#tempocalmo: 5 domande ai musicisti in tempo di coronavirus: Mario Caroli
Mario Caroli , flautista - Docente alla Musikhochschule di Friburgo
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Il mio tempo lo sto passando in casa cercando di fare tutto quello che non riesco mai a fare durante la mia vita «normale», soprattutto leggere. Avendo la fortuna di conoscere diverse lingue, mi diletto a leggere in lingua originale: adesso sono impegnato con «Der Tod in Venedig» (Morte a Venezia) di Thomas Mann, che leggo in tedesco, una scelta non inopinata, ovviamente. Sto cercando di vivermi come persona a 360° e non solo come musicista. Avendo una curiosità insaziabile e multiforme, guardo decine di documentari in internet a proposito dei temi più disparati, anche (e soprattutto) molto distanti da quelli musicali. E, non ultimo, riesco ad appagare la mia passione per il cinema soprattutto non recente, scoprendo nuove-vecchie pellicole e riguardando le mie preferite. Musicalmente, anzitutto insegno online ai miei alunni della classe della Hochschule di Freiburg e tra poco riprenderò le lezioni a scuola, visto che ci è permesso, ovviamente seguendo alla lettera eccezionali misure igieniche. Studio molto per i prossimi concerti (immaginandoli dall’autunno). Ho molto tempo e posso studiare con grande calma, lentamente e col metronomo! Personalmente, è stata quasi una rinascita!
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Non in streaming, perché non mi ispira assolutamente suonare senza pubblico. Ho accettato, viceversa, alcuni inviti di istituzioni musicali, flautistiche e radiofoniche (Radio France, ad esempio) di varie Paesi nel mondo a registrare dei video, poi diffusi sui social media. Ho partecipato ad un festival flautistico virtuale organizzato da colleghi, allievi ed ex allievi venezuelani. E’ stata un’esperienza molto bella, che ha avuto anche un bellissimo riscontro perché avevamo dato un target molto pratico al festival: fornire informazioni concrete sui concorsi d’orchestra in Europa, sulle formalità amministrative richieste per gli esami d’ammissione nelle Musikhochschule tedesche e così via. Ho tenuto una masterclass virtuale organizzata negli USA ed una lezione magistrale per un’Università messicana ed ho partecipato alla giuria di un concorso flautisti internazionale organizzato in Spagna. Il tutto, ovviamente, sempre online.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
L’emergenza ci ha, secondo me, insegnato che il modo di fruire la musica non può cambiare. Niente può sostituirsi ad un’esecuzione dal vivo, niente. La tecnologia, per quanto avanzata, non sarà mai in grado di ricreare quell’elemento imponderabile e ineffabile che sottende ad ogni esecuzione dal vivo, e che solo la presenza e la vicinanza fisica tra interprete/i e pubblico riescono a creare. Quindi no, secondo me non cambierà nulla in relazione a ciò. Forse, magari, ci sarà maggiore consapevolezza di questa unicità della sua fruizione. E non sarebbe male, se così fosse.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Se parliamo di speranza, non posso che augurarmi che il futuro apporti solo cose buone: le crisi, di qualsiasi tipo e di qualunque natura siano, devono spingerci alla germinazione di nuove idee e nuovi impulsi. Eliminare il superfluo e/o quello che veramente non funziona e ridinamizzare con nuovo impulso e nuove prospettive. Io mi augurerei che il dopo-crisi serva ad esempio ad eliminare alcune delle disproporzioni che, purtroppo, sono folgoranti nel mondo musicale. Renderlo, se vogliamo, più democratico e egalitario nel suo funzionamento interno. Dare più opportunità a tutti, soprattutto ai giovani, evitando l'idolatria di miti cartacei e discografici che, a mio avviso, non hanno davvero più alcuna ragion d’essere.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
La musica dal vivo tornerà presto, perché è uno dei bisogni fondamentali degli esseri umani. Fare musica significa condivisione (il "con-certo"), significa imparare ad ascoltare l’altro, una delle nozioni più ostiche da integrare, soprattutto oggi. Dopo lunghi mesi di isolamento, la gioia di ritrovare la condivisione di cui la musica è foriera sarà immensa.
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