INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande ai musicisti in tempo di coronavirus: Enrico Renna
Enrico Renna, compositore e Direttore d'orchestra
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
La quarantena non ha modificato di molto le mie abitudini di vita e di lavoro. Dal 2017, ossia da quando ho terminato l’insegnamento al Conservatorio di San Pietro a Majella, ho avuto una vita pressoché eremitica: composizione, passeggiate con la mia amata cagnolina, nuovamente composizione. Quello che è cambiato è il mondo intorno a me: non più frenetico, veloce, superficiale, consumistico. Questa brusca frenata di emergenza ha destabilizzato chi viveva in bilico tra le varie, probabilmente troppe, attività. Che ci serva da lezione.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
No, lo streaming mi è servito a fini personali e anche artistico-professionali per il lavoro di composizione.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Mi auguro vivamente che il modo di fruire la musica sia ripensato. A mio modestissimo avviso c’è bisogno di rallentare i ritmi, di privilegiare i rapporti interpersonali, il microcosmo, il vivere calmi. La fruizione consapevole che passa attraverso la conoscenza, lo studio, lo scambio di esperienza. Io registro un decadimento della cultura musicale in special modo in Italia, culla della civiltà musicale e ora preda delle più banali sottoculture di stampo mercantile. Meno spettacolo più cultura!
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Ahinoi, per la cosiddetta musica colta i tempi sono piuttosto duri e non credo che con il passare della pandemia vi potranno essere grandi cambiamenti. Credo che la lezione inflittaci da questo mostruoso microrganismo dovrebbe insegnarci innanzitutto il rispetto della natura, della vita, del bello. Bisognerebbe ripensare a ciò che è necessario, cercando di eliminare il superfluo, il dannoso, l’effimero. Valorizzare ciò che è non ciò che appare: natura, cultura, armonia, democrazia.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Il mio appello è questo: sappiate conquistare un ascolto consapevole: l’arte, la musica non è soltanto divertimento. Soprattutto ai giovani vorrei raccomandare di non lasciarsi manipolare da un’industria della cosa musicale che privilegia prodotti di scarso valore, facilmente vendibili. Salvaguardiamo i nostri tesori e contribuiamo affinché se ne possano creare di nuovi.
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