Progetto Women In Music Uniting Strategies for Talent: Patricia Adkins Chiti risponde ad alcune domande
21 giugno 2012, Roma – Con l’approvazione unanime della risoluzione presentata dall’on. Carlucci recante misure a tutela delle donne che operano nel mondo della cultura e dell’arte, l’Italia è il primo Stato membro a recepire quanto sostenuto dal Parlamento Europeo nella risoluzione del 2009 che incoraggiava ad intraprendere iniziative volte a favorire la parità di trattamento e di accesso tra uomini e donne delle arti dello spettacolo. Si apre così una strada alla concretizzazione dell’obiettivo fondamentale del progetto WIMUST (Women In Music Uniting Strategies for Talent) creato dalla Fondazione Adkins Chiti Donne in Musica : sensibilizzare i governi dei 27 stati membri dell’Unione Europea alla questione della disparità di trattamento e di accesso nelle arti dello spettacolo.
Signora Chiti, com’è nata la Fondazione Adkins Chiti Donne in Musica e quali sono le sue finalità?
Donne in Musica, organizzazione non governativa internazionale, è nata nel 1978 e si è costituita come Fondazione nel 1996. E’ membro del Consiglio Internazionale per la Musica dell’UNESCO e dell’European Music Council . Collabora con la Commissione Europea, il Parlamento Europeo , e le istituzioni governative nazionali in Italia, Europa, Asia ed America Latina, oltre ad annoverare importanti collaborazioni con il Vaticano ed amministrazioni nei 5 continenti. “Donne in Musica” è nato dalla mia volontà, come musicista e musicologa, di rendere visibile e palese il ruolo delle donne come creatrici e compositrici fin dagli albori della storia. Quest’idea portata avanti dall’Italia e sviluppata nel mondo, ha determinato il riconoscimento non soltanto nel campo musicale, ma anche nel mondo accademico, e da parte degli organismi internazionali quali Il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, l’UNESCO, l’Arab Accademy (rete culturale della Lega Araba) insieme con l’affermazione del concetto dell’unicità della donna come artefice della composizione musicale, conferendo dignità ed equanimità alle musiciste e musicologhe in ogni parte del mondo. L’assenza di informazioni circa il loro contributo alla storia, a partire dai testi scolastici, dimostra che l’attuale educazione artistica e creativa mondiale non rispetta l’articolo 27 della "Dichiarazione dei Diritti Umanità” o nelle "Raccomandazioni per lo Status dell’Artista” dove l’UNESCO aveva definito quale artista «ogni persona che crea o partecipa con la sua interpretazione.. contribuendo in tal modo allo sviluppo dell’arte e della cultura…….». Il Fondo della Fondazione (biblioteca ed archivi) sotto la tutela della Sovraintendenza Archivistica dello Stato, contiene oltre 32 mila partiture di compositrici, enciclopedie, materiali bibliografici, libri, riviste, archivio storico, quadri, litografie. Mediante il lavoro di ricerca sono state identificate, presentate e successivamente riconosciute in tutto il mondo, centinaia di compositrici storiche. Tra i nomi di spicco si ricordano Kassia, Hildegarda von Bingen, Isabella Leonarda, Elisabeth Jacquet de la Guerre, Maria Teresa d’Agnesi Pinottini, Alma Mahler, Clara Schumann, Giulia Recli… Santa Hildegard è stata “presentata” nella sua veste compositiva negli anni settanta, seguita dal film prodotto con la RAI e il Vaticano. In ottobre Hildegard von Bingen sarà proclamata Dottore della Chiesa. Tra i documenti cardini di “Donne in Musica” c’è la Dichiarazione di Fiuggi, tradotta in 30 lingue, che definisce la nostra missione. E’ sottoscritta da tutti i membri della nostra rete per dare visibilità alle creatrici e compositrici di musica, assicurare la loro partecipazione nella formulazione ed implementazione di politiche culturali, promuovere, sostenere e salvaguardare i loro diritti artistici.
