INTERVISTE



8 luglio 2013: Francescantonio Pollice intervista il Maestro Pietro Spada
Come è nata l’idea con Massimo Boccaccini di fondare una casa editrice e quali erano i principali obiettivi che vi ponevate?
L’idea è nata spontaneamente perché molte volte mi si è chiesto di autori classici italiani che erano, semplicemente, quasi irreperibili.
Quale è stato il contributo della vostra casa editrice alla diffusione della musica strumentale italiana?
Il contributo oggi, dai 30 ai 40 anni dopo, è stata un’apertura crescente e spontanea, da parte degli ambienti musicali internazionali, quasi più di quelli italiani, verso il NOSTRO immenso repertorio di circa 5 secoli che, più o meno, giaceva in biblioteche sparse su tutto il pianeta, e non solo in Italia.
Quali sono state le principali personalità musicali italiane che aderendo al vostro progetto lo hanno supportato e sostenuto?
Devo dire che la risposta italiana alle proposte è stata lentamente crescente, ma desidero sottolineare ancora una volta l’apporto di Riccardo Muti, mio carissimo amico, che ha avuto il “coraggio” (si fa per dire) per portare il nome di Luigi Cherubini accanto a quelli di Beethoven o Mozart.
Nel vostro catalogo si trovano le opere di grandissimi compositori italiani come, solo per citarne alcuni, Locatelli, Paisiello, Cimarosa, Cherubini, Pacini, e Pergolesi. Quali sono stati gli autori che avete fatto maggiormente rivivere?
Abbiamo o meglio ho cercato di svelare il mistero di cicli famosi, ma tutto sommato, scarsamente, se còsì si può dire, ignoti, quali quello dei Concerti per Cello e Sinfonie di Boccherini o dei Concerti per violino di Locatelli e di molti altri, senza però dimenticare tutti quegli angoli ancora inesplorati degli stessi Verdi e Puccini (per citare solo le figure dei più popolari). E questi angoli si sono rivelati in molti casi vitalissimi e carichi del carisma di una popolare attrazione. Basti pensare al crescente successo di portata mondiale della sinfonia “Aida” che non si era mai sentita prima di qualche anno fa.
Quanto nella sua lunga carriera d’interprete è stato presente il repertorio strumentale italiano?
La sua vitalità, a dispetto dell’età, mi impone di chiederle quale sono i progetti futuri?

Per quello che riguarda la mia lunghissima (?) carriera di interprete ho scrutato, edito e studiato meglio questi secoli gloriosi ed ignoti,(quasi), in modo anche scandalistico, (per così dire), come ho fatto con la “resurrezione” di un SESTO concerto per pianoforte di Beethoven e del suo amico Muzio Clementi, e riproponendo la versione per pianoforte ed orchestra, fatta e concepita insieme, del Concerto di Beethoven per Violino, che riapparve, ma non abusivamente, come il Sesto concerto dell’amico italiano (che lo trascrisse per pianoforte ed orchestra con l’assenso del grande Ludwig), divenuto suo grande amico tedesco. Cosa posso dirle del mio futuro che guarda già ai miei prossimi ottanta anni? Spero che la Provvidenza mi dia modo, come ho vissuto in musica, di morire in musica, come alcuni grandi del nostro passato artistico, avendo, bene o male che sia stato, fatto qualcosa per quella che, la musica, che è stata la più umana e comunicativa illuminazione della mia vita.

Pietro Spada Pavona di Albano Laziale 2013