INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti italiani in tempo di coronavirus: Francesco Manara
Francesco Manara, violinista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Approfitto per fare cose che solitamente sono estremamente trascurate o soggette a forti limitazioni di tempo quali cucinare, leggere, fare giardinaggio, aiutare i figli con i compiti, svolgere esercizio fisico, vedere film e serie Netflix in famiglia, seguire musei e conferenze storiche o musicali online e naturalmente studiare il violino, spesso camminando sullo step per allenare anche le gambe ed il cervello. Studio la tecnica e le scale come non ci fosse un domani e naturalmente Bach, Mozart e Paganini sono una colonna sonora fissa dei pomeriggi di casa Manara. In generale trovo necessario combattere questa situazione difficile con il pensiero positivo e il buonumore cercando la condivisione in famiglia e la vicinanza spirituale, non potendo contare su quella fisica, con le persone care.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Non sono mai stato ne’ mai sarò una persona “social”, non ho Facebook ne’ Instagram, neanche un sito web a parte quello del Quartetto della Scala del quale per altro non mi occupo io, potessi farei anche a meno del cellulare, anche nella vita reale sono sempre stato schivo e introverso e sul palcoscenico completamente teso verso il far risaltare più il compositore che l’interprete, non sopporto il mondo dell’"apparire" ma vivo tutta la mia esistenza improntata al tentare di “essere”, quindi non nascondo di sentirmi oltremodo a disagio a mettermi in posa per suonare davanti al mio cellulare per essere a tutti i costi “presente”, però credo anche che il dovere morale di un artista sia quello di dare una mano, sempre e comunque: in tempi non sospetti ho ritenuto sacrosanto usare la musica e le mie competenze anche per metterle a disposizione di chi soffre e quindi ho suonato spesso per cause benefiche, quando ho potuto ho insegnato a bambini disagiati o ragazzi della strada in varie parti del mondo, il giorno dell’Epifania è diventato per me un appuntamento fisso per un concerto nell'Hospice del Niguarda di Milano, nel cui ospedale sono peraltro assiduo donatore di sangue da più di trent’anni. Durante questo periodo buio e nell’attesa di poter riprendere queste sane abitudini, ho aderito ai consueti flashmob dalla finestra, sto effettuando registrazioni per il mio Teatro e per la Filarmonica della Scala e tenendo lezioni online giornalmente, sto approntando concerti per invogliare donazioni all’Organizzazione Mondiale della Sanità per la ricerca sul Covid 19 e preparando l’esecuzione insieme ad altri 23 colleghi ed amici violinisti italiani dei “24 Studi” di P. Rode per incoraggiare gli studenti a non mollare mai. Credo che non mi fermerò perché sono convinto che la musica non possa e non debba fermarsi.
3 – Terminata l’emergenza Covid - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato? Ho qualche difficoltà a pensare al futuro, ci siamo trovati tutti scaraventati in una specie di incubo, una situazione che nessuno di noi avrebbe mai immaginato di vivere e sicuramente pensare al presente deve essere la priorità assoluta, c’è troppa sofferenza: oltre allo scenario drammatico di un virus che sta uccidendo una quantità spropositata di persone tutti i giorni, esistono le difficoltà oggettive per tante famiglie di arrivare alla fine del mese, troppi lavoratori sono ora senza stipendio, i politici e gli stessi virologi dicono tutto e il contrario di tutto, non sappiamo ancora nulla di questo nemico invisibile, è difficile pensare ad un futuro, quando non sappiamo ancora nulla del presente. In ogni caso, anche nel contesto di una visione ottimistica delle cose e ipotizzando una riapertura delle sale da concerto per esempio in settembre, è difficile pensare ad un pubblico che come se nulla fosse tornerà a sedersi tranquillamente nella platea di un teatro (anche di un cinema), in cui tra un tempo e un altro di una sinfonia normalmente il 70% degli spettatori si prodiga nel classico colpo di tosse liberatorio senza pensare che il vicino di sedia si alzerà e scapperà a gambe levate! Scherzi a parte sicuramente ci vorrà molto tempo per tornare a una situazione di normalità, negli Stati Uniti ci sono voluti cinque anni dopo l’attentato delle Torri Gemelle affinché il pubblico tornasse numeroso a frequentare le sale da concerto... L’idea nel frattempo dei musicisti in platea e il pubblico nei palchi potrebbe anche funzionare ma la musica potrebbe essere usufruita solo da pochi privilegiati, sicuramente lo steaming può essere una soluzione temporanea, ma in questo caso le televisioni devono darsi da fare per una programmazione massiccia ed in orari fruibili a tutti, rinunciando magari a qualche quiz o a qualche trasmissione culinaria o ancora a qualche altra trasmissione politica dove vince sempre solo chi urla più forte... Dopodiché con le dovute precauzioni e distanze di sicurezza si potrà pensare a rientrare gradualmente nei Teatri, ma sicuramente ci vorrà tempo.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia? Non sono mai stato un pessimista, ma in questa situazione non riesco neanche ad essere ottimista, quindi cerco di essere realista e purtroppo credo che dopo questo disastro tanti musicisti cambieranno lavoro, mi auguro che le società di concerti, le orchestre e gli Enti Lirici, magari inventandosi situazioni temporanee del tipo di cui parlavo prima, riaprano presto e che vengano stanziati dei fondi consistenti per riparare agli enormi danni causati alla cultura.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Se l’Hashtag di oggi è iorestoacasa quando l’emergenza sarà passata deve diventare iovadoateatro, (otre che iovadoalcinema, ioritornoallavitanormale, ecc.) perché come diceva Nietzsche "La vita senza la musica sarebbe un errore”...