INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti italiani in tempo di coronavirus: Massimiliano Mainolfi
Massimiliano Mainolfi, pianista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Pochi giorni fa è nata mia figlia Désirée, una luce di nuova vita a squarciare le tenebre che il nostro Paese e il mondo intero stanno attraversando. Sono quindi occupato come papà, avendo a casa anche il nostro primogenito Ludovico e mi ritaglio del tempo per continuare a seguire via streaming i miei numerosi allievi sia in Italia che in Germania. Questi sono anche giorni di intensa riflessione sulle priorità della vita, e sull’importanza e la bellezza delle piccole cose, della normalità che prima non apprezzavamo a dovere acciecati da ritmi forsennati scanditi da impegni la cui realizzazione oggi rappresenta quasi una conquista quotidiana. La settimana scorsa per esempio ho potuto gioire della semplicità emozionante di poter passeggiare con tutta la mia famiglia per le strade della mia città -Trento-, ammirandone gli scorci e le montagne lasciandomi invadere da un profondo rispetto per questa natura che rinasce fortificata dalla nostra assenza.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Si, ma non dal vivo, avendo i bambini a casa sarebbe complessa l’esecuzione hic et nunc. Trovo però molto interessante anche per il futuro post-Covid19 questa modalità di condivisione, anche se a mio avviso è ancor di più necessario il dover educare soprattutto i giovani alla selettività dell’ascolto. Giacché al giorno d’oggi impazienza e velocità regnano sovrane poiché tutto è a portata di ‘click’, ritengo fondamentale che non venga a mancare la competenza critico-estetica , altrimenti il rischio è l’incapacità di distinguere la qualità dei prodotti musicali, che causerebbe lo smarrimento di un patrimonio culturale di grande valore.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
È da anni che si paventa un “update” della modalità di fruire musica classica dal vivo; la politica italiana purtroppo ha contribuito enormemente nel fallimento della trasmissione dell’importanza di questo nostro ricchissimo patrimonio, di conseguenza le sale da concerto si sono svuotate e le realtà musicali assottigliate. In realtà le possibilità innovative del web sono già state largamente sfruttate in questi anni: si è già assistito alla nascita e sviluppo di nuove forme di ascolto, penso soprattutto alla possibilità di vedere oggi le rappresentazioni del MET comodamente dal divano di casa piuttosto che i concerti dei Berliner. Personalmente ritengo invece sia più importante tornare a puntare sui bambini, ricollocando la musica al centro dell’educazione nelle scuole primarie: questo è l’unico investimento che porterà degli “utili” al nostro settore.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
C’è il rischio che alcune realtà abbiano più difficoltà di prima a sopravvivere, penso alle piccole associazioni musicali italiane che già faticavano prima, e le dichiarazioni dei politici negli ultimi giorni non lasciano ben sperare. Io sono in continuo contatto con i miei allievi, li esorto ad usare questo periodo di quarantena per sviluppare nuove capacità, tra le tante quella di imparare a produrre video di qualità, sapersi ascoltare e migliorare, ampliare il repertorio e mantenere alte le proprie ambizioni senza mai perdere motivazione.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
L’appello è quello di non dimenticarci, di sostenere come e più di prima il nostro settore. Torneremo ad abbracciarci con e attraverso la musica, ma abbiamo bisogno di tutto il nostro pubblico. Questa astinenza dovrà poi necessariamente scoppiare in una voglia immensa di riascoltare musica dal vivo, quindi tradursi nel riempire le sale da concerto, e non parlo solo dei grandi eventi ma soprattutto delle realtà medio-piccole che rischiano di scomparire

© Cidim