#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Federica Lotti
Federica Lotti , flautista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
L’inizio di questo “tempo sospeso”, tre mesi fa, mi ha scaraventato giù dall’abitudine privilegiata (di tutti noi, in fondo, non solo mia) data dalla libertà di muoversi nello spazio. Delimitata in un senso gradualmente sempre più restrittivo l’autonomia del corpo, si è immediatamente riaffacciata ancora più potente quella della mente in termini di immaginazione, soprattutto in reazione alla forzata clausura domestica. Ho pensato come tanti di noi che poteva essere il momento di mettere ordine su quanto trascurato da molto tempo. Allo stesso momento ho anche considerato che avrei potuto studiare di più: suonare soprattutto, ma anche leggere articoli e libri ed ascoltare cd in annosa attesa, oltre a dedicarmi ad approfondimenti sempre rimandati (per esempio le teorie di Thoreau, scoperto casualmente almeno un ventennio fa grazie alla Concord Sonata di Ives). Con poi la fortuna di avere un cortile ricco di piante e un altro spazio verde di orto (erboso e con alberi da frutto) che sempre mi dà la possibilità di ricaricarmi di energia buona senza uscire di casa, ho potuto offrire musica ogni tanto ai vicini delle case confinanti con bambini incuriositi e disponibili ad ascoltare e domandare. Col passare delle settimane avevo anche iniziato a fare lezione ai miei studenti del Conservatorio di Venezia attraverso la piattaforma MEET, e con diversi miei ex studenti (dalla Francia, da Hong Kong, da Bruxelles) su Skype o in video chat Whatsapp, oltre a contatti e conversazioni con molti amici sparsi con cui scambiarci idee, info e commenti su quanto stava succedendo in giro. Insomma una serie di situazioni benefiche che mi faceva sentire meno pesante il passare dei giorni. Ho continuato pur a tappe rallentate la scelta delle tracce di materiale registrato per un mio sofferto cd per flauto solo di musica contemporanea di autori legati a Venezia. Appaiato ad un altro per flauto e chitarra... Nuovi progetti stanno subentrando a quelli annullati/rimandati. Davvero, un musicista non si annoia mai!
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
La sensazione che ha prevalso in me all’inizio è stata quella dello stare più fermi, anche in silenzio mediatico, o comunque evitando sovraesposizioni (con video tutorial - pur utilissimi - o vetrine di se stessi sui social). Mi pareva più appropriato. Non mostrarsi non significa non pensare, non progettare o non piangere, non essere impauriti, non voler essere utili agli altri. Continuare a riflettere, mettere a fuoco cosa si vuole davvero essere ancor più d’ora in poi, e verificare se la maggior parte delle scelte (esistenziali, professionali) erano ancora valide, su cosa mettersi in gioco ancora o per una prima volta. Come da anni ho scelto di fare, mettere il proprio far musica a disposizione dell’ambientalismo, o del dialogo fra culture diverse, delle persone più sole, non far commercio della propria arte... Di fondo, continuare a sentire la spinta forte ad una sfida rispetto alle mode, alle tendenze esteriori, ai look social. Il pensiero delle mie persone care lontane e del pericolo possibile, il dramma degli ospedali, dei morti in solitudine senza conforto, il mio Paese e poi il mondo tutto in preda alla garrota di un nemico invisibile: stare sull’orlo di un abisso. Sì, insomma, è arrivato il peso del profondo dolore e a tratti della paura, dell’incredulità attonita, delle speranze frustrate: sapevo che dovevo accettare anche questo, constatare che non c’erano molte certezze se non lo stare chiusi come modo emergenziale per un bene collettivo. Pensando ai numerosi esempi eroici di volontariato dimostrati da tante persone, in seguito, però, ho sviluppato l’idea di proporre ai bambini costretti a stare chiusi dentro quello che avevo dedicato ai figli piccoli dei miei vicini di casa, visto anche l’entusiasmo dimostrato verso le “storie” che avevo raccontato loro suonando qualche pomeriggio. Anche gli adulti aspettavano quegli appuntamenti con interesse e voglia di conoscere. È così nato il ciclo di sette incontri presentati in diretta Facebook: dalla storia del flauto, al librettista (non solo di Mozart) Lorenzo Da Ponte - che è nato qui dove abito dal 1984 - e alla loro Trilogia, al Flauto magico, fino al beethoveniano Inno alla gioia, passando da Casanova alla Rivoluzione francese al Grand Tour. L’ho pensata come una prima occasione per passare il tempo imparando ad amare la Musica, e la Storia (ma anche la Geografia...!). Con mezzi molto artigianali un gruppo di mamme mi ha “assistito”. È stato impegnativo, ma divertente! Ora, tutto si trova anche sulla mia pagina Facebook. Quindi, son caduta anch’io in tentazione... ma è stato per una giusta causa...