Nel corso di questi ultimi anni, ci sono stati dei segnali di cambiamento rilevanti verso un più agevole approccio ed affermazione delle donne nel mondo della musica?
Certamente. Se l’Italia è oggi il paese europeo con il maggior numero di compositrici, creatrici di musica, sound artist e donne docente di composizione, un motivo forse ci sarà. Dal 1978 ad oggi non abbiamo mai smesso di lavorare e promuove la musica delle donne – cominciando con quella delle compositrici italiane. Comunque, ancora la maggior parte delle orchestre e teatri italiani sembrano non sapere che esistano compositrici – guarda la programmazione – medita sull’uso di denaro pubblico…..Dal 1978 ad oggi Donne in Musica ha prodotto (in proprio) 24 volumi e partecipato alla stesura e pubblicazione di un altro 50. Realizza festival, rassegne concertistiche, symposium e serie televisive. Dopo 34 anni di promozione e presentazione della musica di ogni genere, coordiniamo una rete di oltre 27.000 compositrici, creatrici di musica, pedagoghe, musicologhe e musiciste in 108 paesi, ed 84 associazioni che lavorano per le "Donne in Musica" in 57 paesi diversi. I numeri che quantificano la mole di produzione artistica di eccellenza qualitativa creata da noi e dalle nostre affiliate forniscono, soltanto per l’Italia, un bilancio di oltre 1000 programmi concertistici diversi con musiche di quasi 3 mila compositrici da 84 paesi negli ultimi trent’anni. Tra le miriadi di donne “in musica” lanciate dalla Fondazione, menzione speciale va ad alcune oggi riconosciute “pilastri” della musica del ventesimo secolo: Sofia Gubaidulina – Errolyn Ficarra – Ellen Taafe Zwilich – Grazyna Bacewicz – Margaret Sutherland – Germaine Tailleferre – Ljubica Maric – Kaari Saariaho…. L’accademica di Santa Cecilia, Irma Ravinale, membro del Comitato d’Onore Internazionale della Fondazione, è stata la prima compositrice nella storia italiana a ricevere il premio del Presidente delle Repubblica e simbolizza una generazione di “Donne in Musica” che cambieranno il corso della storia.
La Fondazione porta avanti il progetto WIMUST – Women in Music Uniting Strategies for Talent ovvero Donne in musica che uniscono strategie per promuovere il talento. Quali sono gli obiettivi del progetto?
Dopo aver vinto la Banda di Gara della Commissione Culturale dell’EUC (EACA) ed il riconoscimento dalla Commissione Europea come Rete Culturale Europea abbiamo iniziato il progetto WIMUST nel gennaio 2011. Fulcro del programma è il pieno raggiungimento delle pari opportunità tra uomini e donne in ambito musicale. La questione della disparità di trattamento è stata precedentemente affrontata dal Parlamento Europeo - “Resolution of 10 March 2009 on equality of treatment and access for men and women in the performing arts.” Partecipano al progetto le organizzazioni per le Donne in Musica dei seguenti paesi europei: Austria – Belgio - Cipro –Repubblica Ceca – Danimarca – Finlandia – Francia – Germania - Italia – Kosovo - Lussemburgo – Montenegro – Paesi Bassi – Polonia - Portogallo Regno Unito - Romania – Serbia – Slovenia – Slovakkia - Spagna – Svezia – Turchia. Il progetto prevede l’arrivo ogni anno in Italia di studiose e/o compositrici che lavorano con noi. Nel 2011 abbiamo ospitato studiose e compositrici da Turchia, Spagna, Cipro, Austria, Romania ed Italia e nel 2012 arrivano ospiti dall’Austria, Serbia, Portogallo, Danimarca, la Repubblica Ceca, Inghilterra e l’Italia. Accanto alla ricerca di materiali per ogni singola compositrice europea vivente, abbiamo costruito un indirizzario per music stakeholders in Europa (ovvero i responsabili dell’organizzazione musicale) iniziando con i centri di formazione, le strutture di produzione ed arrivando ai sindacati, le biblioteche musicali e femminili, i centri nazionali per la musica, le organizzazioni per le pari opportunità ed i ministeri per l’Educazione Pubblica e la Cultura. Ognuno riceve un appello per un maggiore spazio e riconoscimento per le compositrici e creatrici di musica. Nel 2012 stanno partendo lettere a 1000 orchestre europee. Segue una petizione (in 27 lingue) indirizzata a tutti i Ministri di Cultura nell’EU: chiediamo l’assunzione del già citata risoluzione del parlamento europeo, ed una maggiore attenzione all’uso del denaro pubblico. Dopo tutto 54% dei contribuenti sono donne……. La Fondazione ha programmato, (a Roma con membri delle Commissioni Cultura del Parlamento e del Senato, ed a Bruxelles presso il Parlamento Europeo) incontri e tavoli di lavoro finalizzati alla definizione di strategie per WIMUST, ed al potenziamento dei contatti tra le organizzazioni europee e gli operatori del settore.
