INTERVISTE



#privilegiodeltempo: 5 domande agli operatori musicali per il dopo coronavirus: Maria Grazia Spuria
Maria Grazia Spuria, direttore artistico Accademia Filarmonica di Messina
1) Quali elementi dell’attività dello “Spettacolo dal vivo” vorreste che fossero maggiormente valorizzati nel prossimo decreto?
L’attuale decreto prevede punteggi per Qualità Artistica, Qualità Indicizzata e Dimensione Quantitativa, 3 elementi di valutazione che sicuramente anche il prossimo decreto manterrà. Proporrei per quanto riguarda la Qualità Artistica una maggiore valorizzazione, in termini di punteggio, della Qualità della programmazione e quindi della qualità professionale del personale artistico inserito nella programmazione. La Qualità dell’offerta musicale dà risultati in termini di presenze ed attesta il gradimento delle scelte operate. Attualmente, in termini di punteggio, si dà più importanza alla progettualità, anch’esso un parametro importante, che alla qualità, cioè più al contenitore che al contenuto. Per quanto riguarda la Qualità Indicizzata sarebbe opportuna una maggiore elasticità riguardo alcuni indicatori, come ad esempio l’indicatore “Capacità di reperire altre risorse pubbliche”. Gli enti locali (Regioni, Comuni) spesso non garantiscono da un anno all’altro una continuità, in termini quantitativi, dei fondi destinati alle attività culturali. Ne consegue che i contributi assegnati in misura inferiore rispetto a quanto preventivato e comunicato a Gennaio al MiBACT spesso possono provocare a consuntivo un taglio del contributo Fus assegnato. In conclusione oltre il danno di una decurtazione del contributo regionale o comunale, non certo per demerito dell’Ente, anche la beffa di vedersi ridotto il contributo ministeriale. Per quanto riguarda la Dimensione Quantitativa si dà troppa importanza ai numeri, alla quantità. Quantità non vuol dire Qualità. Ho notato una corsa sfrenata ad organizzare il maggior numero di concerti possibili e questo va a scapito della qualità, naturalmente. L’indicatore del numero di manifestazioni realizzate andrebbe sicuramente un po’ ridimensionato dal punto di vista del punteggio attribuito. Importantissimo anche rendere possibile il doppio borderò Siae per la realizzazione di eventi in collaborazione con altri Enti (ad esempio, in collaborazione con un Teatro Pubblico), attualmente ciò non è possibile.
2) Quali pensate possano essere le azioni da intraprendere per potenziare la divulgazione della cultura musicale soprattutto rispetto al mondo dell’istruzione, dagli asili nido all’università?
La Musica è quasi assente nei percorsi di studio del nostro sistema scolastico, è presente solo nella Scuola secondaria di primo grado e nel Liceo Musicale. Sarebbe quanto meno opportuno l’introduzione dello Studio della Musica anche nella scuola dell’infanzia, nella Scuola Primaria e nella Scuola Secondaria di II grado. Andrebbe finalmente istituita la Scuola Primaria ad Indirizzo Musicale, di cui si parla da tanti anni, in modo che si possa iniziare lo studio di uno strumento già dalla scuola elementare. Oggi è possibile solo nella scuola secondaria di primo grado e nel Liceo Musicale. Andrebbero inoltre incentivate le lezioni-concerto da realizzare all’interno delle scuole e poi sensibilizzare i docenti a far partecipare i propri alunni alle manifestazioni musicali rivolte agli studenti delle scuole, soprattutto quelle organizzate dalle Istituzioni finanziate dal FUS. Grandissima importanza ha l’educazione all’ascolto: abituare i ragazzi, dall’asilo alla scuola secondaria di secondo grado, ad ascoltare e riconoscere le principali opere composte dai musicisti di tutte le epoche storiche contribuisce notevolmente alla diffusione e divulgazione della cultura musicale e ad avvicinare i ragazzi al mondo della musica colta dal vivo incentivandoli, così, a frequentare Teatri e Sale da Concerto.
3) Qual è la vostra opinione circa le iniziative che un’Istituzione musicale può indirizzare alla formazione del pubblico, in particolare agli adulti?
Il pubblico che frequenta i concerti è un pubblico che apprezza un rapporto diretto, quasi confidenziale con l’Ente che organizza la Stagione di cui magari ha un abbonamento. Gradisce molto l’essere informato e considerato. Oltre alle note musicologiche che completano il programma di sala, il pubblico apprezza molto anche una breve presentazione dal vivo del concerto a cui assisterà a breve, apprezza ancor di più quando anche gli stessi interpreti spiegano e illustrano ciò che man mano viene eseguito, raccontando magari qualche aneddoto, coinvolgendo così in modo attivo i presenti. Questo è un modo di catturare l’attenzione e di far comprendere meglio ciò che viene eseguito. Basilare anche la presentazione dei concerti sui social e sul sito web con foto, video, informazioni sugli artisti e sui programmi di esecuzione. Tutto questo forma l’ascoltatore e lo rende consapevole e partecipe.
4) Quali azioni di valorizzazione del sistema produttivo musicale italiano pensate possano essere messe in campo?
Un’azione potrebbe essere la possibilità di collaborazione nelle realizzazioni di eventi tra Enti di produzione ed Enti di programmazione come le Associazioni Concertistiche. Avevo già accennato al doppio Borderò Siae che attualmente non è possibile ottenere in caso di collaborazioni. Anche supportare le attività in rete fra le varie istituzioni musicali, come già fa il CIDIM, è basilare per valorizzare il sistema produttivo musicale italiano, in quanto ciò favorisce la circolazione di progetti artistici di qualità con ricadute positive sulla qualità delle singole stagioni musicali dal punto di vista della promozione culturale e conseguentemente del servizio erogato su ciascun territorio al pubblico. Qualsiasi forma di collaborazione è sempre a tutto vantaggio del pubblico. Si dovrebbero anche sostenere costantemente le orchestre giovanili, e, in generale, i complessi orchestrali. Abbiamo assistito negli anni passati alla chiusura di quasi tutte le orchestre della Rai. Un delitto culturale!!
5) Quale potrebbe essere il futuro del rapporto tra le Istituzioni concertistiche e la Rai e lo streaming audio-visivo?
La Rai potrebbe fare moltissimo per una maggiore diffusione della musica colta. Il canale televisivo Rai5 e soprattutto il canale radiofonico RaiRadio3 si occupano di musica, ma si può fare sicuramente di più. La Rai potrebbe estendere il suo raggio di azione a un sempre numero maggiore di Enti Musicali di tutto il territorio nazionale per la registrazione e poi trasmissione video o radio dei concerti più prestigiosi. Lo streaming sicuramente può svolgere un ruolo importante, può rappresentare un valore in più, può essere un completamento dell’attività ma non potrà mai sostituire un concerto dal vivo e mai potrà ricreare la magia di una sala da concerto. La trasmissione dei concerti più prestigiosi o di maggior interesse culturale può amplificare l’attività svolta dal vivo, contribuire alla sua promozione e diffusione verso un sempre maggiore numero di persone, magari raggiungendo anche chi, pur volendo, non ha potuto assistervi, ma non potrà mai sostituirla. In questo periodo di sospensione e di chiusura di Teatri e Sale da Concerto ci si è resi conto di quanto sia importante la musica e di quanto ci sia mancata la possibilità di poter assistere ad un concerto, ci siamo accontentati e consolati, in questi lunghi mesi, seguendo, in streaming, concerti registrati prima del 4 Marzo. La musica è come la scuola, non può essere fatta a distanza!

© Cidim