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Adesso che viviamo la fase delle riaperture un misto di nuova verve, prudente cautela, consapevolezza che il domani è ancora piuttosto incerto si alternano nella mia mente. Quello che abbiamo visto e vissuto nel periodo più buio - soprattutto il riappropriarsi da parte della Natura di spazi negati dall’onnivora presunzione umana - ha rafforzato in me la convinzione del non accettare un ritorno alla realtà quotidiana così com’era. C’è un ‘prima’ e un ‘dopo’ pandemia che dovrebbe rappresentare una linea di demarcazione netta. Sarà importante non dimenticare quanto abbiamo vissuto facendone tesoro per futuri nuovi equilibri (e certo non solo in campo musicale). Nello specifico, non penso tanto ai grandi eventi rock - che seguo con interesse piuttosto relativo - ma ai numeri più piccoli del mondo della classica e della lirica. Il dibattito sulla mancanza di feeling con le modalità a distanza si basa su assunti direi ovvi, l’emozione che si prova “dal vivo” è unica e irripetibile. Ma se il bisogno prioritario restasse la salvaguardia di salute e sicurezza per tutti (artisti e pubblico) gli adattamenti che ne conseguiranno rappresenteranno la grande sfida da vincere. Le nuove tecnologie non dovrebbero essere considerate solo come mezzo di riproduzione dell’evento, ma dar luogo a forme diverse di creatività in interazione fra loro (video, elaborazione dei linguaggi, regia del suono, trasformazione degli spazi reali ecc). Da questo punto di vista sarei fiduciosa di poter vedere originali modalità d’espressione - sia tecnica che emotiva - nate da un bisogno concreto e drammatico, poi metamorfizzate in straordinarie occasioni di crescita e di progresso.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Proprio riallacciandomi alla fine della mia risposta precedente, vorrei poter nutrire fondate speranze di nuove professionalità e più estese possibilità di occupazione per i giovani musicisti. Tecnici del suono e di registrazione (in simbiosi con operazioni video), curatori di trasmissioni via radio, web e streaming, consulenza per divulgazioni e promozioni ricreative in ambito musicale...potrebbero davvero essere direzioni da sviluppare e approfondire, visto che ognuna di esse dovrebbe avere dietro un vero musicista preparato e competente e non un semplice tecnico. Se vogliamo, anche prima c’era l’esigenza di trovare un proprio personale posizionamento, una collocazione che unisse attitudine e necessità pratiche, e forse d’ora in poi sarà ancor più necessario. Riguardo invece ad un modo più tradizionale di fare il musicista (penso soprattutto agli orchestrali) il nostro settore flautistico in Italia soffre da almeno tre decenni di una crisi endemica causata dal numero davvero esiguo di compagini d’orchestra. E le piccole cifre che girano intorno alle attività concertistiche in generale le conosciamo purtroppo bene, sappiamo che rientra in un problema culturale molto più vasto che potrebbe essere aggravato dalle criticità economiche scaturite dalla pandemia. Non sono le risorse umane che mancano - dato il livello molto alto che fortunatamente abbiamo potuto formare in questi anni. Una parte delle mie energie, ad esempio - nel Conservatorio di Venezia dove insegno - è stata sempre rivolta a creare occasioni di collaborazione tra studenti e docenti, suonando insieme in occasione dei progetti sugli autori contemporanei da me invitati annualmente. Questo ha favorito l’interesse per le nuove tecniche strumentali all’interno delle diverse discipline. Insomma, dobbiamo essere capaci di attrarre virtuosamente l’attenzione sul nostro operare, interagendo con altri linguaggi sia nel campo delle arti che in quelli delle humanities e del sociale.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Chi ci ama, ci segua! Battute a parte, chi già ama la Musica e sente la necessità per un proprio benessere completo di nutrirsi con concerti, a teatro e non, continuerà a farlo con ancora più fedeltà. Qualunque sia la forma che le diverse vicende determineranno, con minor o maggior difficoltà il pubblico continuerà a seguirci. E di questo lo ringraziamo fin d’ora per il sostegno e la vicinanza. Il nostro lavoro è “giocare” con e per loro (oltre che per noi stessi!).
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