Ci parli dei recentissimi eventi e concerti organizzati dalla Fondazione: “INCONTRI CON LE COMPOSITRICI”.
Nell’Autunno/Inverno 2011 abbiamo ospitato compositrici dalla’Austria, Romania, Cipro, Italia e l’Inghilterra. I loro lavori sono stati presentati in 42 diversi programmi in sale da concerto, auditorium, università e scuole con il titolo “Incontri con le Compositrici”. Abbiamo raggiunto un pubblico di 6980 persone che avevano raramente, se mai, ascoltato musica nuova, e che non avevano mai incontrato una compositrice. La musica era affascinante e il pubblico è rimasto “strafelice”. Ad ogni concerto abbiamo chiesto “quando ascolti la musica come sai se il lavoro è di un uomo o di una donna”. All’inizio le risposte erano alquanto strane ma quando ci siamo ritornati negli stessi luoghi, ci siamo sentiti dire: “Non c’è una differenza – devi sapere il nome di chi ha scritto la musica”. Quest’anno ospitiamo compositrici dalla Danimarca, la Repubblica Ceca, la Spagna, il Portogallo e l’Italia. Per la stagione natalizia abbiamo già commissionato lavori da compositrici in: Polonia, Ucraina, Cipro, Bulgaria, Repubblica Ceca, Finlandia, Lussemburgo, Spagna ed Italia.
Sappiamo che è già uscito un primo “WIMUST Book”: quali sono le attività principali per l’anno in corso.
Il volume, disponibile in forma di E book (www.donneinmusica.org ), ed in forma cartacea, presenta gli obbiettivi del programma e tutte le organizzazioni europee che ne partecipano. Dai primi risultati del lavoro statistico (se i politici non sanno quante persone lavorano in un determinato campo difficilmente potranno capire le problematiche che queste denunciano) abbiamo visto che in molti paesi europei (e sicuramente anche in Italia) le donne costituiscono almeno 40% di tutti i compositori e creatori di musica attivi professionalmente. Se la musica non viene ascoltata è come se non esistesse ed il solo talento non basta per determinare la qualità artistica di una performance o il successo di una carriera professionale. Se si ascoltano i programmi di orchestre, festival, teatri, radio e televisioni o concerti jazz, popolari e tecno, sostenuti con denaro pubblico, ci si chiede: “Dove sono le donne?” Secondo l’EU il 98% del denaro pubblico adoperato per la produzione musicale è utilizzato per promuovere la musica degli uomini. Considero inaccettabile che in Italia, dove le compositrici rappresentano 47% del totale numero di compositori viventi, nessuno si domanda perché il denaro pubblico serve soltanto per promuovere la creatività maschile. WIMUST vuol cambiare il mondo della musica e dare speranza anche alle generazioni più giovani.