INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Claudia Mauro
Claudia Mauro, flautista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Ero in produzione con l’opera “Adriana Lecouvreur” al Teatro Petruzzelli di Bari quando improvvisamente le recite sono state interrotte. Sono ancora in pausa a quel momento, con la speranza di poter ricominciare al più presto. Per fortuna sono riuscita a tornare a casa in Friuli prima del lockdown, queste settimane in solitaria a distanza non sarebbero state sicuramente facili. Ho approfittato per godermi la famiglia (cosa alquanto insolita con la vita che faccio da musicista girovaga) e approfondire le mie conoscenze e competenze in ambito musicale. Mi sono anche dedicata moltissimo alla lettura e alla preparazione di dolci, due passatempi che amo e che solitamente non riesco a svolgere per mancanza di tempo. Ho cercato di mantenere un ritmo di studio regolare sia del flauto che dell’ottavino, studiando tecnica e leggendo nuovo repertorio sia orchestrale che solistico. Ho seguito alcune masterclass disponibili sul web e quelle proposte settimanalmente dall’International Piccolo Festival. Ho fatto il possibile per non abbattermi nonostante l’amarezza che mi riportava quotidianamente al pensiero di cosa avrei fatto quel giorno se avessi lavorato in orchestra…e c’erano davvero tanti progetti musicali interessanti in programma.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Non ho proposto mie esecuzioni in streaming principalmente per un motivo: non avevo a casa dei miei genitori l’attrezzatura adatta per realizzare delle registrazioni video di buona qualità, ma forse è stato meglio così… probabilmente avrei passato le giornate a riascoltarmi e criticarmi senza una fine… non si può fare un paragone con le esecuzioni live, ma un errore ha sicuramente un’altra valenza. Mi sono dilettata, in ogni caso, a realizzare (senza troppe pretese) dei video con degli amici e colleghi per un canale Youtube di musicoterapia. È stato divertente ma soprattutto gratificante sapere di aver regalato a qualcuno un sorriso.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Sarebbe meraviglioso se il modo di fruire la musica rimanesse sempre lo stesso, ma ahimè siamo per certo molto lontani da questa realtà. La speranza è l’ultima a morire, certo, ma secondo il mio parere ci vorrà molto tempo prima di tornare alla normalità. Sarà completamente ripensata la gestione degli ambienti lavorativi e dei musicisti che ci lavorano, i programmi saranno scelti per ensemble poco numerosi o ridotti e il pubblico sarà povero. Ogni giorno ci si dovrà adattare a quello succederà intorno a noi perché purtroppo l’epidemia non è ancora finita e non ci sta dando tregua. Ma come possiamo pensare di poter fare musica con le distanze di sicurezza senza il contatto umano e senza sentire (to feel) come prima gli altri intorno a noi? Non sarà lo stesso e non riesco ad immaginare un modo così insolito di fare musica. Come diceva un grande artista venuto a mancare ultimamente, Ezio Bosso, “La musica è come la vita, si può fare in un solo modo: insieme.” Per fortuna c’è e ci sarà sempre la possibilità di poter seguire i concerti in streaming ma inutile dire che non c’è il minimo paragone con le emozioni che si provano quando la musica ci avvolge dal vivo. La musica live è insostituibile e il rapporto che si crea tra esecutori e pubblico è essenziale. Capiamo il vero significato di qualcosa quando ne veniamo improvvisamente privati e sono quelli i momenti in cui diamo il vero valore alle cose. Sicuramente ognuno di noi in queste settimane di clausura forzata avrà pensato e dato ancora più rilevanza alla centralità del calore umano nelle nostre giornate.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Il settore di noi musicisti, in particolare, è uno di quelli che ha subito più danni e questi mesi di inattività hanno creato delle voragini. Non possiamo fare altro che adattarci alle nuove disposizioni e aspettare di rinascere come delle fenici dalle proprie ceneri. Quelli più in difficoltà saranno i giovani che forse non avranno la possibilità di farsi conoscere e magari spiccare il volo ma il suggerimento che mi sento di dare è di studiare e convogliare l’energia in un’unica direzione per andare avanti, nonostante tutto. Il futuro è nelle nostre mani, diamoci da fare. Mai mollare!
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Il pubblico è l’anima del nostro lavoro. Senza quel legame essenziale che si instaura tra pubblico ed esecutore un concerto perde di significato. Il mio più grande desiderio è rivedere le sale da concerto e i teatri pieni come prima, epidemia permettendo, ma per ora invito chi ne ha la possibilità ad andare ad ascoltare i concerti appena sarà di nuovo possibile e farsi trasportare dalle emozioni che solo la musica dal vivo può dare. D’altronde una cosa certa per la quale penso convenga ogni essere vivente è che la musica sia una cura speciale. Siete voi che alimentate questo magnifico fuoco vivo, non facciamolo spegnere. La musica ci rende vivi.

© Cidim