni-tà lavorative, dando la possibilità ai giovani interpreti meritevoli di realizzare il proprio desiderio di vita. In questo caso, la mia aspettativa per il futuro, supponendo che le decisioni vengano prese nell’interesse degli artisti, è quella di un progetto che miri al sostegno alla cultura. Forse l’opera potrebbe diventare patrimonio UNE-SCO? Se non ci saranno interventi attivi, credo che i giovani interpreti dovranno sapersi riadattare ad un sistema supersaturo, inventando nuovi modi di proporre la propria arte, tentando di catalizzare l’interesse del pubblico.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Venite ad ascoltarci per vivere antiche e nuove emozioni!

© Cidim