INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti italiani in tempo di coronavirus: Federico Gardella

Federico Gardella compositore
1 - Come passa il suo tempo?

In questi giorni trascorro il mio tempo componendo e ascoltando musica. Ma cerco anche di dedicarmi con costanza alla lettura: sul tavolo c’è una pila di libri, il più urgente è senz’altro Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares di Fernando Pessoa. Parte delle giornate sono, poi, dedicate alle lezioni online coi miei studenti del Conservatorio di Monopoli (un modo, mi sembra, sano per mantenere vivo quel filo invisibile che ci tiene ancora legati alla vita reale).
2 - Di cosa si sta occupando?
In questo periodo sto componendo una “Sonata” per pianoforte. Il pianoforte è il mio strumento e, devo dire, sono molto felice e, allo stesso tempo, emozionato di lavorare a un progetto di ampio respiro (una “Sonata”, addirittura…) per lo strumento che ha accompagnato, giorno per giorno, la mia infanzia e la mia adolescenza.
3 - Cosa propone di vedere e ascoltare della sua musica?
Tra i miei lavori, proporrei di ascoltare Memorie di tempesta, un brano del 2015 per violoncello e pianoforte, nella stupenda interpretazione di Francesco Dillon ed Emanuele Torquati alla Biennale di Venezia, e Tempo imperfetto delle maree, un lavoro più recente per quintetto di fiati, splendidamente eseguito da Slowind al Takefu International Music Festival.
4 - E della musica in genere?
La lista sarebbe davvero lunga (tutto Bach, tutto Mozart, tutto Beethoven, tutto Schubert, tutto Schumann, tutto Brahms, tutto Ravel, tutto Ligeti, …), ma dovendo scegliere un singolo pezzo, oggi, direi Mahler: Ich bin der Welt abhanden gekommen (dai Rückert-Lieder), nell’indimenticabile interpretazione di Claudio Abbado con la Lucerne Festival Orchestra e Magdalena Kožena.
5 - Qual è il colore della musica?
Non credo che la musica abbia un colore, piuttosto, forse, i colori hanno una loro “musica”; ma se ce l’avesse mi piacerebbe che fosse il giallo.
Infine, qual è la composizione che ha cambiato al sua vita?
Mi si chiede, poi, qual è la composizione che mi ha cambiato la vita. In realtà sono molte, ognuna per un motivo particolare. Ma penso che quella che, letteralmente, mi ha cambiato la vita è Die Zauberflöte di Mozart: mia madre si stava laureando con una tesi su quest’opera quando sono nato io! Tra le molte interpretazioni che varrebbe la pena di ascoltare consiglio quella diretta da Karl Böhm, la prima che ascoltai, quarant’anni fa…
http://www.federicogardella.it