INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande ai musicisti in tempo di coronavirus: Giusy Caruso
Giusy Caruso, pianista - artista ricercatore
Questo è il tempo di ritrovare il tempo…
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Mi trovo da quasi due mesi in confinamento a casa da sola a Bruxelles, a lavoro come sempre, e prendo questo momento di arresto forzato delle attività concertistiche per rivolgermi verso una dimensione introspettiva, intima, creativa e riflessiva, praticando Yoga e meditazione. Non ho molta voglia di essere proiettata all'esterno, neanche virtualmente e sto approfittando di questo momento di confinamento per ripensare un po’ al mio modo di vivere sempre molto affannato, ritagliandomi dei momenti di completo isolamento dal mondo, specialmente durante le mie giornate detox, in cui volutamente stacco internet, telefono, elettricità, gas e mi nutro di cibi crudi. E’ un modo per rientrare in contatto con gli aspetti essenziali della vita, cercando di mettere in pratica il famoso “impatto zero” sull'ambiente, modus vivendi che dovremmo imparare a portare avanti anche dopo il confinamento forzato, per il bene del nostro ecosistema. Il virus ci ha insegnato a rimodulare le nostre cattive abitudini, niente succede per caso! Per il resto, porto avanti i miei progetti pianistici e di concerti, tutti posticipati per il momento, come il programma dedicato a Beethoven, in particolare il terzo concerto per pianoforte e orchestra che avrei dovuto tenere nel mese di Maggio per la Stagione di Crotone, e la collaborazione con compositori contemporanei per prossime incisioni e lavori di analisi musicologica. Inoltre, mi sto dedicando alla revisione della mia prima imminente pubblicazione: un libro in lingua italiana sulla ricerca artistica. Per cui, scrittura, lettura, riflessione, meditazione e pratica pianistica insieme assorbono completamente le mie giornate, che posso dire volano in gran fretta. Altri due piccoli dettagli che, non posso non menzionare, sono la mia nuova passione per l’handpan, che suono quasi tutti i giorni, e, come un po’ tutti, quella di creare nuove ricette in cucina.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Come dicevo, personalmente preferisco approfittare di questo periodo di calma per alimentare la mia creatività in silenzio, e non sento l’esigenza di dover necessariamente proporre esecuzioni in streaming da casa, se non in contesti precisi, che abbiano una funzione di effettiva diffusione culturale, o, magari, fomentare l’attesa del rituale dell’esibizione dal vivo. Il web ormai è diventato un contenitore che offre tante possibilità di ascolto, e i miei canali YouTube e i miei social sono già abbastanza ricchi di mie interpretazioni live. Ho tenuto, però, con piacere in live streaming delle interviste e conferenze di carattere divulgativo (disponibili online), discutendo di musica colta contemporanea, presentando i temi della mia ricerca e i miei progetti passati e futuri. Mi è stato chiesto anche di fare da testimonial, come musicista, di una campagna di donazioni a favore dell'ospedale di Cosenza, la mia città natale, e vi ho partecipato con sentito interesse, attraverso la pubblicazione di alcuni live di miei concerti passati.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
In una prima fase credo che il modo di fruire la musica dal vivo dovrà necessariamente esser ripensato, e questo è il tema su cui mi sto interrogando insieme a tanti colleghi, in particolare all’interno del mio gruppo di ricerca IPEM, Istituto di Psicoacustica e Musica Elettronica dell’Università di Ghent, che si occupa specificatamente di investigare la percezione e interazione con la musica attraverso l’uso della tecnologia. L’effetto del distanziamento sociale ha già portato a una riformulazione non solo della fruizione della musica, ma anche della pratica musicale in via telematica (pensiamo alla didattica a distanza portata avanti dai Conservatori, dalle scuole di musica e a indirizzo musicale, nonché da tanti insegnanti di strumento). In questo momento storico, si sta scoprendo il potenziale che la tecnologia offre e personalmente sto lavorando a nuovi progetti concertistici multimediali, anche con futuristici approcci in VR (Virtual Reality), che però non vogliono assolutamente snaturare la bellezza e la sacralità dell’esecuzione dal vivo nelle sale da concerto e nei teatri, nella speranza di potervi accedere presto e di ritrovarli affollati più di prima dopo questo momento di arresto forzato.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Al di là della pandemia, il settore artistico in Italia purtroppo affronta già da tempo un periodo di stallo e di crisi. Credo, che non si possa tanto sperare in chissà quali altri sostegni in più alla cultura, considerando che i finanziamenti pubblici sono già al collasso, piuttosto incentivare progetti creativi di collaborazione con privati, per esempio attraverso il connubio tra turismo e cultura, in modo da portare benefici a entrambi i settori.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Sono convinta che il pubblico ha una gran voglia di ritornare nelle sale da concerto e di rivivere, in empatia con gli artisti, la magia irripetibile dell’esecuzione dal vivo. Al momento, non mi resta che rivolgere un pensiero di ringraziamento a chi continua a seguire e supportare anche “virtualmente” il mondo artistico attraverso il web e i media. www.giusycaruso.com

© Cidim