INTERVISTE



#privilegiodeltempo: 5 domande agli operatori musicali per il dopo coronavirus: Fabrizio Pezzopane
Fabrizio Pezzopane - direttore artistico Società Aquilana dei Concerti “Bonaventura Barattelli
1- Quali elementi dell’attività dello “Spettacolo dal vivo” vorreste che fossero maggiormente valorizzati nel prossimo decreto?
Ho seguito con attenzione i contributi scritti dai miei colleghi relativi al questionario proposto. In linea di massima concordo con loro, trattandosi di tematiche assolutamente condivisibili che rappresentano lo specchio della nostra variegata Italia, nelle sue molteplici sfaccettature! Ma un aspetto, ritengo, dovrebbe essere approfondito in considerazione delle difficoltà che andremo ad affrontare per questa lunga ripresa post Covid. Nel nostro paese, negli anni, sono state programmate politiche relative all’edilizia (residenziale, popolare, industriale, direzionale, sportiva, carceraria ecc.): mai però per l’edilizia per lo spettacolo. Dopo la straordinaria fioritura architettonico-teatrale dei secoli passati, adatta a soddisfare il pubblico del tempo con la creazione di strutture per lo spettacolo anche in città piccolissime, si è dovuta constatare, nel Novecento, una caduta verticale della iniziativa. E questa involuzione, di storica portata, si è verificata in aperta contraddizione con un altro evento, di non minore importanza, ma positivo: la crescita, a tutti i livelli ed in ogni luogo, della domanda musicale, che raccoglie i frutti di una copiosa seminagione, con la quale è stato trasformato il bisogno di musica e di cultura, di per sé lodevole – ma espresso da gruppi elitari – in uno straordinario fenomeno di massa. Tuttavia troppo spesso gli spazi disponibili, pochi e insufficienti, non consentono di soddisfare la domanda, anche perché non si promuove o incoraggia adeguatamente la costruzione di nuove strutture, da parte di enti pubblici o di volenterosi privati. Strutture perfettamente rispondenti ai moderni requisiti in termini di agibilità, funzionalità acustica, sicurezza strutturale, risparmio energetico. Raramente in questi ultimi decenni abbiamo salutato inaugurazioni di nuovi spazi architettonicamente e tecnologicamente all’avanguardia, destinati allo spettacolo (e quelli realizzati, soltanto dopo lavori di biblica durata…)! Per non parlare poi della situazione degli spazi destinati alla didattica musicale! Sono convinto che la pressoché totalità di noi operatori ha studiato in Conservatori o Istituti Musicali ospitati in edifici di straordinaria rilevanza storico-architettonica ma niente affatto idonei a soddisfare le esigenze di cui lo studio della musica oggi ha bisogno in termini di acustica, sicurezza, idoneità statica ecc. Perché allora non suggerire al nostro Ministero di riferimento di farsi promotore di una politica di Ri-costruzione degli edifici per la Musica (ma anche teatro di prosa, danza)?
2- Quali pensate possano essere le azioni da intraprendere per potenziare la divulgazione della cultura musicale soprattutto rispetto al mondo dell’istruzione, dagli asili nido all’università?
Mi riallaccio inevitabilmente alla prima domanda. Attività di divulgazione della musica nel mondo della scuola sono presenti in tutte le istituzioni musicali italiane. Ma anche qui il primo, grosso ostacolo si trova proprio nelle strutture. Pochissimi sono gli istituti scolastici provvisti di adeguati spazi per realizzare attività di potenziamento musicale e quindi si è costretti a ricorrere a spazi esterni alle scuole con le difficoltà “burocratiche” connesse: autorizzazioni, responsabilità ecc. Per questo quindi sarebbero auspicabili forme di coordinamento fra i ministeri competenti (Spettacolo e Pubblica Istruzione) anche in sede di programmi di studio, che potrebbero contenere percorsi curriculari con specifici riferimenti operativi sulle attività scolastiche realizzate con enti e/o associazioni culturali esterne alla scuola e non ultimo la possibilità, da parte degli istituti scolastici, di sottoscrivere convenzioni con associazioni culturali (e musicali in particolare, essendo l’educazione musicale materia di studio curriculare nelle scuole secondarie di primo grado) espressamente accreditate.
3 - Qual è la vostra opinione circa le iniziative che un’Istituzione musicale può indirizzare alla formazione del pubblico, in particolare agli adulti?
L’esperienza dei “contatti a distanza”, imposti dalla emergenza sanitaria purtroppo ancora in corso, ha intensificato la diffusione musicale attraverso canali di comunicazione online. Da ciò la nostra idea è quella di attivare piattaforme dedicate (es. skype, facebook, zoom, jitsimeet ecc.) con le quali programmare incontri settimanali di formazione del pubblico presentando di volta in volta il concerto in programma e, ove possibile, chiedere agli artisti stessi, tramite lo stesso collegamento, di illustrare la propria esecuzione (eventualmente in forma di intervista). Appuntamenti, questi, che potrebbero rimanere a disposizione del pubblico come podcast sulle pagine online dell’associazione.
4 - Quali azioni di valorizzazione del sistema produttivo musicale italiano pensate possano essere messe in campo?
Una riflessione andrebbe rivolta a quanto, nel sistema musica, va disperdendosi - causa anche un generale appiattimento o standardizzazione. Recupero e valorizzazione degli archivi storici, conservazione di strumenti d’epoca, pubblicazioni dedicate, potrebbero diventare motivo di occupazione per una larga fascia di specialisti che troppo spesso vedono vanificare la propria competenza e il proprio entusiasmo. Persino la critica musicale, soprattutto sulla stampa nazionale, è tristemente relegata ai trafiletti di spalla! Tutto a favore di un bulimico sistema che si chiama web, dove tutto viene fagocitato e immediatamente diffuso ma che troppo spesso non lascia traccia! Potenziare le attività di rete fra le istituzione (a sostegno della già meritoria azione del CIDIM), favorirebbe altresì la possibilità di collaborazioni e interscambio fra le varie associazioni che potrebbero avviare forme di partenariato – finora rivolto prevalentemente a produzioni musicali - anche a altre finalità istituzionali (es. catalogazione archivi, conferenze, realizzazione di guide all’ascolto…).
5 - Quale potrebbe essere il futuro del rapporto tra le Istituzioni concertistiche e la Rai e lo streaming audio-visivo?
La Rai svolge con tenacia un’opera meritoria di diffusione della cosiddetta musica ‘colta’, proponendo sul canale Rai 5 un grande numero di concerti e allestimenti operistici. Si tratta, nella maggior parte dei casi, delle produzioni dei principali teatri italiani e dei maggiori enti concertistici. Un’azione percorribile in futuro potrebbe essere quella di proporre spettacoli prodotti al di fuori delle ‘capitali musicali’ italiane (segnatamente Roma e Milano). L’intero territorio nazionale infatti è vitalizzato da un gran numero di enti concertistici che, pur agendo in un contesto ‘di provincia’ rispetto alle grandi metropoli, realizzano di frequente spettacoli musicali di elevatissima qualità. Gli spettacoli potrebbero essere trasmessi sui canali televisivi in diretta o in differita, nonché in streaming sulle piattaforme online. L’operazione potrebbe addirittura diventare un format televisivo: ad esempio, ogni domenica si potrebbe trasmettere una ‘puntata musicale’ in diretta da una diversa città italiana, con tanto di presentatore, sigla d’apertura, ecc.. Qualcosa di simile a quanto viene fatto sul canale radiofonico Rai Radio 3. Credo che un’azione tale potrebbe aere anche una valenza sociale rilevante.

© Cidim