INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande ai musicisti in tempo di coronavirus: Andrea Lucchesini
Andrea Lucchesini, pianista
1- Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Ho la fortuna di abitare, a Firenze, in un antico mulino; da questa postazione osservo la natura, che ignara dei nostri guai esplode con la primavera. Trascorro molto tempo con i miei figli, e insieme abbiamo fatto le cose più varie, compresa la sistemazione dell’orto e degli strumenti necessari alle postazioni tecnologiche per tutti. Addolorato per la tragedia che ci colpisce e si è portata via anche cari amici, cerco di pensare alla musica in modo costruttivo studiando cose nuove, continuando a comunicare ed insegnare online agli allievi del corso di perfezionamento che tengo alla Scuola di Fiesole e progettando i modi della ripartenza, anche per quanto riguarda l’Accademia Filarmonica Romana, che l’anno prossimo compirà 200 anni.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Non l’ho ancora fatto, nonostante varie sollecitazioni. L’autunno e l’inverno erano stati particolarmente impegnativi (proprio l’ultimo giorno prima della chiusura della zona rossa lombarda ho suonato a Milano per la Società del Quartetto) e così non ho sentito la necessità di esternazioni pianistiche; forse anche perché non ho mai sospeso l’attività, se non per brevi vacanze, da quando nel 1982 ho iniziato a fare concerti. Inoltre i mezzi tecnologici, per quanto fortunatamente capaci di connetterci, non sono altrettanto sensibili alla qualità del suono. Preferisco lavorare sul mio pianoforte (anche se inizia a soffrire il lockdown dell’accordatore) e aspettare il giorno in cui potremo tornare alla musica dal vivo.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Acquisita ormai la consapevolezza che non ci sarà un “giorno della liberazione”, dovremo imparare a muoverci con prudenza e attenzione. Questo non può significare un rinvio sine die alla ripresa dell’ascolto della musica dal vivo, che non è sostituibile. Cercheremo modalità rassicuranti, ed eviteremo di stringerci nell’abbraccio della platea, ma la condivisione è tra le motivazioni principali dell’esistenza della musica. Nel lungo periodo sarà salutare proseguire con tutte le iniziative di avvicinamento del pubblico, alle quali nessuno dovrà sottrarsi. Incontrare gli studenti delle scuole, coinvolgerli nell’organizzazione di un piccolo festival - come facciamo a Firenze con Fortissimissimo – proporre la musica con semplicità e senza orpelli sarà, credo, un bel modo di ripartire: dovremo andare a cercare il nuovo pubblico con umiltà e fantasia.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Le difficoltà saranno tante per tutti. Credo che sarà necessaria una maggiore convinzione politica nell’incoraggiare l’impegno dei musicisti, considerando il sempre più lungo e articolato percorso di formazione con cui costruiscono il loro bagaglio professionale. Sarà forse necessario diversificare maggiormente le proposte, ad esempio incoraggiando il collegamento tra le ricerche musicologiche e le sale da concerto, e tra queste e l’attività dei compositori. La musica vive solo se la si fa, e c’è ancora tanta musica da fare…
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Non credo ce ne sia bisogno, ma se proprio devo, direi: tornate in sala, appena sarà possibile e, pur mantenendo la distanza… portate nuovi amici!
Andrea Lucchesini

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