INTERVISTE



#privilegiodeltempo: 5 domande agli operatori musicali per il dopo coronavirus: Tommaso Rossi
Tommaso Rossi, direttore artistico Associazione Alessandro Scarlatti
1) Quali elementi dell’attività dello “Spettacolo dal vivo” vorreste che fossero maggiormente valorizzati nel prossimo decreto?
Presi dall’emergenza COVID 19, ma anche ormai appiattiti su anni di vita in un ecosistema dello spettacolo irrimediabilmente appiattito sui numeri, sulle giornate lavorative, sui contributi versati, sui punteggi articolati in mille griglie e poi frullati all’interno di algoritmi di difficile interpretazione abbiamo dimenticato una parola importante, che, un tempo, veniva sempre legata a qualsiasi esperienza artistica: qualità. Cosa indica la parola qualità, nell’ambito dello spettacolo dal vivo? Esiste una qualità della programmazione, ovvero la scelta di artisti più o meno bravi da inserire in un cartellone. C’è una qualità del progetto, la sua capacità di essere innovativo, trasversale, di far partecipare diverse fasce di pubblico (le scuole, i disabili, le periferie), e dunque la capacità di muoversi in diversi luoghi, in diversi ambienti, parlando diversi linguaggi. Poi c’è una qualità dell’organizzazione, la scelta dei luoghi, della loro acustica, della loro accessibilità, della loro sicurezza. Questa parola – qualità- ha insomma alle sue spalle pensieri, progetti e azioni conseguenti, portate avanti da persone più o meno qualificate. Ecco dunque che qualità non è un concetto astratto: è un concetto misurabile. Dalla qualità di una proposta derivano anche risultati. Anche essi sono misurabili e riguardano il numero degli spettatori, il tasso di gradimento dell’offerta culturale. Sono convinto che l’emergenza COVID dovrà necessariamente far ripensare alcune priorità ormai codificatesi negli ultimi 10 anni all’interno dei regolamenti ministeriali, come detto molto focalizzati sugli aspetti quantitativi. Oggi è proprio in discussione ad esempio il famoso coefficiente di riempimento della sala, così come c’è la forte necessità di far lavorare i giovani musicisti, sicuramente meno noti al pubblico e quindi generatori di meno numeri a livello di pubblico. Per questo si dovrebbe fare uno sforzo per uscire dall’ossessione dei numeri a tutti i costi, dalla competizione sfrenata, che per altro è anche molto problematica da governare e valutare, nonostante i raffinati algoritmi. l’Italia è un paese con diversità territoriali enormi e ciò che può essere facile a Trento è molto difficile a Palermo, e viceversa. Sarebbe quindi necessario parametrare gli aspetti quantitativi alle reali condizioni della vita delle regioni italiane. Non possiamo non ricordare qui la difficoltà per chi opera al Sud di reperire sponsor privati. Vogliamo ripercorrere qui la storia delle banche italiane e per l’ennesima volta ricordare il destino del Banco di Napoli, e della Fondazione Banco di Napoli, un tempo tra i grandissimi protagonisti dello sviluppo del Mezzogiorno, anche nel settore culturale? Oggi gli interventi delle fondazioni bancarie nel Sud ruotano solo attorno al tema sociale. Giustissimo, necessario. Ma la cultura? C’è anche quella e anche la cultura ha una funzione sociale ed economica fondamentale. Vogliamo parlare poi della carenza degli auditorium e del fatto che non si investe in nuovi spazi per la musica?
2) Quali pensate possano essere le azioni da intraprendere per potenziare la divulgazione della cultura musicale soprattutto rispetto al mondo dell’istruzione, dagli asili nido all’università?
Credo che vadano incentivati i laboratori e in particolare ritengo che uno strumento come il flauto dolce attualmente insegnato male da docenti come non lo conoscono vado incentivato formando al meglio i docenti di educazione musicale. In realtà si tratta di uno strumento che se insegnato bene può rivelarsi estremamente utile e formativo. Un altro canale che va incentivato è quello dell’utilizzo della tecnologia per creare strumenti didattici multidisciplinari per formare il pubblico degli studenti.
3) Qual è la vostra opinione circa le iniziative che un’Istituzione musicale può indirizzare alla formazione del pubblico, in particolare agli adulti?
È importante un maggiore coinvolgimento del pubblico con iniziative che vadano oltre il mero concerto tradizionale. Da questo punto di vista è necessaria maggiore innovazione che però ha dei rischi. Per questo motivo bisognerebbe scorporare almeno un 20 per cento dell’attività dalle valutazioni quantitative allo scopo di sviluppare azioni innovative di coinvolgimento del pubblico. All’inizio non avranno immediato riscontro ma alla lunga se condotte con intelligenza daranno i frutti sperati. Su questo versante c’è una crisi del concetto di innovazione, che peraltro da sempre è collegato al concerto di qualità. L’innovazione serve a stimolare la qualità ma non è detto che abbia un immediato riscontro sui numeri. Per questo è necessario uscire dalla dittatura dei numeri. D’altra parte la musica finanziata dal FUS non dovrebbe essere musica “commerciale”. IL sostegno pubblico serve a rendere visibili e a diffondere musiche che meritano di essere conosciute perché patrimonio culturale. Insomma cominciamo a temperare la dittatura dei numeri e a rendere più aperto il campo dell’innovazione, dell’accesso dei giovani artisti al mondo del lavoro, della valorizzazione delle nuove opere. Rendiamo ad esempio parametrabile la diffusione della musica nuovo. In questo modo sosterremo anche i giovani compositori.
4) Quali azioni di valorizzazione del sistema produttivo musicale italiano pensate possano essere messe in campo?
Maggiore coinvolgimento dei giovani iniziative di formazione e professionalizzazione . Da questo punto di vista specie nel Sud auspico la creazione di gruppi giovanili connessi all’attività dei conservatori. Con l’associazione Alessandro Scarlatti ormai da anni realizziamo i progetti ScarlattiLab in vari settori della formazione musicale (musica antica, jazz, musica contemporanea) ma ho l’impressione che Ministero e altre istituzioni non valorizzino sufficientemente questo sforzo.
5) Quale potrebbe essere il futuro del rapporto tra le Istituzioni concertistiche e la Rai e lo streaming audio-visivo? La Rai potrebbe fare molto di più per la cultura musicale. Se si creassero delle reti tra istituzioni concertistiche si potrebbe puntare alla realizzazione di una piattaforma della musica italiana di qualità.

© Cidim