INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande ai musicisti in tempo di coronavirus: Roberto Abbondanza
Roberto Abbondanza, baritono
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Il tempo passa come qualunque altra persona in questo momento di clausura. Sono diventato un vero esperto con l’aspirapolvere con coreografie anche acrobatiche e spettacolari. Mi difendo molto bene anche nel lavaggio artigianale dei piatti. Sì, perché mia moglie odia la lavastoviglie e.... Dal punto di vista musicale si studia, come sempre. Si studia anche per quei lavori che sono saltati a causa del COVID - 19. Proprio ai primi di maggio avrei dovuto cantare al Teatro San Carlo di Napoli ne “L’amour des trois oranges” di Prokofiev e nella prima assoluta di un lavoro del compositore milanese Carlo Galante su testo di Stefano Valanzuolo. Non trattandosi di partiture di comune repertorio o addirittura di una “premiere” tutto lo studio potrebbe essere stato vano anche se sinceramente mi auguro che questi impegni possano essere confermati in futuro. Eppoi molto “ascolto”, soprattutto del repertorio che amo di più, la liederistica.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Non ho ricevuto proposte di esecuzioni in streaming, come molti miei colleghi, ma neanche ho cercato di propormi personalmente perché ritengo che questo mezzo, per altro molto utile alla diffusione di ogni tipo di forma musicale, mal si concilia con l’esecuzione “dal vivo”. E’ come se parlassimo di due prodotti diversi. Il mezzo tecnologico, per quanto sempre più evoluto, non potrà mai sostituirsi all’occhio e all’orecchio dello spettatore. I Teatri e le sale da concerto sono stati progettati affinchè lo strumento, nel mio caso la voce, abbia “uno spazio” dove far “vibrare” il suono e per lo stesso esecutore una cosa è riprodurre le proprie dinamiche per un microfono tutt’altro discorso vale per una platea. Per non parlare dell’aspetto visivo. Riflettevo di questo mentre guardavo la prima della Tosca alla Scala pochi mesi fa. Proprio perché mi capita molto più spesso di essere sul palco e poco in poltrona sinceramente mi infastidiva il dover “subire” le scelte della regia televisiva che, pur nella massima professionalità, può darci solo una visione parziale dello spettacolo. Io, per esempio, amo molto l’attorialità delle contro scene, quelle dove l’interprete può dare un apporto estremamente prezioso per la credibilità della messa in scena molto più di quando è maggiormente impegnato sul versante del canto. Ebbene, questi particolari sono per lo più trascurati dalla regia televisiva che privilegia generalmente chi sta cantando.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Difficilissimo rispondere a questa domanda perché, in realtà, non sappiamo cosa troveremo uscendo finalmente fuori dalle nostre case. Questo lungo periodo di quarantena ha provocato in me pensieri in continua evoluzione con aggiornamenti che un mese fa non avrei potuto immaginare. Sono partito da pensieri molto ottimisti pur nella drammaticità della situazione. E’ il mio carattere che spontaneamente, davanti a qualunque ostacolo, pensa che al di là c’è sempre qualcosa che vale la pena di affrontare con coraggio. Dopo tanti giorni di clausura, bombardato da una comunicazione che, forse, sta cercando di farci diventare tutti virologi ho rimesso in discussione molte certezze. E non parlo solo in qualità di interprete. Sono un cantante, fondamentalmente so fare solo questo, ma il pubblico, avrà voglia di rientrare in un luogo chiuso e potenzialmente affollato con la paura di ammalarsi? Leggevo qualche giorno fa che il Met è tornato a fare sold out ben 10 anni dopo le Torri gemelle. 10 anni!!
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Con le premesse che ho fatto rispondendo alla domanda precedente le prospettive non sono delle migliori. Ma, a mio avviso, questo evento così unico ci da un’occasione irripetibile per riflettere a fondo sul sistema musica in Italia, non solo come fatto culturale ma, vorrei sottolinearlo con forza, come opportunità lavorativa. Pur possedendo una grande tradizione, un repertorio di musica colta che per quantità non ha eguali al mondo, con compositori che si conoscono anche nei più sperduti angoli della terra, questa pandemia ha per l’ennesima volta messo in evidenza che noi musicisti non esistiamo come lavoratori, siamo trasparenti ad ogni provvedimento governativo, al di là di sognanti dichiarazioni di solidarietà e di rispetto generico per il comparto Cultura. Noi italiani siamo stati i primi a chiudere i Teatri e forse saremo gli ultimi a riaprirli, e chissà quando avverrà. Tutto questo lasciando migliaia di musicisti senza lavoro, senza tutele e con essi le loro famiglie. Purtroppo la nostra visibilità è legata ai pochi grandi nomi che riescono a sfondare il video. I musicisti che sono legati ai contratti a tempo indeterminato (in orchestra o in coro), così come quelli che insegnano in Conservatorio, sono in netta minoranza rispetto ai freelance. E tra questi ci sono soprattutto i giovani, non solo i freschi diplomati ma tutti quei musicisti che sono anni ed anni che “girano” per le varie Istituzione concertistiche. Come dicevo, questo tsunami potrebbe essere la causa dirompente per parlare e realizzare le giuste tutele nei nostri contratti ed una gestione più corretta del nostro sistema previdenziale. A tale scopo, come Artista lirico in questo periodo sto promuovendo l’attività della mia Associazione professionale (www.assolirica.it ) che non raccoglie solo Cantanti ma tutte quelle professionalità che ruotano attorno allo spettacolo operistico (Direttori d’orchestra, Compositori, Maestri collaboratori, Registi, Assistenti alla regia, Coreografi, Scenografi, Costumisti, Light Designer, Strumentisti). Aver raccolto tutte queste professionalità sotto un'unica denominazione vuole essere proprio il tentativo di dare a tutti i professionisti della musica, ai giovani in particolare, le medesime opportunità.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Al nostro pubblico chiedo di esserci vicini, di pretendere da chi ci governa di tenere in vita chi lavora con la musica, con la danza, con il teatro e che queste arti sono elementi irrinunciabili nella vita di una comunità umana. Ricordare che siamo lavoratori come tutti gli altri, né più né meno. Con la stessa dignità di chi mette tanto impegno, tanta dedizione, tanti sacrifici in tutto quello che fa.
www.robertoabbondanza.it

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