INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande ai musicisti in tempo di coronavirus: Monica Bacelli
Monica Bacelli, mezzosoprano
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Appena tornata a casa l’8 marzo, dopo l’improvvisa interruzione delle prove di Pelléas et Mélisande a Parma, sono rimasta parecchi giorni attonita e incredula al pensiero di avere così tanto tempo vuoto davanti a me. Ora sto provando a fare un lavoro tecnico di base sulla voce, una ricognizione, una messa a punto del suono. Per un lavoro del genere normalmente non si ha tempo, pressati dalle scadenze, invece è un po’ come ricominciare da capo, dagli elementi fondamentali del proprio mestiere.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Durante il periodo delle prove di Pelléas, sapendo delle imminenti nuove regole di distanziamento sociale e di divieto di assembramento, i registi e la direzione del teatro avevano pensato che eventualmente una soluzione sarebbe stata l’esecuzione completa dello spettacolo operistico senza pubblico, ma in streaming. Le parole del regista Renaud Doucet: “…così, invece di far venire il pubblico in teatro, questa volta sarà il teatro e noi artisti a raggiungere il pubblico a casa”. Abbiamo tutti accolto l’idea con entusiasmo.
3 - Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Sono sicura che da questo stato di necessità si penseranno nuove forme di fruizione della musica dal vivo. In ogni caso il digitale, la riproduzione virtuale è già una soluzione… Ronconi negli anni ’70 aveva concepito il suo Orlando Furioso per la televisione come uno sceneggiato. Recentemente e sempre più spesso in teatro gli elementi scenografici e i loro movimenti sono stati sostituiti da video e installazioni multimediali. Nelle numerose diffusioni streaming l’intera rappresentazione è trasformata in un’esperienza virtuale. Certo è, però, che la musica dal vivo, il teatro musicale nella sua forma acustica e visiva estemporanea è insostituibile. È un evento collettivo vissuto in uno stesso luogo fisico, in cui simultaneamente tra chi agisce (musicista) e chi riceve il messaggio dell’azione (pubblico) si crea una comunicazione emotiva astratta, ma forte e chiara: un dare e ricevere energia, che influenza e cambia tutte e due le parti coinvolte in un continuo dialogo durante tutto l’evento stesso. L’opera poi è un gigantesco manufatto, è l’insieme delle azioni interdipendenti di tante persone (orchestra, cantanti, tecnici di palcoscenico) nello stesso momento e nello stesso luogo; una forma di puro, antico e sublime artigianato collettivo.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Non so prevedere nulla, ma la musica dal vivo avrà sempre bisogno di nuovi interpreti. La musica non può essere letta come un dramma, non può essere osservata come un dipinto, può essere ascoltata solo se viene eseguita. E poi la musica d’arte dal vivo non può essere riprodotta da strumenti virtuali, da suoni campionati; l’intervento e l’esecuzione estemporanea dell’interprete è la sostanza.
5 - Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Consiglierei di non accontentarsi soltanto delle esecuzioni in streaming. Bisogna aver pazienza e saper aspettare con trepidazione e desiderio la prima volta che si tornerà in teatro o in una sala da concerto per emozionarsi e vivere un’esperienza unica e insostituibile.

© Cidim