INTERVISTE



#privilegiodeltempo: 5 domande agli operatori musicali per il dopo coronavirus: Claudio Mansutti
Claudio Mansutti, direttore artistico Fondazione Luigi Bon e Orchestra FVG
1) Quali elementi dell’attività dello “Spettacolo dal vivo” vorreste che fossero maggiormente valorizzati nel prossimo decreto?
I prossimi decreti dovrebbero assolutamente tenere conto dell’importanza di sostenere in ogni modo chi, nonostante la pandemia, sta cercando di promuovere la musica dal vivo. Chi ha scelto di rischiare riaprendo i teatri e organizzando spettacoli dal vivo anche con poco pubblico ha diritto di essere premiato. La paura di molte persone a tornare in una sala da concerto, comprensibile ma assolutamente irrazionale visti i protocolli di sicurezza ben superiori a quasi tutte le altre attività commerciali, vanno superate con campagne pubblicitarie che il MiBAC dovrebbe a mio parere sostenere. Sostenere anche le spese di digitalizzazione della biglietteria e di un rinnovo delle sale da concerto spesso antiquate e decisamente poco distanziate nei posti a sedere e con sedute difficilmente igienizzabili sarebbe un altro modo di sostenere una ripartenza assolutamente indispensabile non solo per noi artisti e organizzatori ma per l’anima storica della nostra Europa.
2) Quali pensate possano essere le azioni da intraprendere per potenziare la divulgazione della cultura musicale soprattutto rispetto al mondo dell’istruzione, dagli asili nido all’università?
La Fondazione Luigi Bon che dirigo da alcuni anni ha realizzato il primo Centro per l’infanzia ad indirizzo musicale ed artistico unico in Italia. Una vera scuola dell’infanzia per 40 bambini dedicata alla musica, alla creazione, alla recitazione una full immersion per i bambini dai 3 ai 6 anni. I giovanissimi fortunati entrano in questo magico mondo alle 8 del mattino e ne escono alle 16 entusiasti e più creativi ed empatici. Tutto ciò incastonato in una vera e propria Filiera della Musica che dopo li accompagna anche nelle fasI successive grazie alla scuola di musica alle convenzioni con scuole primarie e secondarie fino all’Accademia, per poi tornare da noi per perfezionarsi ed essere inseriti nelle molte stagioni che gestiamo o con cui siamo in rapporto stretto di collaborazione. Questo a nostro avviso è un modo non certo semplice ma efficace per entrare veramente nel vissuto dei discenti e delle loro famiglie e lasciare un segno culturale che possa avere una valenza per il futuro.
3) Qual è la vostra opinione circa le iniziative che un’Istituzione musicale può indirizzare alla formazione del pubblico, in particolare agli adulti?
Non dobbiamo mai stancarci di raccontare la musica a tutti, prima dopo e durante i concerti dobbiamo avere il coraggio di rompere i riti dei concerti per avvicinare la musica ed il musicista al pubblico che non aspetta altro che di essere incuriosito da noi. Lo stato dovrebbe consentire alle associazionI concertistiche di entrare più facilmente nel mondo della scuola, premiando gli istituti che lo fanno dando così un chiaro segnale dell’importanza dell’arte che spesso viene considerata come riempitivo e con sufficienza e non come elemento fondante della personalità del giovane studioso.
4) Quali azioni di valorizzazione del sistema produttivo musicale italiano pensate possano essere messe in campo?
Per valorizzare il sistema produttivo italiano bisognerebbe creare un grande portale online di proposte italiane che i vari organizzatori possano scegliere. Le gran parte delle agenzie ormai rappresentano solo artisti di grido a costi spesso proibitivi ed invece ci sono molti bravi artisti ed ensemble che potrebbe circuitare a costi ragionevoli e con prodotti di qualità ma che difficilmente emergono se non grazie al passa parola degli operatori. Dare a questo passa parola una dignità ed una concretezza sarebbe un primo modo per aiutare una ripartenza del sistemo produttivo musicale. In questo il Mibac potrebbe essere da traino dando risorse ad enti come il Cidim per incentivare questa virtuosa modalità.
5) Quale potrebbe essere il futuro del rapporto tra le Istituzioni concertistiche e la Rai e lo streaming audio-visivo?
La Rai dovrebbe mettere in campo tutta la propria professionalità per divulgare la musica classica, il mezzo visivo è determinante in questa società e dobbiamo assolutamente avere il coraggio di utilizzarlo in orari non solo notturni ma che permettano alle persone di ascoltare repliche di produzioni vecchie e nuove. Lo streaming a mio avviso può essere solo un aiuto, un invito ammiccante alla partecipazione dal vivo e una estrema ratio che speriamo non debba più essere affrontata. 

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