INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande ai musicisti in tempo di coronavirus: Barthold Kuijken
Barthold Kuijken, flautista
1- Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Questa situazione mi dà il tempo di approfittare della Primavera forse la più bella di che mi ricordo. Abbiamo la fortuna di vivere fuori città: posso andare in giardino, fra gli alberi di frutta con tutti i fiori appena sbocciati, o fare una lunga passeggiata nella natura intorno alla casa. Ma i contatti reali (Skype va bene, ma non basta) con i nipotini e gli amici mi mancano! Posso finalmente leggere dei libri che mi aspettavano da tanto tempo. Sto preparando un’incisione che farò in ottobre negli USA, non come flautista ma come direttore, con l’Indianapolis Baroque Orchestra che dirigo da quasi venti anni. Faremo un programma di musica Italiana per archi tra il 1680 e 1725: Albinoni, Torelli, Corelli, Vivaldi, Locatelli. E come al solito, voglio vedere le fonti originali e studiare i problemi della prassi esecutiva personalmente, «in diretta».
2- Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Non ho progetti in streaming, non l’ho mai fatto…
3 - Terminata l’emergenza COVID -19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Dopo questa crisi mondiale, penso che tutta la vita dovrà cambiare, non solo il modo di sentire la musica dal vivo. Spero che più persone inizino a suonare uno strumento o a cantare, anche per se stessi, invece di ascoltare la musica in modo elettronico o altro. Penso e spero che avremmo più iniziative locali, forse anche più contatti umani diretti su una scala più piccola ma più intensa.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Per i giovani musicisti, sono convinto che la musica «dal vivo» sarà sempre una necessità della vita. Nelle scuole, l’insegnamento della musica, della letteratura e poesia, e delle arti in generale potrebbe assumere il suo ruolo fondamentale per rendere la vita più ricca, più piena, più felice. Spero tanto in questo, anche perché così i giovani artisti troveranno lavoro e un senso profondo del loro mestiere.
5 - Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Non perdere speranza e prospettiva, anche se tutto cambia. Forse dobbiamo lasciare il «vecchio» modo di vivere e reinventare il mondo artistico e anche tutto il resto. Proprio per questo, abbiamo bisogno dei giovani!

© Cidim